Archivio

Newsletter di A.C.V.

Qui puoi iscriverti alla nostra newsletter!
Newsletter A.C.V.


Ricevi HTML?

Il tempo di quaresima PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Severoni   
Martedì 13 Febbraio 2018 17:19

Il tempo di Quaresima

 

Il tempo di Quaresima comincia il Mercoledì delle Ceneri e si conclude prima della messa in Cena Domini al Giovedì santo. Le domeniche di questo tempo hanno sempre la precedenza anche sulle feste del Signore e su tutte le solennità. Le solennità che coincidono con queste domeniche si anticipano al sabato. La sesta domenica, con la quale ha inizio la settimana santa, è chiamata Domenica delle Palme, della Passione del Signore. Durante il tempo di Quaresima non si recita il Gloria. In questo tempo forte dell’anno liturgico, i sacramenti devono essere rivissuti in modo che divenga presente la vita del Signore. Preghiera e penitenza: ecco il programma di questi che si potrebbero denominare gli esercizi spirituali dell’intera Chiesa.

 

La liturgia della I domenica di Quaresima prevede la lettura delle tentazioni di Gesù nel deserto, della sua lotta con il demonio, della sua vittoria sul tentatore. Il numero 40 ha tanti richiami nell’Antico Testamento. Durante i quaranta giorni del tempo di Quaresima si ripassano particolari vicende bibliche, non soltanto per suscitarne il ricordo, ma anzitutto per constatare la loro continuazione ed il loro compimento nella Chiesa. La Quaresima è il tempo della conversione e del perdono, dell’impegno per il ritorno del Signore.

Il Mercoledì delle Ceneri, nella celebrazione eucaristica, dopo l’omelia, il sacerdote inizia il rito della benedizione ed imposizione delle ceneri. Egli, dopo aver invitato i fedeli alla preghiera, asperge le ceneri con l’acqua benedetta. I fedeli si presentano al sacerdote, e questi impone a ciascuno le ceneri, con la formula: «Convertitevi, e credete a vangelo», oppure: «Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai». Durante l’imposizione delle ceneri si esegue un canto adatto. Terminata l’imposizione delle ceneri, il sacerdote si lava le mani. Il rito si conclude con la preghiera universale (Padre nostro).

In questo periodo tutta la Chiesa è chiamata a un rinnovamento spirituale tramite la preghiera, il digiuno e l’elemosina/carità. La celebrazione liturgica del tempo di Quaresima, anche per ciò che attiene allo svolgimento tematico, pone l’accento principale sulla domenica. Nelle cinque domeniche precedenti la domenica delle Palme, il lezionario domenicale offre tre itinerari diversi ed al contempo complementari:

1) Anno A: itinerario battesimale: nelle domeniche dell’anno A siamo richiamati a riscoprire e rivivere la realtà misterica della nostra iniziazione cristiana .
2) Anno B: itinerario cristocentrico-pasquale: la tematica dell’anno B richiama la nostra attenzione sulla Pasqua del Signore Gesù.
3) Anno C: itinerario penitenziale: le domeniche del ciclo C costituiscono il paradigma di una grande ed approfondita catechesi sulla riconciliazione.

Il Concilio Vaticano II (1962-1965), nella cost. SC al cap. V: L’anno liturgico, ai nn. 109-110 offre delle prospettive importanti sulla Quaresima: il duplice carattere della Quaresima - il quale, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione al battesimo e mediante la penitenza, invita i fedeli all'ascolto più frequente della parola di Dio e alla preghiera, e li dispone così a celebrare il mistero pasquale, sia posto in maggior evidenza tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica.

Perciò:
a) si utilizzino più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale e, se opportuno, se ne riprendano anche altri dall'antica tradizione;
b) lo stesso si dica degli elementi penitenziali. Quanto alla catechesi poi, s’inculchi nell'animo dei fedeli, insieme con le conseguenze sociali del peccato, quell’aspetto particolare della penitenza che detesta il peccato come offesa di Dio. Né si dimentichi il ruolo della Chiesa nell’azione penitenziale e si solleciti la preghiera per i peccatori [1].


2. Le tappe dell’evoluzione della Quaresima
Sin dall’inizio la Chiesa prese coscienza che la Pasqua costituisce il vertice sommo dell’esistenza, il centro di convergenza della storia, e l’unica possibile soluzione in grado di conferire senso ad essa. I primi cristiani rimasero affascinati dalla realtà della morte-risurrezione di Cristo, che tutto viene a ricomporre, uomo ed universo. I cristiani ben presto avvertirono l’urgenza di una celebrazione unica – quella appunto della Pasqua – in cui, in obbedienza al comando del Signore, si rinnovi la cena domenicale, attualizzando così la morte-risurrezione di Gesù.
Nel II sec., dominato dall’evento pasquale, il popolo cristiano riservò una domenica particolare alla sua celebrazione. Ma affinché ne fosse degna, essa doveva essere preparata nel migliore dei modi, ossia con la preghiera ed il digiuno. Battesimo ed iniziazione cristiana furono quindi sempre più spesso riservati alla notte di Pasqua. Il cap. 6 della lettera ai Romani insegna proprio che il battesimo è la perfetta conformazione alla morte e risurrezione di Cristo.
Nel II sec., al contempo, il periodo di preparazione intellettuale, morale e spirituale auspicato per tutti i cristiani, assunse connotazioni più intensive per i catecumeni, in vista della loro prossima iniziazione. In questo modo l’ascesi quaresimale propria d’ogni cristiano si apriva ai bisogni di quanti s’incamminavano verso la fede battesimale. Questi diversi interessi hanno ovviamente comportato una progressiva evoluzione, che così sintetizziamo, per tappe:

a) Prima tappa: il digiuno infrapasquale del Venerdì e del Sabato Santo. L’antico Triduo pasquale aveva inizio il Venerdì Santo (morte del Signore) e, passando attraverso il Sabato Santo (reposizione di Gesù nel sepolcro), culminava nella notte di Pasqua e nel giorno della risurrezione (all’alba della domenica di Pasqua). La Didachè (110 ca) prescriveva un digiuno prima del battesimo. Anche nella Tradizione Apostolica (235 ca) si parla del digiuno, nel giorno del venerdì, per la precisione. Tuttavia non si ha la certezza che nei due scritti citati i giorni di digiuno siano immediatamente precedenti la Pasqua. Questo digiuno a cui si fa riferimento, comunque, non era soltanto di ordine ascetico, ma anche d’illuminazione. Si deve distinguere tra il digiuno propriamente quaresimale che si conclude il Giovedì Santo, avente carattere prevalentemente ascetico, ed il digiuno infrapasquale, con connotazioni soprattutto festive, d’illuminazione.
b) Seconda tappa: preparazione di una settimana. Nel III sec., la prassi del digiuno osservato durante l’intera settimana prepasquale era consuetudine vigente nella Chiesa di Alessandria. A Roma, la domenica ed il venerdì prima di Pasqua erano denominati De Passione; il mercoledì ed il venerdì della stessa settimana era giorni durante i quali non si celebrava l’eucaristia.
c) Terza tappa: preparazione di tre settimane. Durante il IV sec. si organizzò questo periodo di preparazione alla Pasqua. Lo si può desumere dal fatto che la terza domenica prima di Pasqua era chiamata Dominica in mediana. Inoltre tale settimana era riservata alle ordinazioni. Durante queste tre settimane si proclamava il vangelo secondo Giovanni. Lo storico Socrate c’informa che nella prima metà del V sec., a Roma, la Pasqua era preceduta da tre settimane di preparazione [2].
d) Quarta tappa: preparazione di sei settimane. Questa preparazione cominciò un po’ prima del 384. Essa aveva carattere prevalentemente ascetico, includendo il Giovedì Santo, la prassi della riconciliazione dei penitenti che ad esso si erano preparati per quaranta giorni. Tale preparazione aveva inizio la prima domenica di queste sei settimane. Più tardi essa fu anticipata al mercoledì immediatamente precedente. La riconciliazione dei penitenti aveva luogo il Giovedì Santo, quaranta giorni dopo l’inizio della loro preparazione: da qui la denominazione Quadragesima. Queste sei settimane, comunque, subirono nel tempo delle importanti modifiche. Le prime tre settimane furono rimaneggiate. La prima settimana prevedeva la celebrazione della domenica, del mercoledì, del venerdì e del sabato. Poi s’introdusse la celebrazione del lunedì e del martedì. Infine, con l’intervento di papa Gregorio II (715-731) si celebrò pure il giovedì. Le altre settimane si evolsero seguendo le tappe della prima.
e) Quinta tappa: un prolungamento dei quaranta giorni. Verso al fine del V sec. ebbe inizio la celebrazione del mercoledì e venerdì precedenti la Quaresima come se ne facessero parte. Così si giunse ad imporre le ceneri ai penitenti il mercoledì di questa settimana precedente la prima domenica di Quaresima. La cerimonia fu poi estesa a tutti i cristiani. Il Sacramentario Gelasiano riporta che i penitenti entravano in «rigido ritiro» spirituale il giorno del Mercoledì delle Ceneri per rimanervi sino al Giovedì santo, e che il Mercoledì delle Ceneri è ritenuto il caput quadragesimae.
f) Sesta tappa: sette settimane di preparazione. Durante il VI sec., l’intera settimana che precedeva la prima di Quaresima era dedicata alla preparazione prepasquale. La prima domenica fu chiamata a giusto titolo Quinquagesima, in quanto è il cinquantesimo giorno prima di Pasqua. Tra la fine del VI sec. e l’inizio del VII, due altre domeniche costituirono un ulteriore prolungamento della Quaresima, ossia la Settuagesima e la Sessagesima.

3. La penitenza quaresimale
Il Concilio Vaticano II, nella cost. SC ha dato queste indicazioni sulla penitenza quaresimale: la penitenza quaresimale non sia soltanto interna e individuale, ma anche esterna e sociale. E la pratica penitenziale sia incoraggiata e raccomandata dalle autorità, di cui all’art. 22, secondo le possibilità del nostro tempo e delle diverse regioni, nonché secondo le condizioni dei fedeli. Sia però religiosamente conservato il digiuno pasquale, da celebrarsi ovunque il venerdì della passione e morte del Signore, e da protrarsi, se possibile, anche al sabato santo, in modo da giungere con cuore elevato e liberato alla gioia della domenica di risurrezione [3].
Sin dall’inizio del XX sec. la legge dell’astinenza dalle carni proibiva di consumare uova e latticini. Oggi invece è richiesta soltanto l’astinenza da cibi e bevande troppo ricercati e costosi. Le norme sull’astinenza, assieme a quelle sul digiuno sono state fissate dalla cost. apost. Paenitemini di papa Paolo VI (1963-1978), del 17.02.1966.
Nel Codice di diritto canonico (CIC), del 25.01.1983, la materia è trattata nel Libro IV: La funzione di santificare della Chiesa. Parte III: Luoghi e tempi sacri. Tit. II: I tempi sacri. Cap. II: I giorni di penitenza (cann. 1?249-1?253). Vengono date queste prescrizioni: per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano tra loro uniti da una comune osservanza di penitenza, vengono stabiliti dei giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opere di pietà e di carità, sacrifichino se stessi compiendo più fedelmente i propri doveri e soprattutto osservando il digiuno e l’astinenza a norma dei canoni che seguono [4]. Sono giorni e tempi di penitenza nella Chiesa universale, tutti i venerdì dell’anno e il tempo di quaresima [5].

Si osservi l’astinenza dalle carni o da altro cibo, secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale, in tutti e singoli i venerdì dell’anno, eccetto che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità; l’astinenza e il digiuno, invece, il mercoledì delle Ceneri e il venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo[6]. Alla legge dell’astinenza sono tenuti coloro che hanno compiuto il 14° anno di età; alla legge del digiuno, invece, tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato. Tuttavia i pastori d’anime e i genitori si adoperino perché anche coloro che non sono tenuti alla legge del digiuno e dell’astinenza a motivo della minore età, siano formati al genuino senso della penitenza [7]. La Conferenza Episcopale può determinare ulteriormente l’osservanza del digiuno e dell’astinenza, come pure sostituirvi, in tutto o in parte, altre forme di penitenza, soprattutto opere di carità ed esercizi di pietà [8]. Il coordinamento della norma sancita nel can. 1?253 con i precedenti del cap. IV del CIC, dà un’enorme flessibilità alla pratica della penitenza, in maniera tale che possa adattarsi alle specifiche condizioni d’ogni singolo Paese o regione. Ai precedenti cann. 1?249-1?251 si tracciano i margini entro cui le Conferenze Episcopali possono determinare nel dettaglio il diritto particolare. Il verbo substituere, qui utilizzato, sta ad indicare che la Conferenza Episcopale può richiedere come obbligatoria una determinata opera di penitenza al posto del digiuno o dell’astinenza tradizionali [9]. In ogni modo, di fatto, le Conferenze Episcopali lasceranno ai fedeli la possibilità di scegliere altre pratiche di penitenza o di pietà, come, ad esempio:

- astinenza da bevande alcoliche o dal fumo
- recita del rosario
- visita ai malati o ai carcerati


La carne di pesce è ammessa durante l’astinenza, in quanto un tempo era ritenuta un cibo povero rispetto alle carni, per cui il venerdì è il giorno in cui tradizionalmente si consuma pesce nei Paesi a maggioranza cattolica. La più recente normativa sul digiuno e l’astinenza nel tempo di Quaresima è quella contenuta nella nota past. della CEI, Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza (04.10.1994). Al n. 13 s’indicano le seguenti disposizioni normative, che trovano la loro ispirazione nel can. 1?249 del CIC: per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano tra loro uniti da una comune osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei gironi penitenziali in cui fedeli attendano in modo speciali alla preghiera, facciano opere di pietà e di carità, sacrifichino se stessi compiendo più fedelmente i propri doveri e soprattutto osservino il digiuno e l’astinenza. Le disposizioni normative al n. 13 della nota past. della CEI sono la determinazione della disciplina penitenziale della Chiesa universale, che i cann. 1?271 e 1?253 del CIC affidano alle singole Conferenze Episcopali:

1) La legge del digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate» [10].
2) La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.
3) Il digiuno e l’astinenza, nel senso sopra precisato, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri (o il primo venerdì di Quaresima per il rito ambrosiano) e il Venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro del Gesù Cristo; sono consigliati il sabato santo sino alla Veglia pasquale [11].
4) L’astinenza deve essere osservata i tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 o il 25 marzo). In tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.
5) Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.
6) Dall’osservanza dell’obbligo della legge del digiuno e dell’astinenza può scusare una ragione giusta, come a esempio la salute. Inoltre, «il parroco, per una giusta casa e conforme alle disposizioni del Vescovo diocesano, può concedere la dispensa dall’obbligo di osservare il giorno (…) di penitenza, oppure commutando in altre opere pie; lo stesso può anche il Superiore di un istituto religioso o di una società di vita apostolica, se sono clericali di diritto pontificio, relativamente ai propri sudditi e agli altri che vivono giorno e notte la loro casa» [12].

4. Riti e celebrazioni quaresimali per i catecumeni
Il tempo di Quaresima, per la sua duplice caratteristica, riunisce insieme catecumeni e fedeli nella celebrazione del mistero pasquale:
- i catecumeni, sia attraverso l’elezione e gli scrutini, sia per mezzo della catechesi sono ammessi ai sacramenti dell’iniziazione cristiana
- i fedeli, invece, mediante l’ascolto più frequente della parola di Dio ed una più intensa orazione sono preparati con la penitenza a rinnovare le promesse del battesimo [13]
Per i catecumeni che si apprestano a ricevere i sacramenti d’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristica) si svolgono dei riti importanti:
- la prima domenica di Quaresima il secondo grado prevede l’iscrizione o elezione del nome, e l’entrata nel periodo o tempo della purificazione ed illuminazione, per una più intensa preparazione spirituale
- nella terza, quarta e quinta domenica di Quaresima ci sono i tre scrutini
- nella settimana che segue il primo ed il terzo scrutinio, sono previste le consegne rispettivamente del Simbolo e del Padre nostro

5. La Via Crucis
Tra i pii esercizi con cui i fedeli venerano la Passione del Signore pochi sono tanto amati quanto la Via Crucis. Attraverso il pio esercizio i fedeli ripercorrono con partecipe affetto il tratto ultimo del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena: dal Monte degli Ulivi, dove nel «podere chiamato Getsemani» (Mc 14,32) il Signore fu «in preda all’angoscia» (Lc 22,44), fino al Monte Calvario dove fu crocifisso tra due malfattori (cfr. Lc 23,33), al giardino dove fu deposto in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia (cfr. Gv 19,40-42).
Testimonianza dell’amore del popolo cristiano per il pio esercizio sono le innumerevoli Via Crucis erette nelle chiese, nei santuari, nei chiostri e anche all’aperto, in campagna o lungo la salita di una collina, alla quale le varie stazioni conferiscono una fisionomia suggestiva [14].
La Via Crucis è sintesi di varie devozioni sorte fin dall’alto Medioevo: il pellegrinaggio in Terra Santa, durante il quale i fedeli visitano devotamente i luoghi della Passione del Signore; la devozione alle «cadute di Cristo» sotto il peso della croce; la devozione ai «cammini dolorosi di Cristo», che consiste nell’incedere processione da una chiesa all’altra in memoria dei percorsi compiuti da Cristo durante la Passione; la devozione alle «stazioni di Cristo», cioè ai momenti in cui Gesù si ferma lungo il cammino verso il Calvario perché costretto dai carnefici, o perché stremato di fatica, o perché, mosso dall’amore, cerca di stabilire un dialogo con gli uomini e el donne che assistono alla sua Passione.
Nella sua forma attuale, attestata nella prima metà del secolo XVII, la Via Crucis, diffusa soprattutto da san Leonardo da Porto Maurizio (m. 1751), approvata dalla Sede Apostolica ed arricchita da indulgenze [15], consta di quattordici stazioni [16].
I testi per la Via Crucis sono innumerevoli. Essi sono stati composti da pastori mossi da sincera stima per il pio esercizio, convinti della sua efficacia spirituale; talvolta hanno per autore fedeli laici, eminenti per santità di vita o per dottrina o per doti letterarie […]. Uno svolgimento sapiente della Via Crucis, in cui la parola, silenzio, incedere professionale e sostare riflessivo si alternino in modo equilibrato contribuisce al conseguimento dei frutti spirituali del pio esercizio [17].

6. La Via Matris

Sul modello della Via Crucis, è nato il pio esercizio della Via Matris dolorosae o più semplicemente Via Matris, anch’esso approvato dalla Sede Apostolica [18]. Forme embrionali della Via Matris sono rintracciabili sin dal XVI sec. Tuttavia, nella sua forma attuale, essa non risale oltre il XIX sec. L’intuizione fondamentale di questo pio esercizio, a molti poco conosciuto, è quella di ritenere l’intera vita della Madre del Signore, dall’annuncio profetico di Simeone (cfr. Lc 2,34-35) sino alla morte e sepoltura del Messia, come un cammino di fede e di dolore: cammino articolato in sette stazioni, corrispondenti ai sette dolori della beata Vergine Maria. Il pio esercizio della Via Matris si armonizza assai bene con alcune tematiche proprie dell’itinerario quaresimale, sia in riferimento al mistero di Cristo servo sofferente del Signore, sia al mistero della Chiesa [19].

Bibliografia
CEI, Nota pastorale Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza, 04.10.1994.
Codice di diritto canonico e leggi complementari Commentato, Città del Vaticano 2004, 824-826.
Congregazione per il culto divino, Lett. circ. Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, Bologna 1998.
Ccongregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, Direttorio su pietà popolare e liturgia. Princìpi e orientamenti, Città del Vaticano 2002, nn. 110-139.
M. AUGÈ, La liturgia. Storia. Celebrazione. Teologia. Spiritualità, Milano 2000,
A. NOCENT (ed.), «La quaresima», in AA. VV., L’anno liturgico: storia, teologia e celebrazione. 6. Genova 1988, 146-173.
C. CALABRESE – G. CALABRESE, «Merluzzo e baccalà, i “divi” della quaresima», in Noi Genitori § Figli, 26.02.2012, 29.

__________________________________________



[1] SC, n. 109.
[2] Hist. Eccl., V, 22: PG 67, 632. Cit. da A. CHAVASSE, in L’Eglise en priere, Paris 19653, 729 e n. 1 [tr. it. La Chiesa in preghiera, Roma 1963, 764 e n. 1].
[3] SC, n. 110.
[4] CIC, can. 1?249.
[5] CIC, can. 1?250.
[6] CIC, can. 1?251.
[7] CIC, can. 1?252.
[8] CIC, can. 1?253.
[9] Cfr. Communicationes 12, 1980, 367.
[10] PAOLO VI, Cost. apost. Paenitemini, III: EV 2, 647.
[11] SC, n. 110.
[12] CIC, can. 1?245.
[13] Cfr. Caerimoniale episcoporum, 249; CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Lett. circ. Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, Bologna 1998, n. 6.
[14] CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Direttorio su pietà popolare e liturgia. Princìpi e orientamenti, Città del Vaticano 2002, 131.
[15] Cfr. Enchiridion Indulgentiarum. Normae et concessiones. Aliae concessiones, (1999), 13, 59-60.
[16] CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Direttorio su pietà popolare e liturgia, n. 132.
[17] Ib., n. 135.
[18]Cfr. LEONE XIII, Lett. apost. Deiparae Perdolentis, in Leonis XIII Pontifici Maximi Acta. III, Roma 1884, 220-222.
[19] Cfr. CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Direttorio su pietà popolare e liturgia, 136-137.

Ultimo aggiornamento Martedì 13 Febbraio 2018 18:58
 
divina_misericordia.jpg

Il Santo del giorno

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire