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Monastero di Vallechiara, Rieti PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Severoni   
Lunedì 10 Gennaio 2011 16:22

Monastero di Vallechiara, Rieti: curano il creato nello spirito benedettino

Nel monastero di Vallechiara, alle porte di Lanuvio, diocesi di Rieti, monaci e monache vivono immersi nei misteri dei trent’anni di Gesù a Nazareth, recuperando la tradizione benedettina e cistercense, l’Ora et labora, insieme ad

 

 una trentina di laici, i quali condividono la spiritualità benedettina della Fraternità di Gesù, congregazione fondata nel 1972; due rami, uno maschile ed uno femminile, più i cooperatori laici. Tra pini e ulivi, viali di rose e lavanda, quattordici ettari coltivati a frutteto misto, dieci ad ortaggi, dodici a foraggio per l’allevamento di oltre cento bufale, i monaci giunti a Vallechiara nel 1986, si dedicano all’agricoltura biologica rifiutando l’intervento massiccio di pesticidi che avvelenano l’ambiente. In tal modo, al fine di difendere la «madre terra che dà sostentamento», come recita il Cantico delle Creature di s. Francesco d’Assisi (m. 1226), la Fraternità di Gesù è diventata pioniera dell’agricoltura biologica in Italia. Con il marchio Monaci di Lanuvio due cooperative Colle dell’Acero e L’albero della vita, trasformano le primizie in succhi e creme di frutta rigorosamente esenti da organismi geneticamente modificati, marmellate, passate di pomodoro e sughi, melanzane e zucchine sott’olio.

Alcuni professionisti pianificano il lavoro. Requisito indispensabile affinché il rapporto con il creato possa durare, è che si parta da esperienze di forte spiritualità; allora la coltivazione biologica diviene emanazione di un’autentica contemplazione. In natura ogni cosa cerca luminosità, come per esempio il fiore che allunga lo stelo per guardare la luce, mentre l’uomo si trova nella possibilità di “chiudere gli occhi”. È proprio il rapporto con la natura ad insegnare i ritmi della vita ed a rispettarli. Le icone dipinte dalle monache cistercensi, una formella del XI secolo, ove sopra la testa incoronata del crocifisso, appaiono il sole e la luna, i quali rappresentano il creato che partecipa al dolore di Gesù, ricordano come l’armonia nella relazione con gli altri e con la natura, sorge dal radicarsi dell’albero prima che porti frutti. Quindi la comunità si rapporta più autenticamente con il creato partendo da un cammino alla riscoperta di quel Gesù che ha vissuto a Nazareth, nella preghiera, nel nascondimento e nel lavoro, sporcandosi le mani, lui che è il Figlio di Dio. Perché una pianta produca frutti ci vogliono anni, ma quando c’è un’obbedienza a ciò che è custodito dal DNA del creato, ogni famiglia viene ripagata dalla natura, la quale ricompensa al di là delle aspettative, sarà essere clemente con la loro attesa. Viene a mente il Salmo 127, cantico delle ascensioni, salmo sapienziale e profetico, ove risplende il quadro idilliaco di una società ideale fondata sul timore di Dio, e benedetta dal Signore nella serena operosità del lavoro, nell’armoniosa integrità della famiglia e nella pace durevole:

 «Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie. Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d’ogni bene» (Sal 127, 1-2).

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Gennaio 2011 16:28
 
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