il monastero di Solan PDF Stampa E-mail
Scritto da Renato   
Venerdì 23 Agosto 2013 08:37

Il monastero (ortodosso) di Solan e la cura del Creato

"Al mattino ci alzeremo per andare nei vigneti. Vedremo se la vigna germoglia, se i fiori annunciano frutti, se i melograni sono in fiore..." i versi del Cantico dei Cantici introducono l'ospite nell'atmosfera del monastero di Solan. Durante il rito liturgico nella Chiesa il profumo dell'incenso è di un'intensità tale da avvolgere ogni gesto: i segni della croce, l'abbraccio delle icone, il prostrarsi del corpo che tutto intero sembra assecondare gli effluvi dell'aroma. Viene prodotto dalle monache, secondo un metodo artigianale praticato sul monte Athos, con una resina di cedro arrivata dal Medio Oriente, ridotta in polvere e mescolata con essenze naturali di fiori provenienti dalle profumerie di Grass e poi seccato dal Mistral che soffia durante l'inverno. "Tutto l'essere deve partecipare, l'incenso, con il suo profumo, ha la funzione di coinvolgere i sensi nella preghiera, che altrimenti rischierebbe di diventare celebrale, secondo il principio che unisce spirito e materia", spiega suor Jossifa.

Siamo nel monastero ortodosso di Solan, nel Gard, in Francia, tra le Cevenne orientali de la valle del Rodano, a nord ovest di Avignone. Boschi, vigneti, campi di girasole, colline luminose, antichi borghi in pietra, vastità di cieli. Quindici suore da sette diversi Paesi, dal Brasile all'Estonia, compongono la comunità di Solan, dépendance femminile del monastero di Simonopetra, la casa madre, sul monte Athos, in Grecia. Nel 1981, tre donne, così come tre donne andarono al sepolcro di Cristo prima degli apostoli, bussarono alla porta del monastero maschile di Saint Antoine le Grand nel Vercors, a pochi cilometri dal quale venne fondato un piccolo monastero femminile.  Nel 1992 le monache, aumentate di numero, si trasferirono a Solan, dove la comunità divenne proprietaria di un edificio, risalente al XIII secolo, e succursale agricola dell'abbazia cluniacense di Pont Saint Esprit fino alla metà del XVIII secolo, e di una tenuta di 60 ettari, una ventina coltivati e quaranta di boschi e zone umide. Per sostenersi, le religiose decisero di fare le viticoltrici, destinando otto ettari a vitigni tradizionali locali - Cinsault, Grenache e Carignan - completati tredici anni fa con nuove introduzioni: Syrah, Vermentino e Cabernet. Dall'uva Clairette, sottoposta a un'attenta selezione dei chicchi e poi adagiata sui graticci ad aerare per un certo periodo, viene prodotto uno dei fiori all'occhiello di Solan, il Passerillé, un vino passito "dall'aroma di confettura di cocomero, mela cotogna e albicocche secche". "Il mio amato aveva una vigna sopra un fertile poggio", la citazione dal libro di Isaia arricchisce l'etichettadel rosé, non meno preziosa del vino nella bottiglia [...]

"Il Creato è un dono di Dio e la responsabilità che ne deriva per l'Uomo ci induce ad agire nella produzione agricola con il rispetto connesso al sentimento della reciprocità. Il vino deve essere sano e biologico non solo per la nostra salute, ma anche per quella della terra, il giardino affidatoci in custodia", commenta ancora suor Jossifia. [...]. Lo sguardo gioioso e accogliente favorisce l'ingresso alla spiritualità profonda che anima il luogo, frutto di un legame contemplativo e di impegno creaturale con la terra. [...]

Suonano le campanelle di bronzo fissate al nespolo all'ora del pasto, rigorosamente vegetariano e frugale, consumato in silenzio mentre una suora legge ad alta voce storie di santi della Chiesa Ortodossa.

Oltre all'agricoltura, l'impegno della comunità monastica di Solan è quello di valorizzare la biodiversità  presente nei quaranta ettari boschivi. Durante  i lavori di recupero, è stata scoperta una vasta zona umida che custodiva una felce in via di estinzione, la fougère des marais (felce delle paludi, Thelypteris palustris) e un ruscello dalle acque pulite ricco di libellule e gamberetti dai piedi bianchi, protetti a livello europeo. La comunità di Solan, sostenuta dall'associazione Les amis de Solan, fondata nel 1995 da Pierre Rabhi, ha promosso studi scientifici e richerche sui valori ambientali e naturalistici del luogo. Sono state censite tutte le specie botaniche, dagli alberi ad alto fusto ai fiori spontanei, alle orchidee selvatiche, come la Dactylorhiza occitanica, endemica del Sud della Francia, che beneficia di uno statuto di protezione a livello regionale.

Dal 1995 a Solan, nome in cui sembrano incontrarsi le parole sol terra e ame anima, l'ultima domenica di Agosto si celebra la festa per la salvaguardia del Creato, aperta alla popolazione. Si prega, si discute, si mangia all'aperto. "Colui che distrugge il tempio di Dio, il Signore lo farà perire miseramente, perciò coloro che alternao i corsi d'acqua incisi divinamente e alterano l'uso che l'Altissimo ha fissato con la Sua creazione, si mostrano empi e preparano una provvista di collera per la loro perdita nell'aldilà. Donaci dunque, o Amico degli uomini, la saggezza e il sapere, affinchè riceviamo, per il nostro uso questi doni e possiamo mostrarcene soddisfatti e, senza oltrepassare i limiti della natura, comportarci secondo ragione". Questo è il canto della liturgia dedicata alla difesa del creato.

INFORMAZIONI PRATICHE SU SOLAN

VISITE: indirizzo Monastero di Solan, 30330 La Bastide d'Engras. A 15 km da Uzès e Bagnois sur Cèze, tra Cavillargues e Saint Lauren la Vernède nel Gard.

SITO WEB www.monasteredesolan.com (si possono acquistare anche prodotti per corrispondenza)

TELEFONO +33 466829912

PER ACCOGLIENZA: +33 466829425

Fonte: articolo di Costanza Lunardi su LUOGHI DELL'INFINITO Luglio-Agosto 2012

 
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