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una breve riflessione sui diritti degli animali... PDF Stampa E-mail
Scritto da Marilena Bogazzi   
Mercoledì 18 Agosto 2010 12:11

una breve riflessione sui diritti degli animali...

La situazione dei diritti degli animali è una questione giuridicamente difficoltosa da definire primariamente perchè non si può parlare di soggettività giuridica, almeno secondo quanto espresso dall'allora primo presidente della corte suprema di cassazione,

prof. Ernesto Eula che affermando l'importanza dello studio dei diritti degli animali affermò nel 1961 "Per quanto concerne gli animali non si può parlare di soggettività giuridica mancando loro quelle doti di razionalità, di libero volere e di responsabilità che sono proprie della personalità", personalmente ritengo che la non soggettività dell'animale risulta fondata su basi fallaci: se oggi sempre più la scienza scopre le capacita razionali degli animali tale affermazione risulta fallace in se stessa; inoltre come possiamo parlare di mancanza di capacità di "libero volere": l'animale vuole e vuole primariamente vivere e non soffrire.

Asserire che un animale soffre significa già dotarlo di personalità e dunque di soggettività, continua Elmi "non si può tuttavia considerarli come cose"(come invece appare nel Catechismo dove l'animale rientra nel comandamento "non rubare" anzichè nel "non uccidere") "ma creature sensibili che fanno parte della nostra convivenza. Si pone naturalmente in corrispondenza dei diritti degli animali una somma dei doveri per gli uomini, considerati singolarmente e nella loro colletticità organizzata, impersonata dallo stato"

In questo caso viene affermato che l'animale ha diritti solo ed esclusivamente qual'ora tali diritti vengano riconosciuti dall'uomo; la mia tesi si basa invece sull'assunto opposto: esistono diritti naturali (giusnaturalismo) che sono a-priori, quale il diritto alla vita: poichè non è data dall'uomo dall'uomo non può essere tolta. Il diritto alla vita, libertà e propietà (nel caso di aree ecologiche e territorio, non proprietà personale) appartiene ad ogni essere vivente poichè non deriva affatto dall'uomo, nè singolo ne colletivizzato.

Il "concedere" diritti agli animali è da inquadrare nell'autolimitazione alla tirannia ed all'abuso che l'uomo ha fatto contro gli altri esseri viventi, contro l'ecosistema e contro l'ordine naturale stesso delle cose.

 

In Italia ed in Europa si inizia ad affacciare l'idea della contrarietà al maltrattamento degli animali  nel 1889, en in particolare nell'articolo 491 del codice penale zanardelli -successivamente modificato e replicato nell'articolo 727 del codice penale rocco del 1930, e rielaborato nella legge 22 novembre 1993, n.473), tuttavia non appare in tale norme un diritto dell'animale a non essere maltrattato quanto piuttosto il diritto per una parte di cittadini "sensibili" che provano ribrezzo di fronte al trattamento degli animali, infatti nell'articolo 727 del codice penale parla di "luogo pubblico o esposto al pubblico" garantendo dunque il diritto dell'uomo a non essere turbato dagli atroci spettacoli sugli animali ma non il diritto dell'animale a non essere violentato; inoltre l'applicazione della norma viene affidata alla sensibilità del querelante e all'impegno sociale del giudice.

 

La "dichiarazione Universale dei diritti dell'animale" proclamata nella sede dell'Unesco a Parigi il 15 ottobre 1978 evidenzia il reale "pasticcio" giuridico sulla tematica inerente ai diritti degli animali:prima di tutto non ha alcun valore sul piano giuridico - legislativo ed appare secondariamente contradittoria in se stessa: nell'articolo 1 recita "tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti di fronte all'esistenza" e poi distingue animali d'affezione (articolo 6), animali da sperimentazione (articolo 8) e animali da macello (articolo 9) con differenti diritti nei riguardi alla vita: un animale considerato da affezione ha "più" diritto alla vita di uno da macello, contrastando di fatto con il primo articolo.

 

L'articolo 1 afferma che "hanno gli stessi diritti di fronte all'esistenza", di quali diritti parla? l'esistenza non è essa stessa un diritto che precede il diritto stesso?

L'articolo 11 di tale dichiarazione sostiene che "ogni atto che comporti l'uccisione di un animale SENZA NECCESSITA' è un biocidio, un delitto contro la vita", chi decide la necessità? inoltre può una "necessità" giustificare un biocidio? E' neccessario oggi in occidente uccidere per mangiare?

L'articolo 14 afferma "i diritti degli animali devono essere difesi dalla legge come i diritti dell'uomo" , quest'articolo afferma un'equiparazione che di fatto viene a mancare in tutto il resto del testo ma è su questo che può basarsi un reale riconoscimento dei diritti dell'animale, quel "come" riesce a dare quella soggettività giuridica che da Eula viene negata.

 

La classificazione animale presente nella dichiarazione ha comunque plasmato l'intera giurisdizione europea ed italiana che suddivide la legislazione in:

-legislazione per gli animali da compagnia (convenzione europea sugli animali da compagnia approvata a Strasburgo il 13 novembre 1987)

-legislazione per gli animali nella sperimentazione (convenzione europea sulla protezione degli animali vertebrati ai fini sperimentali e fini scientifici, approvato a Strasburgo il 18 marzo 1986)

-legislazione per gli animali da allevamento (convenzione europea sulla protezione degli animali da allevamento, approvata a strasburgo il 10 marzo 1976 e ratificata in Italia con la legge 14 ottobre 1985, n. 623) e dunque per il trasporto (convenzione europea sulla protezione degli animali nei trasporti internazionali, adottata a Parigi il 13 dicembre 1968 e ratificata in Italia con la legge 12 aprile 1973, n.222) e macellazione (convenzione europea sulla protezione degli animali da macello, approvata a strasburgo il 10 maggio 1979 e ratificata con la legge 14 ottobre 1985, n.623)

di fatto ledendo l'articolo 1 e la ratio stessa della legge.

 

O l'animale è soggetto giuridico o non lo è, alcuni animali hanno più diritti di altri (perchè?), il biocidio non è tale se vi è necessità...

Le contradizioni sono sicuramente notevoli ed hanno tutte la seguente radice: negare il diritto naturale dell'animale all'esistenza, negando ciò e condizionando l'esistenza delll'animale alla "concessione" dell'uomo arriviamo alle formulazione di leggi inique e contradditorie.

 

anche bibblicamente parlando, il compito dato all'uomo di "governare" non va affatto a tangere il diritto a-priori di esistere dell'animale; l'uomo deve governare (genesi 1,26-30) non di certo decidere chi deve vivere... a meno che non voglia giocare a "fare Dio"

 

 

 

"I FILOSOFI HANNO IL TORTO DI NON PENSARE ALLE BESTIE E DAVANTI AGLI OCCHI DI UNA BESTIA CROLLA QUALUNQUE SISTEMA FILOSOFICO" Pirandello

Ultimo aggiornamento Lunedì 23 Agosto 2010 11:54
 
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