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agricoltura ecocompatibile PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Severoni   
Sabato 08 Gennaio 2011 13:01

agricoltura ecocompatibile

Negli ultimi cinquant’anni in tutti i paesi industrializzati, compresa l’Italia, si è avuto uno sviluppo agricolo molto intensivo, il quale ha puntato solamente su colture ad altissimo rendimento, con un forte dispendio di energia, sotto forma di diserbanti, fertilizzanti e pesticidi, adoperati massicciamente allo scopo di combattere l’aumento e la resistenza dei parassiti e delle erbe infestanti. Tale forma di agricoltura industrializzata ha dato origine a seri problemi economici, legati in primo luogo ad un cospicuo aumento del costo delle sostanze chimiche utilizzate, e poi danni ambientali, quali l’inquinamento delle acque con diserbanti e nitrati, l’erosione del suolo, la riduzione della fertilità del terreno e lo stravolgimento degli habitat selvatici dei paesaggi rurali. Inoltre le produzioni agricole convenzionali, fornite da tale tipo di agricoltura, sono sovente contaminate da residui di pesticidi, con conseguenti rischi nei consumatori. L’agricoltore è il primo ad esserne colpito, in quanto viene a contatto diretto con tali sostanze, con rischio quotidiano di intossicazioni acute e danni alla sua salute.

Ora nei paesi industrializzati si sta cercando di mettere a punto strategie alternative che possano consentire la realizzazione di un sistema agricolo più sostenibile, in grado di fare affidamento il più possibile sui processi naturali e sulle fonti energetiche rinnovabili, disponibili all’interno dell’azienda agraria. Lo scopo è quello di realizzare uno sviluppo “ecocompatibile”, che consenta di soddisfare gli attuali bisogni, senza però compromettere il capitale ambientale, il quale è patrimonio di tutti, e risorsa per le future generazioni. Il settore agricolo dovrà fornire in futuro prodotti alimentari genuini senza provocare danni ambientali, ed al contempo garantire reddito sufficiente a coloro che lavorano la terra.

Oggi si stanno diffondendo anche in Italia sistemi alternativi come l’agricoltura integrata, quella biologica e quella biodinamica, le quali hanno come base comune alcune pratiche agronomiche che mirano alla protezione delle risorse naturali. Esse, a differenza delle produzioni convenzionali, che nella scala dei sistemi agricoli occupano l’ultimo posto, sono tecniche alternative ecocompatibili, le quali fanno variare la qualità delle produzioni agricole ottenute nei campi o nelle serre. Le produzioni agricole integrate si realizzano nelle aziende ove le tecniche alternative sono utilizzate solo parzialmente, con un ridotto impiego di input energetici, quindi con minor utilizzo di sostanze chimiche, ed un marcato contenimento dell’impatto ambientale. Le produzioni biologiche e biodinamiche si ottengono nelle aziende agricole nelle quali si adotterà il completo e diffuso utilizzo di tutte le tecniche e le strategie di coltivazione e di allevamento sostenibili, senza ricorrere ad input energetici esterni come antibiotici, concimi, diserbanti, ormoni e pesticidi.

Analizzando la situazione agricola italiana, si ricorda che nel 1998 nel nostro paese:

- l’80,86% della superficie utilizzata, era coltivata con le tecniche tradizionali;

- il 15% forniva prodotti certificati con i marchi delle produzioni integrate;

- il 4,12% con strategie biologiche;

- lo 0,02% con il metodo biodinamico.

Il concetto di produzione integrata nel settore agricolo è sorto alla fine degli anni Ottanta, e si è affermato con l’attuazione del Regolamento comunitario del 1992, relativo ai metodi di produzione agricola compatibili con esigenze di protezione dell’ambiente, e con lo scopo di avviare uno sviluppo economico sostenibile, che consenta di mantenere gli attuali livelli di produzione senza compromettere il capitale ambiente, attraverso la drastica riduzione di fonti energetiche provenienti dall’esterno, quali concimi e pesticidi.

Le tecniche di lotta per attuare la difesa integrata sono:

- la lotta agronomica, la quale è il fondamento di tutta la strategia di difesa, e si basa sull’opportuna esecuzione delle comuni pratiche agricole che, direttamente o indirettamente, possano ostacolare lo sviluppo degli organismi dannosi;

- la lotta guidata, il metodo di protezione delle colture non basato su interventi fissati a calendario ogni 15-20 giorni, bensì valutando costantemente l’evoluzione della popolazione dell’organismo dannoso, in modo da agire al momento giusto, esaltando in tal modo l’efficacia dell’intervento;

- la lotta biologica, sistema di lotta pulito, non inquinante, con capacità regolatrici per le popolazioni degli organismi dannosi animali o vegetali, attraverso lo sfruttamento degli organismi utili presenti, quali i nemici naturali (predatori, parassiti e patogeni), oppure con intervento sugli individui della specie che si desidera controllare, in modo che gli stessi danneggino le proprie popolazioni (tecnica dell’autocidio).

I prodotti ortofrutticoli forniti da questo tipo di agricoltura integrata provengono in genere da aziende agricole che aderiscono ad Associazioni di produttori, titolari di Marchi di Qualità Integrata, il cui utilizzo è vincolato al rispetto di rigorose tecniche di coltivazione. Tra questi si annoverano: Alegra, Alma Verde, Alto Adige, Amica Frutta, Cogli e Gusta, la Trentina, Melinda, Naturissima, Solo Sole, Vitalia.

Inoltre alcune regioni italiane, al fine di rafforzare il messaggio e favorire il consumatore nella sua identificazione, sulle confezioni hanno affiancato un marchio collettivo regionale a quello privato dell’Associazione. Così il Trentino Alto Adige ha creato il marchio “Dal Trentino Naturalmente”, e l’Emilia Romagna il marchio “Qualità Controllata”.

Oggi anche alcune grandi catene di distribuzione commercializzano i prodotti integrati con propri marchi:

- la Conad utilizza “Naturae”;

- la Coop “Prodotti con amore”;

- la Standa “Natura più”.

Nel 1993, in Italia tale produzione integrata è stata di 27 milioni di quintali, costituita soprattutto da ortofrutta, vite e cereali, la quale rappresenta il 10% del mercato agricolo del nostro paese.

Le produzioni biologiche od organiche sono quelle che si ottengono in aziende ove è sensibilmente ridotto l’impiego di materie prime; sono in genere abbastanza autosufficienti, e realizzano una sostenibilità, impostando la loro attività produttiva nell’intento di imitare quello che avviene in natura, utilizzando al massimo l’energia solare. Il sole condiziona, controlla e regola il funzionamento degli ecosistemi naturali, generando ricchezza biologica animale e vegetale, senza provocare inquinamento, e soprattutto a “costo zero”. In tal modo l’energia solare potrà essere sfruttata al massimo cercando di avere una copertura dei campi, costante per tutto l’anno, e così una maggiore produzione di masse vegetali, ed anche una valida protezione del terreno.

Nell’azienda biologica si punterà sullo studio dell’avvicendamento delle piante sui campi, e delle consociazioni che si possono adottare al fine di realizzare combinazioni spazio-temporali di coltivazioni il più possibile vicine a quelle naturali. Con l’agricoltura biologica:

- viene preservata la vita degli organismi viventi quali lombrichi, batteri ed altri insetti, e l’humus del suolo;

- viene stabilita una valida rotazione temporale delle colture con predilezione delle leguminose, in quanto fissatrici dell’azoto dell’aria;

- viene seguito un avvicendamento diversificato nello spazio;

- vengono riciclate le materie organiche prodotte dalla fattoria, quali letame, paglia, liquami, scotimenti, composto.

L’agricoltura moderna invece fa leva sulle monoculture, con rimozione di alghe nelle acque, suoli contaminati, terreni più poveri, distruzione dell’ecosistema.

L’impiego di pesticidi comporta:

- rischi di tipo cancerogeno e mutageno, con pericolo di neoplasie, a causa del residuo che si accumula nell’organismo;

- rischio riproduttivo a motivo della produzione dell’effetto degli ormoni femminili (estrogeni) originato da pesticidi, ed altre sostanze quali la diossina;

- rischio immunologico con pericolo della diffusione endemica di malattie infettive specialmente nel Terzo Mondo;

- rischio neurotossico, poiché i carbammati e gli organofosforici interferiscono con il trasmettitore aceticolina, alterandone la concentrazione e provocando danni alla trasmissione degli impulsi nervosi.

Il primo coordinamento del movimento biologico si è costituito nel 1972, a conclusione di una conferenza internazionale organizzata, in Francia dall’Associazione Nature e Progrés, e denominata IFOAM (International Federation of Organic Agriculture Moviments).

La Comunità Europea, nel 1991, ha legittimato tale tipo di agricoltura con l’emanazione del Regolamento n. 2092, il quale fa sì che i prodotti biologici siano gli unici che abbiano una propria legislazione, ed un modo chiaro per essere riconosciuti con la presenza, in etichetta, del nome o del marchio dell’Organismo di controllo che ha seguìto e verificato l’intero processo produttivo, in conclusione attestando che, ai sensi della legge vigente, tale prodotto è biologico.

Attualmente gli Organismi di controllo riconosciuti in Italia sono 14; tra questi, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, Bioagricoop, Codex, Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici, Istituto Mediterraneo di Certificazione. Sui prodotti così ottenuti, gli Organismi di controllo applicano l’etichetta prevista: Agricoltura Biologica-regime di controllo CEE, indicando:

- il loro codice d’iscrizione;

- il decreto di autorizzazione del Ministero;

- il codice dell’azienda produttrice.

Il prodotto ortofrutticolo biologico si evidenzierà, comparandolo con quello proveniente da coltivazioni convenzionali, per:

- qualità nutrizionale;

- qualità igienico–sanitaria;

- qualità gustativa;

- qualità ecologica.

Il prodotto biologico risulta qualitativamente superiore a quello tradizionale dal punto di vista sanitario, organolettico ed ecologico.

Un’etichetta di prodotto alimentare

(vale per tutti gli alimenti, non soltanto per quelli ottenuti con metodo biologico[1])

DATO FACOLTATIVO

SPIEGAZIONE

Nome di fantasia

(esempio: “Fiorellini”)

DATO OBBLIGATORIO

(IN LINGUA ITALIANA)

SPIEGAZIONE

Denominazione di vendita

“biscotti”, “prodotto da forno”, “preparazione dolciaria”…

Elenco degli ingredienti

in ordine decrescente di peso. Se il prodotto è costituito da un solo ingrediente (esempio: riso), oppure se si tratta di prodotti particolari (esempio: vino), l’indicazione non è obbligatoria

Quantità netta o nominale

in grammi (o kg), centilitri (o millilitri o litri)

Termine minimo di conservazione (oppure)

da consumarsi preferibilmente entro…

Data di scadenza

da consumarsi entro il… (per prodotti molto deperibili)

Nome (o ragione sociale o marchio depositato) e sede del fabbricante (o del confezionatore o del venditore)

“Forno sano”, Milano

Sede dello stabilimento di produzione o confezionamento

Prodotto nel laboratorio di via dei Fiori 5, Colfiorito (l’indicazione non è obbligatoria se lo stabilimento di produzione coincide con l’unica sede dell’impresa che marchia il prodotto)

Il titolo alcoolico

“vol …% (soltanto se il grado alcolico è superiore a 1,2%)

Il lotto di lavorazione del prodotto

L 123 (non obbligatorio se la data di scadenza o il termine minimo di conservazione sono indicati con almeno giorno e mese)

Le modalità di conservazione e di utilizzo, se necessarie

“conservare in luogo fresco e asciutto”, “conservare in frigorifero a non più di 4°”, ecc.

Le istruzioni per l’uso

se necessarie

Il luogo di origine o provenienza

se l’omissione può trarre in inganno l’acquirente

1. 1. Le realtà monastiche

Tali direttive biologiche vengono applicate anche nelle realtà monastiche, ove l’ecologia non è una moda, ma rappresenta una forma di profonda fraternità con il creato. Nel monastero di Vallechiara, alle porte di Lanuvio, diocesi di Rieti, monaci e monache vivono immersi nei misteri dei trent’anni di Gesù a Nazareth, recuperando la tradizione benedettina e cistercense, l’Ora et labora, insieme ad una trentina di laici, i quali condividono la spiritualità benedettina della Fraternità di Gesù, congregazione fondata nel 1972; due rami, uno maschile ed uno femminile, più i cooperatori laici. Tra pini e ulivi, viali di rose e lavanda, quattordici ettari coltivati a frutteto misto, dieci ad ortaggi, dodici a foraggio per l’allevamento di oltre cento bufale, i monaci giunti a Vallechiara nel 1986, si dedicano all’agricoltura biologica rifiutando l’intervento massiccio di pesticidi che avvelenano l’ambiente. In tal modo, al fine di difendere la «madre terra che dà sostentamento», come recita il Cantico delle Creature di s. Francesco d’Assisi (m. 1226), la Fraternità di Gesù è diventata pioniera dell’agricoltura biologica in Italia. Con il marchio Monaci di Lanuvio due cooperative Colle dell’Acero e L’albero della vita, trasformano le primizie in succhi e creme di frutta rigorosamente esenti da organismi geneticamente modificati, marmellate, passate di pomodoro e sughi, melanzane e zucchine sott’olio, distribuiti da Esselunga, Cisternino e da alcune botteghe del Commercio equo e solidale. Alcuni professionisti pianificano il lavoro. Requisito indispensabile affinché il rapporto con il creato possa durare, è che si parta da esperienze di forte spiritualità; allora la coltivazione biologica diviene emanazione di un’autentica contemplazione. In natura ogni cosa cerca luminosità, come per esempio il fiore che allunga lo stelo per guardare la luce, mentre l’uomo si trova nella possibilità di “chiudere gli occhi”. È proprio il rapporto con la natura ad insegnare i ritmi della vita ed a rispettarli. Le icone dipinte dalle monache cistercensi, una formella del XI secolo, ove sopra la testa incoronata del crocifisso, appaiono il sole e la luna, i quali rappresentano il creato che partecipa al dolore di Gesù, ricordano come l’armonia nella relazione con gli altri e con la natura, sorge dal radicarsi dell’albero prima che porti frutti. Quindi la comunità si rapporta più autenticamente con il creato partendo da un cammino alla riscoperta di quel Gesù che ha vissuto a Nazareth, nella preghiera, nel nascondimento e nel lavoro, sporcandosi le mani, lui che è il Figlio di Dio. Perché una pianta produca frutti ci vogliono anni, ma quando c’è un’obbedienza a ciò che è custodito dal DNA del creato, ogni famiglia viene ripagata dalla natura, la quale ricompensa al di là delle aspettative, sarà essere clemente con la loro attesa. Viene a mente il Salmo 127, cantico delle ascensioni, salmo sapienziale e profetico, ove risplende il quadro idilliaco di una società ideale fondata sul timore di Dio, e benedetta dal Signore nella serena operosità del lavoro, nell’armoniosa integrità della famiglia e nella pace durevole:

«Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie. Vivrai del lavoro delle tue mani, sarai felice e godrai d’ogni bene» (Sal 127, 1-2).

Un’altra realtà monastica ove si vive questo spirito “ecocompatibile”, l’Ora et labora, con la preghiera intensa che accompagna la coltivazione dei campi con sistemi biologici è l’Abbazia di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, ove i monaci cistercensi sintonizzano l’ufficio diurno (Ufficio delle Letture, Lodi, Ora Terza, Ora Sesta, Ora Nona, Vespri e Compieta) cantato in italiano su melodie gregoriane, con i ritmi dei campi. I prodotti dell’orto sono per la mensa dei monaci (la regola benedettina è notoriamente vegetariana), ma anche per chi desidera acquistarli nell’apposito punto vendita annesso al monastero: frutta e verdura, oltre ad amari e liquori a base di erbe officinali, miele e pappa reale, marmellate senza conservanti, cosmetici naturali. L’attaccamento alla natura, la profonda armonia all’interno della numerosa comunità cistercense, si uniscono alle numerose valenze artistiche presenti nell’abbazia, che la tradizione vuole fondata dalla madre dell’imperatore Costantino (m. 337), sant’Elena (m. 336), allo scopo di custodire le reliquie della passione del Signore, che ella aveva portato dalla Terra Santa. La comunità cistercense offre anche ai laici la possibilità di gustare i momenti di preghiera: il rispetto degli orari per la lode al Signore, si riflette nell’osservanza delle leggi della natura, senza l’utilizzo di veleni, concimi, diserbanti, pesticidi, ma in modo biologico, quindi ecocompatibile.

Un’altra realtà che s’ispira a tali princìpi la troviamo in Sardegna, a Putzu Idu, a venti chilometri da Oristano ove vivono le suore della compagnia Figlie del Sacro Cuore Evaristiane, una famiglia religiosa, fondata nel 1925 da E. Madeddu. Essa aggiunge all’ordinaria attività assistenziale quella, solo apparentemente straordinaria, della cura e coltivazione di dodici ettari di vigneti. Le suore pregano, giocano con bambini aventi problemi di socializzazione, sistemano la cantina che è anche un’importante fonte di sostentamento grazie alla produzione di quaranta mila litri di vino. La coltivazione di un vigneto, con quell’insieme di pratiche, regole, rispetto dei tempi, delle leggi della natura, unite alle conoscenze teoriche, rappresenta una valida palestra formativa per i giovani. La comunità produce anche a fondo commerciale, partecipando a fiere locali, ed a qualche rassegna nazionale, ricevendo pure ordinazioni dal continente.

Oltre alle produzioni biologiche si stanno diffondendo quelle biodinamiche. Esse sono quelle che si ottengono nelle aziende agricole ove si seguono i princìpi enunciati dall’austriaco R. Steiner (m. 1925) durante un corso sull’agricoltura tenutosi nel 1924 a Koberwitz, in Polonia. Steiner trasferì al settore agricolo la concezione antroposofica dell’universo da lui stesso elaborata, secondo la quale la vita in ogni sua forma, è il risultato dell’incontro della materia e delle forze immateriali provenienti dal cosmo. I partecipanti al corso, tutti esperti agricoltori, elaborarono tali princìpi steineriani, e li applicarono nella gestione delle loro aziende agricole. Sorse così l’agricoltura biologico-dinamica, poi chiamata biodinamica. Tale tipo di agricoltura fa leva sul concetto di cooperazione tra terra e uomo, e deve svolgersi in linea con gli equilibri e le relazioni fra le componenti materiali e quelle immateriali, presenti in natura. Al fine di eseguire le varie operazioni colturali in sintonia con i cicli agronomici, ogni anno viene pubblicato uno specifico calendario indicante, agli agricoltori biodinamici, i periodi ottimali per ogni loro operazione.

Ovviamente chi segue un’alimentazione vegetariana o vegan, e chiunque presti attenzione ai cibi che consuma, se è a conoscenza dei pregi dei prodotti biologici e biodinamici, ed anche di quelli provenienti dell’agricoltura integrata, cercherà di optare per questi piuttosto che per quelli convenzionali, questi ultimi forse più a buon mercato, ma inferiori dal punto di vista nutritivo. La spesa maggiore per l’acquisto dei primi, compenserà il risparmio in medicine, ed in cure per la propria salute.

Roma, 12 dicembre 2010 STEFANO SEVERONI

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

- AA. VV., Tutto bio 98. Tutto il biologico, ma non solo, Distilleria Editoria & Comunicazione, Forlì 1998.

- V. BENVENUTI, Agricoltura ecocompatibile, Provincia di Roma. Assessorato Sviluppo Economico e Attività Produttive, Roma 1999.



[1] Cfr. AA. VV., Tutto bio 98. Tutto il biologico, ma non solo, Distilleria Editoria & Comunicazione, Forlì 1998, p. 53.

Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Gennaio 2011 14:16
 
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