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Vivisezione: i numeri confermano che bisogna fermare la sperimentazione animale PDF Stampa E-mail
Scritto da Promiseland.it   
Lunedì 10 Giugno 2013 08:35

Vivisezione: i numeri confermano che bisogna fermare la sperimentazione animale

I dati sono allarmanti: il 92% dei farmaci risultati innocui sugli animali vengono poi scartati durante le prove cliniche sugli esseri umani. Solo l’8% degli esperimenti di vivisezione passano il vaglio della sperimentazione umana.

Nonostante ciò 2.603.671 è il numero di animali uccisi in Italia a fini sperimentali nel triennio 2007-2009 (dati pubblicati sulla G.U. n.53 del 03.03.2010). Numeri mostruosi. Le specie più rappresentate continuano ad essere topi (1.648.314) e ratti (682.925), seguono uccelli (97.248), altri roditori e conigli (73.362), pesci (59.881): animali largamente impiegati a causa del loro basso costo e perché facilmente maneggiabili. E’ in aumento il ricorso alle scimmie (con una “preferenza” per i macachi). I primati non umani, come anche i cani, sono utilizzati per esperimenti fortemente invasivi che comportano alti e prolungati livelli di dolore: studi di tossicità e indagini legate a problematiche nervose e mentali umane e cancro. Oltre 1.500 cani, in gran parte della razza beagle, muoiono ogni anno nei laboratori italiani.

 

 

In Italia sono oltre 599 gli stabilimenti autorizzati ad utilizzare animali. Si tratta di:

 

• industrie chimiche,

• industrie farmaceutiche

• laboratori ospedalieri

• istituti pubblici

• università

La regione dove si pratica più sperimentazione è la Lombardia (133 stabilimenti), seguita da Emilia Romagna (99), Lazio (62) e Toscana (55). Solo Alto Adige e Valle d’Aosta non ne hanno.

Crudele, ma soprattutto fuorviante. Perché tutte le specie, uomo compreso, sono diverse. E reagiscono diversamente alle sostanze: l’arsenico non è velenoso per la pecora e la cicuta non lo è per cavalli, capre e topi. L’aspirina, con la quale ci curiamo, è teratogena per gatti e topi.

Esistono molti esempi di farmaci dati per sicuri dopo un’accurata sperimentazione animale, che si sono poi rivelati pericolosi -talvolta mortali- quando sono stati usati sull’uomo.

Le alternative alla sperimentazione animale ci sono. Un esempio? Con la ricerca in vitro, utilizzando tessuti umani provenienti da biopsie o da interventi chirurgici, si risparmierebbe la vita a 400.000 animali solo in Italia. Senza contare che indagini ottenute su tessuti o cellule umane provengono dalla specie di vero interesse (l’uomo, appunto) e sono quindi più affidabili dei dati ottenuti da animali. Altro esempio: il ricorso ad animali in ambito didattico potrebbe essere completamente evitato, grazie alla disponibilità di metodi alternativi di comprovata efficacia per ogni applicazione: dai CD rom, plastici e video per le esercitazioni pre-laurea di anatomia, fisiologia e farmacologia, ai manichini e simulatori virtuali utilizzabili dagli aspiranti chirurghi. L’uso di questi metodi permetterebbe una concreta e immediata possibilità di risparmiare animali ad una inutile e anacronistica fine.

Emerge chiaramente che i test sugli animali non riescono a proteggere gli esseri umani.

Che cosa si può fare per fermare questo scempio?

Molti enti di beneficenza usano le donazioni per finanziare la sperimentazione animale. Non supportiamoli.

Agire in campo politico, sociale e medico attraverso petizioni, conferenze informative, manifestazioni per cambiare ed innovare la ricerca medica.

In molti paesi gli studenti hanno il diritto di rifiutarsi di vivisezionare gli animali: questo succede anche in Italia, abbiate quindi il coraggio di lottare per coloro che non hanno voce!

Sostieni l’iniziativa europea STOP VIVISECTION. Firma e contribuisci alla raccolta firme
www.stopvivisection.eu/it

Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Giugno 2013 17:19
 
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