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VANITA’ E SFRUTTAMENTO DEGLI ANIMALI: E’ LECITO PDF Stampa E-mail
Scritto da PAVESI SIMONE   
Mercoledì 26 Giugno 2013 15:15

VANITA’ E SFRUTTAMENTO DEGLI ANIMALI: E’ LECITO? – Animali e industria della pellicceria

 

 

 

 

 

 

 

 

Sintesi dell'intervento del 22 giugno di Simone Pavesi

La produzione industriale di abbigliamento comporta lo sfruttamento degli animali per l’ottenimento di fibre e materiali quali lana, piume, pelle, seta e pelliccia. In particolare, l’industria della pellicceria è indubbiamente il settore più discutibile e storicamente contrastato per la palese inutilità della pratica di allevare o catture animali per il solo e principale scopo di utilizzare la loro pelliccia.

 

L’85% degli animali sfruttati a livello mondiale in questa filiera sono appositamente allevati (70 milioni di animali prevalentemente visoni, volpi, cane-procione, chinchilla), mentre il restante 15% sono catturati in natura (10 milioni di animali di diverse specie: linci, lontre, procioni, coyote, foche, scoiattoli, volpi, …).

 

L’Europa rappresenta ancora oggi l’area geografica dove si produce il maggior numero di pelli di visoni (60% della quota mondiale) e di volpi (56%), ma è necessario evidenziare come già da diversi anni è in corso una rivalutazione di questa industria sia da parte dei consumatori che da parte delle istituzioni. Il trend dei consumi dei prodotti di pellicceria ha subito un sensibile e netto decremento, tanto da indurre le aziende a “inventarsi” gli inserti di pelliccia pur di riuscire a reggere al mercato ed a una domanda sempre più in calo (con questo escamotage il problema delle “pellicce” non è più prerogativa dell’abbigliamento donna, ma anche dell’abbigliamento uomo e bambino). Mentre sempre più paesi europei stanno formalmente vietando l’attività di allevamento di animali per il principale scopo di ricavarne pellicce (importante lo stop dell’Olanda, oggi terzo paese al mondo produttore di pelli di visone, e che si aggiunge ai bandi già approvati da Inghilterra, Irlanda del Nord, Scozia, Austria, Croazia, Slovenia e – ma solo per le volpi - da Danimarca).

Le aziende moda, soprattutto quelle che vantano il proprio impegno in ambito di Responsabilità Sociale (e Ambientale) dovrebbero assumere decisioni circa l’impiego di pelliccia animale con una maggiore consapevolezza delle esternalità negative, in termini di:

  • impatto sugli animali appositamente allevati (pratica “gravemente lesiva del benessere animale”, come già documentato dal Comitato Scientifico della Commissione Europea, così come per quelli catturati (con tagliole) o comunque sfruttati in altre filiere
    [ http://ec.europa.eu/food/animal/welfare/international/out67_en.pdf ]

  • impatto ambientale (dalle fasi di allevamento alle fasi di lavorazione e produzione del prodotto pelliccia, come già documentato anche dal recente studio di Life Cycle Assessment realizzato dalla think tank Ce Delft, società olandese di ricerca ambientale, e diffuso in Italia dalla LAV
    [ http://www.lav.it/uploads/59/29152_Mink_fur_LCA_report_Feb.2011.pdf ]

  • valori sociali (sempre maggiore consapevolezza da parte dei consumatori circa la condizione animale nell’industria della pellicceria e la filiera produttiva, come già documentato anche da Eurispes nel Rapporto Italia 2011, ed in base alle nuove tendenze e consumi dei luxury consumers indicate sempre da Eurispes nel Rapporto 2012).

E occorre anche aggiungere l’impatto sulla salute dei consumatori, come emerso dalle evidenze dell’indagine Toxic Fur della LAV che ha accertato la presenza di sostanze cancerogene, mutagene e tossiche negli inserti in pelliccia di capi di abbigliamento di note marche italiane e destinati a bambini di età compresa tra i 18 mesi e i 12 anni. [ http://lav.it/index.php?id=2069 ]

 

Tra le varie attività in cui è impegnata la LAV contro lo sfruttamento degli animali nell’industria della pellicceria, abbiamo presentato una proposta di legge in materia di “divieto di allevamento, cattura e uccisione di animali per la produzione di pellicce” [http://lav.it/index.php?id=1863 ] e che è già stata assegnata alle commissioni parlamentari competenti. La proposta di legge LAV ha già riscosso il consenso trasversale di diverse forze politiche, di decine di migliaia di cittadini e attende solo di essere inserita nell’agenda dei lavori del Parlamento. Se approvata, porterà l’Italia a livello di altri paesi europei e consentirà di proseguire nell’estensione del divieto di allevamento di animali per tale finalità in tutta Europa, ovvero consentirà di avviare azioni di contrasto al commercio vero e proprio di prodotti tessili con pellicce animali; perché se le istituzioni vietano l’allevamento di animali “da pelliccia”, allora non ha alcun senso che nel mercato continuino ad essere commercializzate le loro pelli.

Ultimo aggiornamento Martedì 25 Giugno 2013 16:05
 
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