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FATTORIE DELLA BILE LUOGHI DI CRUDELTÀ INCOMMENSURABILE PDF Stampa E-mail
Scritto da Marinella Robba   
Martedì 09 Luglio 2013 06:25

 

FATTORIE DELLA BILE

LUOGHI DI CRUDELTÀ INCOMMENSURABILE

 

Più che una forma di vivisezione: una lenta ed atroce tortura che può durare più di 25 anni. Chi entra in una delle fattorie della bile cinesi, vietnamite o coreane entra in vere e proprie camere di tortura attrezzate. Le vittime sono gli Orsi della Luna, denominati così per la caratteristica macchia bianca sul petto. Sottratti alle madri ancora cuccioli, vengono imprigionati in gabbie poco più grandi del loro corpo per l'estrazione continua della bile, fino al sopraggiungere della morte. Il prelievo viene effettuato attraverso rudimentali cateteri conficcati nell'addome. La totale immobilità a cui sono costretti gli orsi, insieme alla privazione di cibo e acqua aumentano il livello di stress e, di conseguenza, la quantità di bile prodotta. Questo sistema provoca ferite semipermanenti che consentono il continuo defluire della bile. Ferite che si infettano e provocano un dolore straziante.

Nel luglio 2000 Animals Asia Foundation, organizzazione internazionale fondata da Jill Robinson, riuscì ad ottenere un accordo con le autorità cinesi per la liberazione degli orsi e la chiusura progressiva delle fattorie. In Vietnam questi luoghi di tortura, illegali dal 1992, sono ancora molto diffusi e gli Orsi della Luna imprigionati e torturati sono migliaia. Anche in Vietnam, nel 2006, è stato siglato un accordo ufficiale per il rilascio di centinaia di esemplari. «Sono complessivamente circa 400 gli orsi salvati tra Cina e Vietnam, attualmente ospiti dell' organizzazione - spiega Irene De Vitti, direttore di Animals Asia Foundation Italia - ma restano migliaia quelli ancora rinchiusi nelle fattorie della bile: 10.000 in Cina e 2.400 in Vietnam. Una cifra impressionante se si pensa che in natura sopravvivono circa 16.000 esemplari. L'Orso della Luna è una specie autoctona a serio rischio di estinzione. Per essere chiari: nella Convenzione CITES risulta incluso nella stessa appendice del Panda». Attualmente sono attivi due centri di recupero, soprannominati Santuari. Uno si trova in Cina e l'altro in Vietnam, entrambi gestiti da Animals Asia Foundation. «E' l'unica organizzazione straniera che opera in Cina, dove è riuscita a costruire un grande centro di recupero - afferma Adriana Rizzo, volontaria dell'organizzazione - mentre in Vietnam gestisce il Santuario di Tam Dao, che attualmente ospita 104 orsi e c'è un progetto di espansione». Le condizioni degli orsi che vi giungono sono estreme: agonizzanti, denutriti, disidratati, in stato di shock. Molti sono colpiti da malattie invalidanti come artriti, peritoniti, ulcere perforanti e tumori. Alcuni orsi, inoltre, hanno subito l'asportazione dei denti e l'amputazione delle falangi per rendere più sicura l'estrazione della bile. Appena giungono al centro di recupero vengono sottoposti a massicce terapie mediche a base di antibiotici e a lunghi interventi chirurgici finalizzati a contenere i danni provocati da tanti anni di torture. «A tutti gli orsi viene asportata subito la cistifellea irrimediabilmente compromessa dalla continua estrazione di bile - asserisce Adriana Rizzo - solo questo primo intervento costa oltre 450 euro, ma sono sempre necessarie altre cure mediche i cui costi sono altissimi. Cerchiamo quindi di attivarci il più possibile per informare e raccogliere denaro, perché l'associazione non riceve finanziamenti pubblici e le spese per le cure degli orsi e per la gestione delle strutture sono elevate». Dopo le cure mediche seguono intensi mesi di fisioterapia finalizzati al recupero della muscolatura atrofizzata dagli anni di immobilità e all'instaurazione di legami con l'ambiente circostante e con i propri simili. Dalla bile degli Orsi della Luna viene estratto il suo componente principale: l'acido ursodeoxicolico. Utilizzato dalla medicina tradizionale cinese per curare febbre, patologie del fegato, infiammazioni agli occhi e convulsioni. Tuttavia pare sia rischioso per la salute umana, come spiega Irene De Vitti: «In Cina e in Vietnam, soprattutto negli ultimi anni, si va affermando sempre maggiore consapevolezza rispetto al tema dell'animal welfare e, nel caso specifico delle fattorie della bile, ai rischi per i consumatori; la bile, infatti, viene estratta da animali molto malati. Inoltre, è contaminata da sostanze nocive, tra cui cellule cancerogene. L'impiego di prodotti che contengono il principio attivo estratto dalla bile degli orsi può comportare effetti collaterali ben peggiori delle malattie che curano. Tutto questo - conclude - si aggiunge agli evidenti problemi sotto il profilo etico e di sopravvivenza della specie». Ma esistono metodi alternativi che non hanno effetti collaterali per l'essere umano e rispettano gli animali? Le alternative possono essere sia di natura sintetica che di natura erboristica. L'acido ursodeoxicolico può essere facilmente riprodotto in laboratorio. Non solo. Hanno le stesse proprietà terapeutiche il tarassaco, l'edera e la salvia, i cui costi sono bassissimi, non hanno effetti collaterali per l'uomo e il loro uso rispetta gli animali. Discorso analogo per il balsamo di tigre, che può essere efficacemente sostituito da unguenti di origine vegetale. Se da un lato è evidente a tutti la crudeltà del metodo di estrazione della bile dagli Orsi della Luna, dall'altro lato è una mera illusione pensare che sia l'unica atrocità a danno degli animali. «In quei Paesi, nonostante i divieti, i maltrattamenti vengono perpetrati ugualmente - commenta con amarezza la Rizzo - ne è un esempio lampante la produzione di vino con ossa di tigri. Visto che è vietato ucciderle, per aggirare il divieto, le richiudono in gabbie e le lasciano morire di fame. In questo modo ottengono le ossa per produrre il vino». La situazione è allarmante perché attualmente sopravvivono pochissimi esemplari. «C'è anche un altro aspetto molto preoccupante - aggiunge Irene De Vitti - rappresentato dai tanti zoo e parchi safari che, dietro al formale impegno di svolgere un ruolo primario nella salvaguardia delle specie in via di estinzione, sono vere e proprie attrazioni per turisti che ben poco hanno a che fare con il benessere animale. Tra le attività degne di nota, il famigerato live feeding, pratica aberrante nella quale prede vive vengono date in pasto ai grandi felini sotto lo sguardo compiaciuto degli spettatori, tra cui purtroppo molti bambini».

 

 

Marinella Robba

Tratto da Pelo & Contropelo n. 1/2013

Per scaricare gratuitamente il giornale: www.lacincia.it/docs/pelo_contropelo_20130601.pdf

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Ultimo aggiornamento Martedì 09 Luglio 2013 16:15
 
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