"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani - Premessa Stampa
Scritto da Annalisa   
Mercoledì 29 Gennaio 2014 09:38

"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani
Premessa


Pur tra diverse incombenze, ho scritto questo libro per il mio grande amore per gli animali. Ho attinto le varie notizie dal "Centro di documentazione" che ho istituito sul rapporto che la Chiesa ha avuto, ha e dovrà avere nel futuro nei riguardi di queste creature di Dio. Dovevo rispondere, innanzitutto a me stesso, ad alcune domande: Perché le nazioni dove gli animali vengono meno rispettati e più crudelmente perseguitati sono quelle cristiane dell’Europa mediterranea e dell’America latina? Perché le stragi di animali che si effettuano durante le feste religiose della cattolicissima Spagna, non solo non vengono condannate, ma sono addirittura patrocinate da confraternite e da parroci, senza che le Autorità diocesane, salvo qualche rara eccezione, abbiano nulla da ridire. Perché tanto disinteresse e indifferenza, anche in Italia, sulla sorte degli animali, in particolar modo sull’uccisione lenta, dolorosa, straziante degli agnelli, che cinque volte nella Messa vengono evocati per simboleggiare il Figlio di Dio? Perché c’è il silenzio assoluto da parte della catechesi, e quindi anche della morale, sul comportamento che i cristiani dovrebbero avere con gli animali?


A queste e ad altre domande ho cercato di rispondere, indagando sulla storia delle religioni, sui due Testamenti, sui Vangeli Apocrifi, sui Padri della Chiesa, sull’esempio dei Santi, in particolare di San Francesco e di San Filippo Neri. Molte sono le pubblicazioni riguardanti gli animali, ce ne sono di tutti i tipi. Le più importanti sono specializzate su argomenti specifici: la sofferenza degli animali, i loro diritti, la vivisezione, la giustizia interspecifica, ecc. Mancava un libro che trattasse di proposito il rapporto "Chiesa-animali", così come si è profilato lungo la storia.

Sono convinto che il cambiamento in meglio, presuppone la conoscenza dei comportamenti negativi e positivi che convivono paradossalmente nei vari secoli fino ad oggi. Forse la parte più notevole del libro è la documentazione delle varie affermazioni, in particolare quella che Gesù di Nazareth non ha mangiato l’agnello pasquale, e del vegetarianesimo della prima Chiesa cristiana. Mentre dovunque cresce la prassi vegetariana, non è un sogno pensare che finalmente anche i cristiani tornino, seppur con gradualità, a questa scelta che è di Gesù e dei primi discepoli, come attestato da Egesippo, San Girolamo, Sant’Agostino ed altri. Il precetto di non mangiare carne i venerdì, non è solo un invito alla penitenza, ma è il residuo della prassi antica.

L’amore per gli animali è un nuovo “segno dei tempi”, intuito dai movimenti ecologisti e portato avanti dagli etologi, che stanno accumulando sempre più preziose conoscenze al riguardo. Valga per tutte l’esperienza riferita dal naturalista Louis-Pierre Gratiolet nel suo trattato "Anatomia comparata del sistema nervoso". Un vecchio cavallo non riusciva più ad arrivare alla greppia e non poteva più masticare il fieno con i suoi denti consunti: dei giovani cavalli tiravano giù il fieno e glielo mettevano davanti dopo aver masticato il fieno per il vecchio compagno. Come si può continuare a credere che l’animale sia solo un coacervo di molecole?

Giovanni Paolo II, nella "Sollecitudo rei socialis", ha spronato i teologi a studiare un nuovo rapporto "uomo-animale". In un discorso del 10 gennaio del 1990, facendo felici gli animalisti, credenti e non, ha richiamato l’insegnamento biblico: "Non solo nell’uomo, ma anche negli animali c’è il soffio divino".

Il credente, con una rinnovata responsabilità, è chiamato a prendere sul serio la Creazione. Ha il compito di custodire e di coltivare, di portare a compimento quanto Dio gli ha consegnato in "dono". La pace di Dio Creatore è anche pace e salvaguardia di tutto il Creato.

All’interno di un umanesimo plenario, penso che l’unica strada percorribile tra le secche di un apparente "antropocentrismo" e di un "biocentrismo" che può degenerare in agnosticismo, sia il "teocentrismo", la via metafisica appunto "al di là delle cose", la strada di San Francesco. Solo la Sorgente Infinita può dare un valore a tutto ciò che vive.

Questa "nuova-antica" teologia della Creazione deve essere riscoperta e subito tradotta in prassi di fede.

Il vocabolo "universo", che etimologicamente deriva da "Uni-versus", e cioè "verso l’Uno", esprime la fede dei nostri padri.

Dobbiamo rivolgerci verso l’Infinito Iddio se desideriamo comprendere il mistero che è in noi e in ogni essere vivente. Dinanzi ad una non aleatoria catastrofe cosmica, ci salveremo tutti, uomini ed animali, se saliremo insieme, in una vera solidarietà, su questa nuova "Arca di Noè", che è il pianeta Terra.

 

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Aprile 2014 19:42