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"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani - Il fuoco e il calice PDF Stampa E-mail
Scritto da Annalisa   
Domenica 09 Febbraio 2014 18:48

"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani
Il fuoco e il calice


Lo storico tedesco Franz Susman, studioso dei rapporti Chiesa-Animali, è venuto da me con l’amico Bruno Mertens, creatore di un singolare Centro di riflessione buddista. Mi ha raccontato un sogno che sua moglie Gabrielle, particolarmente dotata di capacità sensitive, avrebbe avuto recentemente. Come in una visione ha veduto un enorme fuoco, che poi ha interpretato come la gran sofferenza degli animali. Il mezzo offerto dall’alto per estinguerlo: un calice misterioso che rappresentava la Chiesa. "Ciò che lei sta facendo, come abbiamo letto nei giornali tedeschi - mi ha detto il mio amico professore - è l’inizio di questa grande opera di liberazione da parte della Chiesa". Le mie iniziative a favore degli animali sono troppo modeste per meritare questa lode. Rimane vero invece che la Chiesa ai nostri giorni è chiamata anche a questo grande compito.


Che cosa può fare la Chiesa? I biblisti debbono chiarire il senso profondo dei primi capitoli del Libro della Genesi, contro alcune affrettate interpretazioni della Bibbia. I teologi devono accogliere l’invito di Giovanni Paolo II nella "Sollecitudo rei socialis" a studiare un nuovo rapporto uomo-animale. Devono ristudiare riguardo a questo problema, i documenti del Magistero e dei Concilii, le testimonianze dei Padri della Chiesa ed il comportamento dei Santi, in particolare di San Francesco, la teologia medievale, la filosofia cristiana, ma anche il contributo del pensiero laico.

I parroci e gli altri sacerdoti, nella predicazione e nella catechesi specialmente ai fanciulli, non possono più dimenticare di inculcare il rispetto, la protezione, la cura degli animali, di questi "nostri fratelli più piccoli", come li chiamava il "poverello di Assisi".

Gli animalisti di ogni credenza sono riconoscenti per i ripetuti interventi che Giovanni Paolo II va facendo, da un po’ di tempo, a favore del valore degli animali.

A Valencia, in Spagna, dove sono stato chiamato per commentare le parole del Papa sul "soffio divino" presente anche negli animali e non soltanto nell’uomo, mi è stato domandato bruscamente se questo non sia una specie di marketing da parte della Chiesa. In Italia, più rozzamente, è stato scritto che "il Papa si è tinto di verde". C’è da osservare che la Chiesa deve parlare all’uomo di oggi leggendo, come affermava Papa Giovanni XXIII, i "segni dei tempi". La spiegazione ci viene data dal Leky, che nella sua "Storia della morale in Europa", scrive: "All’inizio l’atteggiamento benevolo riguarda solamente il nucleo familiare, poi il cerchio si espande e include dapprima una classe, poi una nazione, poi un insieme di nazioni, infine tutta l’umanità; da ultimo il suo influsso si fa sentire nel rapporto dell’uomo con il mondo animale...".

Gli studi e le nuove conoscenze a livello planetario suscitano oggi, specialmente nei giovani, un interesse nuovo che favorisce questo passo finale nell’espansione del cerchio etico. In modo assai diverso sono in molti, dentro ai partiti o nelle leghe, a prendere parte alla lotta per la liberazione animale. Questo fenomeno completamente nuovo, traccia un orizzonte morale al di là della nostra specie e crea una tappa significativa nello sviluppo dell’etica umana. Anche nella Chiesa non si è più così certi di alcune posizioni esageratamente antropocentriche. Siamo in diversi, ormai, ad esplorare le debolezze nascoste in molte convinzioni etiche che ci sembravano a prima vista evidenti. Il Cristianesimo non è una religione del particolare, di un sapere tronco ridotto in schegge. Il Vangelo ha una sua dimensione dichiaratamente planetaria di fronte alla Creazione.

Ci domandiamo con pena perché il Concilio Vaticano II e le correnti ecologiste cristiane non abbiano ancora raccolto i frutti di questo particolare ecumenismo cosmico. Culturalmente ciascuno, in questa società pluralista, si fa un’idea personale del posto che occupano gli esseri che fanno parte della natura. La protezione viene spesso sottoposta a valutazioni arbitrarie.

Qualche legislatore ha definito il cane come "oggetto semovente". Anche chi ha cercato di correggere questo eccesso meccanicistico, lo ha fatto con imprecisione e variabilità. Per lo più è sempre assente un concetto definito di ordine spirituale.

L’animale non ha diritto ad una definizione di valore fondata sulla fede e sulla scienza? L’assenza dei cristiani in questo campo è un arroccamento su una cultura arcaica che polarizza l’uomo su se stesso a spese dell’ambiente. Anche i laici hanno apprezzato i recenti interventi di Giovanni Paolo II a favore degli animali. Nella Chiesa non tutto è stato ancora approfondito e compreso. Il credente deve rinnovare la coscienza del suo ruolo e del senso di responsabilità che deve avere nel mondo. C’è un gran cambiamento da fare, e non senza una previa ricerca teologica e biblica.

L’esplorazione di tutte le dimensioni della vita, l’approfondimento spirituale del senso dei nostri rapporti con la totalità dei viventi, l’invito a porre fine a certi trattamenti abominevoli inflitti agli animali, saranno alcune grandi ricchezze del cristianesimo di domani. Il messaggio ancora disatteso che viene dal Concilio Vaticano II, dice stupendamente: "L’uomo può e deve amare le creature di Dio. Da Dio le riceve e le guarda e le onora come se al presente uscissero dalle mani di Dio".

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Aprile 2014 19:43
 
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