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"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani - La lunga notte PDF Stampa E-mail
Scritto da Annalisa   
Giovedì 13 Febbraio 2014 08:53

"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani
La lunga notte


“E Dio vide che era cosa buona” afferma il Primo Libro della Bibbia, la Genesi, dopo ogni singola creazione della realtà del cosmo. I redattori della fonte sacerdotale, che scrivono nel secolo V circa a.C. all’epoca dell’esilio, non sospettavano che la creazione fosse avvenuta in un altro modo. Quando eravamo ragazzi, sul frontespizio delle nostre Bibbie c’era una data: l’anno 4004 a.C. dalla creazione della terra. Non so con quali argomenti l’arcivescovo Usher nel seicento, l’avesse potuta fissare. Altri, compresi gli Ebrei, ne assicuravano date diverse, con eguale pretesa di precisione. Con argomenti ben più convincenti, gli studiosi parlano oggi di quattro miliardi e mezzo di anni. Gli uomini di Chiesa più colti si vengono a trovare così di fronte a una situazione che richiede nuovi approfondimenti e una lettura diversa della Bibbia. Dopo un lungo sonno, dovranno trascorrere milioni e milioni di anni perché la lenta evoluzione della specie possa aprirsi allo psichismo, al perfezionamento del sistema nervoso, alla coscienza totale dell’uomo, l’ultimo parente di una generazione quasi infinita.

 

Ingegnosamente, per cogliere tutta la lentezza di questa elevazione verso il più perfetto, alcuni autori hanno inventato uno schema ben noto. L’età della terra, quattro miliardi e mezzo di anni, può essere ridotta a un anno. Da gennaio a novembre, durante l’era precambriana, c’è il silenzio cosmico e nessuna traccia di vita.

 

L’uomo appare l’ultimo minuto del 31 dicembre. Appena due settimane fa sono comparsi i dinosauri, morti da sei giorni. Si sono sbranati fra di loro e i musei etnologici ne registrano la tragedia. In un museo londinese è ben visibile la testa di un dinosauro, frantumata con i grandi denti spezzati da un avversario più forte di lui. Nel fango, oggi pietrificato, è constatabile l’impronta di molte agonie. Dice bene Michel Damien:”I fossili sono i bassorilievi che raccontano sulla cattedrale della vita la storia dell’amore sconfitto”. Se la Bibbia è una scrupolosa interpretazione religiosa dichiaratamente teologica dell’apparizione della vita sulla terra, come spiegare questa lunga carneficina che si è consumata in millenni di tragedia, come ci viene descritta dagli scienziati? Dio dov’era?

 

Una cosa è certa: c’è una traiettoria della natura, il proposito di andare sempre più avanti. A prezzo di camminare su montagne di corpi, essa tende a salire sempre più in alto. Adesso sappiamo che il percorso vincente fatto da un pesce in un labirinto, si trasmette geneticamente nella memoria dei pesci che lo hanno mangiato. Nella carneficina della preistoria non c’è il caos. Se le variazioni biologiche fossero a caso, non potrebbero essere oggetto di scienza. Se possiamo stabilire l’epoca cui appartengono le diverse strutture, e distinguere le specie tra migliaia di altre, se soprattutto l’evoluzione non si è verificata in frange staccate, è segno che questa carneficina obbedisce ad un disegno.

 

Trasmettere la vita, così semplicemente, non importa a quale prezzo o in che condizioni, purché altri esseri continuino a vivere con maggiori informazioni ed esperienze: questo è stato il compito di un innumerevole esercito di animali dalle forme più svariate, ed è stato il motivo della loro esistenza. Inutile domandarci se Dio poteva organizzare il mondo diversamente. Avremmo la stessa risposta data ai perché di Giobbe: “Dov’eri tu quando creavo le stelle?”.

 

Eppure queste creature, come scrive i Damien, “vissero momenti di riposo e provarono il desiderio di avvicinarsi ad un altro essere, non per stritolarlo ma per stringerlo voluttuosamente; sentirono il caldo del sole e il freddo dell’inverno, la stanchezza della vecchiaia, quando avevano la fortuna di battersi abbastanza per arrivarci”.

 

Il disegno dell’evoluzione prevedeva le tecniche di difesa: la corazza e la coda a forma di clava per l’anchilosauro, i quasi duemila denti dell’iguadonte che rispuntano quando vengono spezzati, la forma affusolata dei pesci che favorisce la rapidità del nuoto, le onde di disturbo scoperte dal Branly nel moscerino per dirottare il pipistrello con il suo radar. Nessuna creatura, nascosta in un angolo di foresta o in una laguna, è dimenticata da Dio. Certo, i suoi disegni ci sono nascosti; ma si dovrà rivedere il ruolo assegnato dalla Bibbia al Creatore, dato che egli ha esplicitato la sua Onnipotenza in un modo diverso, e non secondo gli schemi ovviamente simbolici mediorientali.

 

Sicuramente bisognerà ridimensionare il concetto dell’uomo: egli è l’erede delle grandezze e delle miserie del passato, comprese quelle di un mondo animale a cui è legato strettamente dall’insieme cosmico della vita. “Ciascun uomo - ha scritto scherzosamente Oliver Holmes - è un autobus, sul quale viaggiano tutti i suoi antenati”.

 

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Febbraio 2014 08:10
 
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