Archivio

Newsletter di A.C.V.

Qui puoi iscriverti alla nostra newsletter!
Newsletter A.C.V.


Ricevi HTML?

Radici bibliche dell'agire cristiano - Introduzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Marilena   
Venerdì 28 Febbraio 2014 09:26

Pontificia Commissione Biblica, Bibbia e morale
Radici bibliche dell'agire cristiano


Introduzione

1. Da sempre l’uomo è alla ricerca di felicità e di senso. Come dice finemente Sant’Agostino: “egli vuole essere felice anche vivendo in modo da non esserlo“ (De civitate Dei, XIV,4). Questa espressione pone già il problema della tensione tra il desiderio profondo dell’essere umano e le sue opzioni morali più o meno coscienti. Pascal esprime in modo mirabile la stessa tensione: “Se l’uomo non è fatto per Dio, perché è felice solo in Dio? Se l’uomo è fatto per Dio, perché si rivela così opposto a Dio?” (Pensées, II, 169).


Proponendo una riflessione, la più articolata possibile, sul soggetto delicato dei rapporti che intercorrono fra Bibbia e morale, la Commissione Biblica parte intenzionalmente da due presupposti determinanti: 1- Dio è, per ogni credente e per ogni uomo, la risposta ultima a questa ricerca di felicità e di senso, 2- la Sacra Scrittura, una, cioè comprendente ambedue i Testamenti, è un luogo valido e utile di dialogo con l’uomo contemporaneo sulle questioni che toccano la morale.

0.1. Un mondo che cerca risposte
2. Non è possibile, mentre si accosta questo progetto, fare astrazione dalla congiuntura attuale. Nell’era della mondializzazione si osserva in molte delle nostre società una trasformazione rapida di scelte etiche, sotto lo choc degli spostamenti di popolazioni, dei rapporti sociali divenuti più complessi e dei progressi della scienza, specialmente nel campo della psicologia, della genetica e delle tecniche della comunicazione. Tutto ciò esercita un influsso profondo sulla coscienza morale di molte persone e gruppi, al punto che tende a svilupparsi una cultura fondata sul relativismo, la tolleranza e l’apertura alle novità, non sempre approfondita a sufficienza nei suoi fondamenti filosofici e teologici. Anche per un buon numero di cristiani cattolici questa cultura della tolleranza ha come contropartita una accresciuta sfiducia, addirittura una marcata intolleranza di fronte a certi aspetti dell’insegnamento morale della Chiesa solidamente radicati nella Scrittura. Come giungere all’equilibrio?

0.2. I nostri obiettivi
3. Nel presente documento il lettore non troverà né una teologia biblica completa in materia di moralità né, ancor meno, ricette o risposte fatte per i problemi morali, vecchi o nuovi, che vengono discussi ai nostri giorni su tutte le tribune, compresi i mass media. Il nostro lavoro non intende sostituirsi a quello dei filosofi e dei teologi moralisti. Una trattazione adeguata dei problemi concreti posti dalla morale necessiterebbe di un approfondimento razionale e anche di una trattazione delle scienze umane, che esulano nettamente dal campo della nostra competenza. Il nostro obiettivo, più modesto, è duplice.

1- Esso consiste anzitutto nel situare la morale cristiana nell’orizzonte più vasto dell’antropologia e delle teologie bibliche. Ciò aiuterà fin dall’inizio a fare emergere più chiaramente la sua specificità e la sua originalità in rapporto sia alle etiche e alle morali naturali, fondate sull’esperienza umana e sulla ragione, sia alle morali proposte da altre religioni.

2- L’altro obiettivo è, in qualche modo, più pratico. Non è facile utilizzare la Bibbia con proprietà quando vi si cercano lumi per approfondire una riflessione morale o elementi di risposta nei confronti di problematiche o situazioni morali delicate. Pur tuttavia la Bibbia stessa fornisce al lettore alcuni criteri metodologici atti a facilitare questo cammino.

Questo doppio obiettivo comanda e spiega la struttura bipartita del presente documento. In un primo tempo: “una morale rivelata: dono divino e risposta umana”; poi: “alcuni criteri biblici per la riflessione morale”.

Dal punto di vista del metodo, senza accantonare il metodo storico-critico, inevitabile per più motivi, ci è sembrato utile, per i fini della nostra esposizione, privilegiare nettamente l’approccio canonico delle Scritture (cf. Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, I, C, 1).

0.3. Linee di fondo per comprendere l’orientamento del documento
0.3.1. Il concetto chiave: «morale rivelata»

4. In un primo tempo, per fedeltà al movimento di fondo della Scrittura nella sua totalità, introdurremo il concetto, forse non abituale, di “morale rivelata”. Per la nostra esposizione è un concetto chiave. Per giungere a parlare di “morale rivelata” occorre liberarci di alcune precomprensioni correnti. Fin che si riduce la morale a un codice di comportamento individuale e collettivo, a un insieme di virtù da praticare o anche agli imperativi di una legge naturale ritenuta universale, non si può percepire a sufficienza tutta la specificità, la bontà e l’attualità permanente della morale biblica.

Ci sia permesso introdurre subito due idee fondamentali, che avremo occasione di sviluppare in seguito: 1- la morale, senza essere secondaria, è seconda. Ciò che è primo e fondante è l’iniziativa di Dio, che noi esprimeremo teologicamente in termini di dono. In prospettiva biblica, la morale si radica nel dono previo della vita, dell’intelligenza e di una volontà libera (creazione) e, soprattutto, nell’offerta totalmente gratuita di una relazione privilegiata, intima, dell’uomo con Dio (alleanza). Essa non è per prima cosa risposta dell’uomo, bensì svelamento del progetto di Dio e dono di Dio. In altri termini, per la Bibbia, la morale viene dopo l’esperienza di Dio, più precisamente dopo l’esperienza che Dio fa fare all’uomo per dono puramente gratuito; 2- a partire di qui, la Legge stessa, parte integrante del processo dell’alleanza, è dono di Dio. Essa non è in partenza una nozione giuridica, impostata su comportamenti e atteggiamenti, ma un concetto teologico, che la Bibbia stessa rende al meglio col termine “cammino” (derek in ebraico, hodos in greco): un cammino proposto.

Nel contesto attuale una tale prospettiva d’accostamento s’impone in modo tutto particolare. L’insegnamento morale, certo, fa parte della missione essenziale della Chiesa, ma in seconda istanza, in rapporto alla valorizzazione del dono di Dio e dell’esperienza spirituale, cosa che gli uomini del nostro tempo talora stentano a percepire e a esaminare adeguatamente.

Il termine «morale rivelata» non è forse classico né abituale. Ciononostante esso si iscrive nell’orizzonte tracciato dal Concilio Vaticano Secondo nella Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione. Il Dio della Bibbia non svela anzitutto un codice, ma “se stesso” nel suo mistero e “il mistero della sua volontà”. “Questa economia della rivelazione avviene con eventi e parole tra loro intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, e le parole proclamano le opere e illuminano il mistero in esse contenuto.” (Dei verbum, I, 2) Pertanto, tutti gli atti con i quali Dio si rivela hanno una dimensione morale per il fatto che richiamano gli esseri umani a conformare il loro pensiero e il loro agire al modello divino: “Siate santi, perché io il SIGNORE Dio vostro, sono santo” (Lv 19,2); “Voi dunque siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48).

0.3.2. L’unità dei due Testamenti
5. Tutta la rivelazione - ossia il progetto di Dio che vuole farsi conoscere e aprire a tutti il cammino della salvezza - converge verso Cristo. Nel cuore della Prima Alleanza il “cammino” designa contemporaneamente un percorso di esodo (l’evento liberatore primordiale) e un contenuto didattico, la Torah. Nel cuore della Nuova Alleanza, Gesù dice di se stesso: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Condensa dunque nella sua persona e nella sua missione tutta la dinamica liberatrice di Dio e anche, in un certo senso, tutta la morale, concepita teologicamente come dono di Dio, cioè cammino per accedere alla vita eterna, all’intimità totale con lui. Si percepisce di qui l’unità profonda dei due Testamenti. Ugo di San Vittore esprimeva questa intuizione con una formula incisiva: “Tutta la divina Scrittura è un libro solo e quest’unico libro è Cristo” (De arca Noe, II, 8).

Si avrà cura dunque di non opporre Antico e Nuovo Testamento, in materia di morale come in ogni altro campo. In questo caso il documento precedente della Pontificia Commissione Biblica potrà fornire gavitelli utili, quando segnala i rapporti tra i due Testamenti in termini di continuità, discontinuità e progressione (Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana, nn. 40-42).

0.4. I destinatari del documento
6. Siamo consapevoli che il nostro discorso è recepibile in primo luogo dal credente, a cui è primariamente destinato. Tuttavia ci auguriamo di suscitare un dialogo più ampio tra uomini e donne di buona volontà, di diverse culture e religioni, che cercano, al di là delle vicissitudini del quotidiano, un cammino autentico di felicità e di senso.





Pagina precedente

Pagina seguente

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Febbraio 2019 08:12
 
maria8_2.jpg

Il Santo del giorno

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire