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Radici bibliche dell'agire cristiano - Una morale rivelata: dono divino e risposta umana PDF Stampa E-mail
Scritto da Marilena   
Mercoledì 09 Aprile 2014 09:16

Pontificia Commissione Biblica, Bibbia e morale
Radici bibliche dell'agire cristiano


Prima Parte
Una morale rivelata: dono divino e risposta umana


7. Il rapporto fra dono divino e risposta umana, fra azione antecedente di Dio e compito dell’uomo, è determinante per la Bibbia e per la morale in essa rivelata. Cominciando dalla creazione cerchiamo di descrivere i doni di Dio, secondo le diverse fasi del suo agire in favore dell’umanità e del popolo eletto, e aggiungiamo sempre i compiti che Dio ha connesso con i suoi doni.

Oltre al rapporto che abbiamo appena descritto, due altri fattori sono fondamentali per la morale biblica. Essa non è caratterizzata da un moralismo rigoroso, anzi il perdono per le persone cadute fa parte del dono di Dio. E come si manifesta chiaramente nel Nuovo Testamento, l’agire terreno si svolge nell’orizzonte ispiratore della vita eterna, che è il compimento dei doni di Dio.


1. Il dono della creazione e le sue implicazioni morali
1.1. Il dono della crezione
8. La Bibbia ci presenta Dio come Creatore di tutto ciò che esiste, specialmente nei primi capitoli della Genesi e in una serie di Salmi.

1.1.1. All’inizio della Genesi
Il grande ciclo narrativo che si dispiega nel Pentateuco è introdotto dai due racconti delle origini (Gn 1-2).


Secondo una prospettiva canonica l’atto divino della creazione è il primo nel racconto biblico. Questa creazione iniziale comprende tutto, “il cielo e la terra” (Gn 1,1). Con ciò si afferma che tutto è dovuto alla determinazione di Dio ed è libero dono di Dio Creatore. Per Israele il riconoscimento di Dio come Creatore di tutto non è l’inizio della conoscenza di Dio, ma è un frutto della sua esperienza con Dio e della storia della sua fede.

Il dono specifico del Creatore per l’uomo consiste nel fatto che Dio lo ha creato a sua immagine: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza.” (Gn 1,26). Secondo l’ordine del racconto (Gn 1,1-31) l’uomo appare come la meta della creazione di Dio. In Gn 1,26-28 l’uomo viene descritto come vicario di Dio, in modo che egli si riporta al suo creatore e quest’ultimo – invisibile e senza immagine – rimanda alla sua creatura, all’uomo. Si presenta qui un programma di antropologia teologica nel senso stretto del termine, in quanto può parlare di Dio solo colui che parla dell’uomo, e viceversa, dell’uomo può parlare solo colui che parla di Dio.

Volendo specificare, l’uomo è “immagine” di Dio a causa di almeno sei caratteristiche:

1. la razionalità, cioè la capacità e l’obbligo di conoscere e di comprendere il mondo creato,

2. la libertà, che implica la capacità e il dovere di decidere e la responsabilità per le decisioni prese (Gn 2),

3. una posizione di guida, però in nessun modo assoluta, bensì sotto il dominio di Dio,

4. la capacità di agire in conformità con colui di cui la persona umana è l’immagine, o di imitare Dio,

5. la dignità di essere una persona, un essere ‘relazionale’, capace di avere rapporti personali con Dio e con gli altri esseri umani (Gn 2),

6. la santità della vita umana.

 


1.1.2. In alcuni Salmi
9. La parte della Bibbia nella quale si parla maggiormente di Dio Creatore è una serie di salmi: per es. 8; 19; 139; 145; 148. I salmi manifestano una comprensione soteriologica della creazione, perché vedono un legame fra l’attività di Dio nella creazione e la sua attività nella storia della salvezza. Essi descrivono la creazione non in un linguaggio scientifico ma simbolico; non presentano neppure riflessioni pre-scientifiche sul mondo, ma esprimono la lode del Creatore da parte d’Israele.

È affermata la trascendenza e la pre-esistenza del Creatore, che esiste prima di tutto il creato: “Prima che nascessero i monti, e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, Dio” (Sal 90,2). D’altra parte il mondo è caratterizzato dal tempo e dalla storia, dal cominciare e dal passare. Dio non appartiene al mondo e non fa parte del mondo. Invece il mondo esiste solo perché Dio lo ha creato e continua ad esistere solo perché Dio lo conserva nell’esistenza in ogni momento. Colui che ha creato provvede il necessario per ogni creatura: “Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa che provveda loro il cibo a suo tempo. Tu apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente” (Sal 145,15-16).

L’universo non è un tutto in sé chiuso, che sostiene se stesso. Al contrario, gli uomini insieme a tutte le altre creature dipendono continuamente e radicalmente dal loro Creatore. È Dio che in una ‘creatio continua’ dà loro la vitalità e li mantiene nell’esistenza. Mentre Gen 1 parla di Dio e dell’opera della creazione, il Sal 104 parla a Dio creatore in una preghiera basata sull’esperienza della bontà meravigliosa della creazione,constatando la dipendenza totale di tutto il creato: “Se nascondi il tuo volto vengono meno; togli loro il sospiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra” (104,29-30).

Dallo stesso Dio che ha creato e mantiene tutto Israele attende l’aiuto: “Il nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto cielo e terra” (Sal 124,8; cfr. 121,2). La potenza di questo Dio però, non è ristretta a Israele ma comprende tutto il mondo, tutti i popoli: “Tema il Signore tutta la terra, tremino davanti a lui gli abitanti del mondo” (Sal 33,8). L’invito alla lode del Creatore si estende a tutto il creato: cielo e terra, sole e luna, mostri marini e fiere, re e popoli, giovani e anziani (Sal 148). Il dominio di Dio comprende tutto ciò che esiste.

Il Creatore ha assegnato una posizione speciale all’uomo. Nonostante la fragilità e caducità umana il salmista afferma con stupore: “Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi” (Sal 8,6-7). “Gloria” e “onore” sono attributi del re; mediante loro una posizione regale viene assegnato all’uomo nella creazione di Dio. Questo stato rende l’uomo vicino a Dio che da parte sua è caratterizzato da “gloria” e “onore” (cf. Sal 29,1; 104,1), e lo mette sopra il resto del creato. Lo chiama a governare nel mondo creato, ma con responsabilità e in maniera saggia e benevola, caratteristica del regno dello stesso Creatore.

1.1.3. Dati fondamentali dell’esistenza umana
10. Essere creatura di Dio, aver ricevuto tutto da Dio, essere essenzialmente e intimamente un dono di Dio, questo è il dato fondamentale dell’esistenza umana e perciò anche dell’agire umano. Questo rapporto con Dio non si aggiunge come elemento secondario o transitorio all’esistenza umana, ma ne costituisce il fondamento permanente e insostituibile. Secondo questa concezione biblica niente di ciò che esiste proviene da se stesso, in una specie di auto-creazione, oppure è causato dal caso, ma è fondamentalmente determinato dalla volontà e potenza creatrice di Dio. Questo Dio è trascendente e non è una parte del mondo. Ma il mondo e l’uomo nel mondo, non sono senza Dio, dipendono radicalmente da Dio. L’uomo non può acquistare una vera e reale comprensione del mondo e di se stesso senza Dio, senza riconoscere questa totale dipendenza da Dio. Tale dono iniziale è quello fondamentale che rimane e che non viene cancellato ma perfezionato dai successivi interventi e doni divini.

Questo dono è determinato dalla volontà creatrice di Dio e perciò l’uomo non può trattarlo o utilizzarlo in modo arbitrario, ma deve scoprire e rispettare le caratteristiche e strutture che il Creatore ha dato alla sua creatura.

1.2. L’uomo creato come immagine di Dio e la sua responsabilità morale
11. Quando si sia compreso che tutto il mondo è creato da Dio, è dono intimamente e continuamente dipendente da Dio, occorre poi un impegno serio per scoprire i modi di agire che Dio ha iscritto nell’uomo e in tutta la sua creazione.

1.2.1. Secondo i racconti della creazione
Ciascuna delle caratteristiche che rendono l’uomo « immagine » di Dio porta con sé importanti implicazioni morali.

1. La conoscenza e il discernimento fanno parte del dono di Dio. L’uomo è capace e, come creatura, obbligato a indagare il progetto di Dio e a cercare di discernere la volontà di Dio per poter agire giustamente.

2. A causa della libertà che gli è data, l’uomo è chiamato al discernimento morale, alla scelta, alla decisione. In Gn 3,22, dopo il peccato di Adamo e la sua sanzione, Dio dice “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male.” Il testo è difficile da spiegare. Da una parte tutto indica che l’affermazione ha un senso ironico, perché mediante le proprie forze l’uomo, nonostante il divieto, ha cercato di mettere la mano sul frutto e non ha aspettato che Dio glielo donasse al tempo opportuno. Dall’altra parte, il significato dell’albero della conoscenza totale – così è da comprendere l’espressione biblica ‘bene e male’ – non si limita a una prospettiva morale, ma significa anche la conoscenza delle sorti buone e cattive, cioè del futuro e del destino: esso comprende il dominio del tempo, che è la competenza esclusiva di Dio. Per quanto riguarda la libertà morale data all’uomo, essa non si riduce a un semplice autoregolamento e autodeterminazione, essendo il punto di riferimento né l’io né il tu, ma lo stesso Dio.

3. La posizione di guida affidata all’uomo implica responsabilità, impegno di gestione e amministrazione. Anche all’uomo compete il compito di formare in modo “creativo” il mondo fatto da Dio. Egli deve accettare questa responsabilità, anche perché la creazione non è da conservare in uno stato determinato, ma sta sviluppandosi e l’uomo si trova, come essere che connette in sé natura e cultura, insieme a tutta la creazione.

4. Questa responsabilità deve essere esercitata in una maniera saggia e benevola imitando il dominio di Dio stesso sulla sua creazione. Gli uomini possono conquistare la natura ed esplorare le ampiezze dello spazio. Gli straordinari progressi scientifici e tecnologici del nostro tempo possono essere considerati come realizzazioni del compito dato dal Creatore agli uomini, che devono nondimeno rispettare i limiti fissati dal Creatore. Altrimenti la terra diventa luogo di sfruttamento, che può distruggere il delicato equilibrio e l’armonia della natura. Sarebbe certamente ingenuo pensare che possiamo trovare una soluzione dell’attuale crisi ecologica nel Salmo 8; esso però, inteso nel contesto di tutta la teologia della creazione in Israele, mette in questione prassi odierne ed esige un nuovo senso di responsabilità per la terra. Dio, l’umanità e il mondo creato sono connessi fra di loro e perciò anche teologia, antropologia ed ecologia. Senza il riconoscimento del diritto di Dio nei nostri confronti e in quelli del mondo il dominio degenera facilmente in dominazione sfrenata e in sfruttamento che conducono al disastro ecologico.

5. La dignità che le persone umane possiedono quali esseri relazionali le invita e obbliga a cercare e vivere un giusto rapporto con Dio a cui devono tutto; fondamentale per il rapporto con Dio è la gratitudine (cf. il paragrafo successivo, n. 12, basato sui Salmi). Inoltre ciò comporta fra le persone umane una dinamica dei rapporti di responsabilità comune, di rispetto dell’altro e della continua ricerca di un equilibrio non solo fra i sessi ma anche fra la persona e la comunità (fra valori individuali e sociali).

6. La santità della vita umana ne chiede un rispetto e una tutela onnicomprensive e vieta lo spargimento del sangue dell’uomo “perché ad immagine di Dio egli ha fatto l’uomo” (Gn 9,6).

1.2.2. Secondo i Salmi
12. Il riconoscimento di Dio come Creatore conduce alla lode e all’adorazione di Dio, poiché la creazione attesta la divina saggezza, potenza e fedeltà. Lodando, insieme al salmista, Dio per lo splendore, l’ordine e la bellezza della creazione, siamo incitati a un profondo rispetto verso il mondo del quale gli uomini fanno parte. La persona umana costituisce il culmine della creazione perché solamente gli uomini possono avere un rapporto personale con Dio e possono articolare la lode di Dio anche come vicari delle altre creature. Per mezzo degli uomini e mediante il culto della comunità tutta la creazione esprime la lode di Dio creatore (cf. Sal 148). I salmi della creazione conducono anche a una sana e positiva valutazione del mondo attuale, perché la vita in questo mondo è fondamentalmente buona. Nel passato poté accadere che la tradizione cristiana fosse tanto occupata della salvezza eterna degli uomini che essa mancava di dare la giusta attenzione al mondo naturale. La dimensione cosmica della fede nella creazione articolata nei salmi esige che l’attenzione venga rivolta alla natura e alla storia, al mondo umano e sub-umano, coinvolgendo contemporaneamente sia cosmologia sia antropologia e teologia.

Il Salterio si occupa dei temi inevitabili dell’esistenza umana in un mondo di mistero, incertezza e minaccia (cf. salmi di lamentazione). I salmisti mantengono la fiducia in un creatore benevolo che continuamente ha cura delle sue creature. Ciò suscita un continuo inno di lode e di ringraziamento: “Lodate il Signore perché è buono, perché eterna è la sua misericordia” (Sal 136,1).

1.2.3. Conclusione: sulle tracce di Gesù
13. Il Nuovo Testamento assume pienamente la teologia della creazione dall’Antico Testamento, conferendole in più una dimensione cristologica determinante (per es. Gv 1,1-18; Col 1,15-20). Ciò comporta evidentemente conseguenze morali. Gesù rende caduche le prescrizioni antiche sul puro e l’impuro (Mc 7,18-19), accettando in tal modo, sulla scia della Genesi, che tutte le cose create sono buone. Paolo va esattamente nello stesso senso (Rm 14,14; cf. 1 Tm 4,4-5). Quanto all’espressione chiave “immagine di Dio”, il corpus paolino la riprende per applicarla non solo a Cristo, “primogenito della creazione” (Col 1,15), ma a ogni uomo (1 Cor 11,7; Col 3,10). Non fa stupire che nelle lettere si ritrovino le caratteristiche antropologiche suggerite da quell’espressione, unite all’aspetto morale: razionalità (“legge scritta nei cuori”, “legge della ragione”: Rm 2,15; 7,23), libertà (1 Cor 3,17; Gal 5,1.13), santità (Rm 6,22; Ef 4,24), ecc. Avremo più tardi (cf. nn. 97.99) occasione di trattare della dimensione relazionale, specialmente riguardo all’istituto matrimoniale (cf. Gn 1,27: “uomo e donna li creò”).

 

 

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