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"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani - L’altra faccia dei Vangeli “I Vangeli apocrifi” PDF Stampa E-mail
Scritto da Annalisa   
Giovedì 10 Aprile 2014 19:06

"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani
L’altra faccia dei Vangeli “I Vangeli apocrifi”


Gli “apocrifi” per definizione, sono quei Libri che la Chiesa non ha accettato nel suo canone e che quindi non potevano essere letti nella liturgia. Non tutti erano ritenuti eretici o falsi. Si contestava la pretesa, almeno per quelli più antichi, di sostituire o completare la letteratura ufficiale con dei dettagli immaginari. Spesso introducevano le idee delle varie correnti di pensiero allora comuni, per lo più di sette scismatiche. Vennero però dichiarati falsi.La maggioranza degli scritti sono databili dal III al IV secolo, ma non mancano in essi materiali  che possono risalire alle più antiche e autentiche tradizioni cristiane. Era comprensibile che certi strati di fedeli desiderassero sapere molto di più sulla vita di Gesù, di sua madre Maria, degli apostoli, in particolare di qualcuno più legato ad un paese, ad una chiesa, a una qualche corrente di pensiero. Essi hanno il merito, almeno, di farci conoscere i sentimenti, gli stati d’animo, gli ideali di molti cristiani sia dell’Oriente che dell’Occidente. Alcune feste liturgiche cristiane, come la presentazione di Maria al Tempio, derivano dagli apocrifi. I mosaici di S.Maria Maggiore, del tempo di Sisto III, hanno molti particolari derivati interamente dagli apocrifi. Il loro influsso è presente persino nelle catacombe.


La letteratura apocrifa si rifà sentire anche in grandi opere come la “Divina Commedia” di Dante, il “Paradiso perduto” di Milton, la “Messiade” di Klopstock, ed in molte altre.

Gli apocrifi, con un loro genere letterario sovente leggendario e fantastico, hanno spesso per protagonisti gli animali, in particolare la colomba, il cane, il serpente, il leone.

Il “Pastore di Erma” del secondo secolo d.C. parla di “Angeli custodi” per le bestie selvagge. Nell’aramaico “Vangelo della Vita perfetta” c’è la condanna per i cacciatori, perché essi stessi saranno cacciati a loro volta! I Papi dell’epoca del Rinascimento che avevano la “Casa di Caccia” sulla via Portuense, non avevano certamente letto questo testo.

I testi degli apocrifi sono numerosi. Sono costretto a fare una scelta: riportare solo quanto essi riferiscono circa la presenza di animali nella vita di Gesù.

Nel Protoevangelo di Giacomo, con un chiaro riferimento a Isaia e ad Abacuc, compaiono nella Grotta Santa, illuminata da una “nube splendente”, il bue e l’asino “…genuflessi in adorazione accanto alla mangiatoia”. E’ un particolare che non è presente nei Vangeli canonici dell’infanzia che, secondo gli studiosi, sono anch’essi dei testi “a latere” dei Vangeli di Matteo e Luca, dato lo stile diverso e la citazione della Bibbia non secondo la traduzione dei LXX come nel resto dei Vangeli.

Il Vangelo dello Pseudo Matteo completa fantasticamente le poche notizie della fuga in Egitto: in una grotta in cui la Sacra Famiglia si riposa ci sono dei “draghi” che adorano Gesù e fuggono da Lui mansueti. Il riferimento è chiaramente ad un salmo di Davide che dice: “Dalla terra lodate il Signore, o draghi, draghi e abissi tutti!. Anche i leoni, i leopardi ed altre fiere lo adoravano, mostrando la strada e chinando la testa, facendo festa con la coda”. E’ detto espressamente che rimanevano mansueti tra le pecore, e i montoni che avevano portato con sé dalla Giudea. Camminavano tra i lupi, avverandosi quanto era stato detto dal profeta: “i lupi pascoleranno con gli agnelli, il leone e il bue mangeranno insieme la paglia”.

Dell’infanzia di Gesù a Nazaret vengono ricordati, sempre dallo pseudo Matteo, questo prodigi: “…plasma con il fango dodici passeri e li fa volare dicendo: “andate e volate per la terra e per tutto il mondo, e vivete”.

A otto anni scese Gesù con i suoi a Gerico. Saputo che c’era una caverna dove una leonessa aveva generato i suoi figli, vi entrò: “Gesù sedeva nella caverna e i leoncelli correvano qua e là intorno ai suoi piedi, accarezzandolo e scherzando con lui… il popolo, a causa dei leoni, se ne stava discosto, non osando avvicinarsi. Allora Gesù prese a dire alla gente: “Quante bestie sono migliori di voi!... le bestie mi riconoscono e si fanno mansuete, gli uomini mi vedono e non mi riconoscono”. Con i leoni passò il Giordano. Disse loro di non nuocere alle persone. Ed essi lo salutarono “non con la voce soltanto, ma anche con il corpo”.

Nel medesimo Libro dello Pseudo Matteo si parla di un’ondata a Cafarnao e a Betlemme. In questa città, Gesù guarisce Giacomo che era stato morso da una vipera, mentre era nell’orto a prendere i legumi.Nel Vangelo di Tommaso troviamo delle narrazioni miracolose, in apparenza, con la figura di Gesù. Si potrebbero riferire a qualsiasi personaggio. Sono stati rivelati molti paralleli con le leggende di Krishna o di Buddha. Giuseppe è imbarazzato di fronte ai suoi compaesani. Un giorno si alzò, prese un orecchio di Gesù e glielo tirò forte”.

Il “Vangelo arabo sull’infanzia del Salvatore” scrive di un mulo ritenuto tale per le arti magiche di alcune donne, e che torna ad essere uomo dopo le suppliche della madre e delle sorelle di Maria. Viene anche raccontato: “Gesù a sette anni, giocando con i compagni con il fango, facendo figurine di asini, di buoi, di uccelli e di altri animali, vantando ognuno la propria arte dimostrata con l’opera compiuta, Gesù disse loro:”alle figurine che io ho fatto ordinerò di camminare. Immediatamente si misero a saltare e poi, per suo ordine, si arrestarono nuovamente”.

Un’altra volta cercava i suoi compagni. Domandò alle donne se li avessero visti. Alla loro negazione disse: “…quelli là che vedete nel fosso, chi sono?” avendo essi risposto che si trattava di capretti di tre anni, il Signore Gesù esclamò dicendo: “…venite qui, capretti, presso il vostro pastore”. Allora i ragazz,i sottoforma di capretti, uscirono e presero a saltare attorno a Lui. Alla richiesta delle madri dice: “…su, ragazzi, andiamo a giocare!” e immediatamente, alla presenza di quelle donne, i capretti si mutarono in ragazzi”.

Tra i frammenti di testi copti, che hanno un fascino tutto particolare e che sono databili fra il V e il VII secolo, c’è questo magnifico racconto.Mentre Gesù e gli apostoli erano a tavola, “Mattia depose un piatto sul quale c’era un gallo…. Gesù toccò il gallo e gli disse: «Gallo, ti dico di vivere come prima. Spuntino le tue ali e tu possa volare nell’aria per divulgare il giorno in cui darò consegnato». Il gallo si levò dal piatto e fuggì.”

Il “Vangelo copto di Tommaso”, del IV secolo, è stato scoperto recentemente nel 1945-46 presso Nag Hamad, ma se ne possedevano frammenti greci nei papiri di Ossirinco. Ha un suo originale genere letterario e a differenza di molti apocrifi, trae spunto spesso dagli animali. Eccone alcuni esempi: “Gesù dise: se vi dicono - ecco il Regno di Dio è in cielo - allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono – è nel mare – allora i pesci del mare vi precederanno. Il Regno invece è in voi e fuori di voi…”. Ancora: “…non è possibile che un uomo cavalchi due cavalli… non è possibile che un servo serva due padroni…”

“Gesù disse: il regno è simile a un pastore che ha cento pecore. Una, la più grande, si smarrì. Egli lasciò le 99 e cercò quell’una fino a quando la trovò. Dopo che si era affaticato disse alla pecora: “ti amo più delle 99” e anche: “…guai ai farisei! Sono come un cane accovacciato su di una mangiatoia di buoi: né mangia, né lascia che mangino i buoi”.

Non poteva mancare un accenno all’agnello: “Videro un samaritano entrare nella giudea portando un agnello. Disse ai suoi discepoli: “…che cosa ne sarà dell’agnello?” gli risposero: “Intende ucciderlo e mangiarne” egli disse loro: “Fino a quando è vivo non ne mangerà, ma soltanto uccidendolo e facendone un cadavere…”

Anche nelle storie degli Apostoli si parla di animali. Nel libro apocrifo degli “Atti di Sant’Andrea” si racconta che il Santo uscì incolume dalla stadio, dove a turno erano stati introdotti un cinghiale, un toro, un leopardo.

Negli “Atti di Pietro” è scritto che egli “…fu sfidato dal ricco Onesiforo a far passare un cammello attraverso la cruna d’ago. Egli compì due volte il miracolo”.   Gli apocrifi, essendo degli scritti indirizzati soprattutto al popolo con lo scopo dell’edificazione, della diffusione della parola nuova del Vangelo, del Trattenimento piacevole anche, assumevano gli stessi artifici letterari delle opere allora più diffuse, in particolare dei romanzi greci del I e II secolo a.C. e d.C. ciò spiega l’elemento straordinario e miracoloso, per esempio delle “bestie parlanti”.

Nel “Manoscritto di Vercelli” un cane risponde all’apostolo Simone che lo interroga. Negli “Atti di Andrea, Paolo e Filemone” (VIII-IX secolo) un altro cane riferisce ad Andrea e a Filemone che una donna, dopo aver fatto a pezzi un bimbo nel deserto, glielo aveva dato in pasto. Un leone, come è scritto nel “Papiro greco di Amburgo”, chiede a Paolo di essere battezzato: “Lodai Dio che aveva concesso la parola alla belva e… ai suoi servi la salvezza… presi il leone per la criniera e lo immersi tre volte nel nome di Gesù Cristo. Quando risalì dall’acqua, scosse bene la sua criniera e mi disse: “La grazia sia con te” io gli risposi:”Pure con te”. Il leone corse poi per la campagna pieno di gioia: lo incontrò una leonessa, ma egli non le voltò il suo sguardo e invece di seguirla se ne fuggì…”

Il medesimo leone “maschilista”, catturato poco prima, invece di mangiare Paolo, che era stato condannato alle fiere, si mette a pregare… l’apostolo lo riconosce e gli chiede: “Come sei stato preso a caccia?”. Il leone saputello, risponde:”Come te, Paolo”.

Parlando anche negli “Atti di San Tommaso”: un serpente, che dichiara di essere un parente di quello che parlò con Eva, un puledro, che si rivela ottimo oratore; gli asini selvatici sostituiscono invece, silenziosamente, i cavalli stanchi, non senza inginocchiarsi davanti all’apostolo, prima di prendere servizio.

Il gatto, che non compare mai nella Bibbia, forse per la divinizzazione che aveva in Egitto, è presente nell’apocrifo “Vangelo dei dodici Apostoli”, riportato nei “Commentatori” di Sant’Ambrogio nella Patrologia Latina; “Una gattina si lamentò con Gesù perché nessuno le dava da mangiare. Egli la raccolse e la prese con sé, le diede da mangiare e da bere ed ella gli fu riconoscente. Egli l’affidò a una delle sue discepole di nome Laurentia ed ella ne ebbe cura. Alcuni dissero: “Ecco che quest’uomo ha cura di tutte le creature! Sono esse, dunque, suoi fratelli e sue sorelle, perché egli le ami tanto?” ed Egli disse loro: “In verità esse sono vostre compagne. Si, sono vostri fratelli e sorelle. Chi si prende cura di loro si prende cura di me. Chi le maltratta fa soffrire me!”

Negli “Atti di Filippo”, un leopardo si confessa con gli apostoli Bartolomeo e Giovanni, con voce umana, di aver rubato un capretto la notte precedente e “…colpitolo per divorarlo, lo sentì annunciare l’arrivo degli apostoli venuti a compiere nel deserto la promessa dell’Unigenito Figlio di Dio. Il leopardo fu ammansito dall’annuncio del capretto, il quale fu guarito da Filippo, e tutti e due ottennero da Dio, per mezzo della preghiera degli apostoli, vece e mente umana”.

Scrittori diversi riportano gli “Agrafa di Gesù” cioè quelle parole a lui attribuite che tuttavia non sono scritte. Ireneo, morto intorno al 200 d.C., descrivendo la fertilità del creato nel mondo futuro, riporta quanto l’apostolo Giovanni ricordava di aver udito da Gesù ed in particolare:”E tutti gli animali che ricevono il cibo dalla terra saranno pacifici, concordi tra loro e in amicizia con gli uomini”.

E’ appena un florilegio il nostro, tratto dagli Apocrifi. Se tenue è la storicità dei racconti, interessante è la conoscenza che se ne può trarre riguardo alla considerazione che i cristiani di Oiente e di Occidente avevano, nei primi secoli del Cristianesimo, per gli animali.

 

 

 

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