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Radici bibliche dell'agire cristiano - Le diverse espressioni dell’alleanza (approccio canonico) PDF Stampa E-mail
Scritto da Marilena   
Mercoledì 23 Aprile 2014 08:28

Pontificia Commissione Biblica, Bibbia e morale
Radici bibliche dell'agire cristiano


2.2. Le diverse espressioni dell’alleanza (approccio canonico)
21. Vediamo il tema dell’alleanza, come si presenta nell’ordine canonico della Bibbia.
2.2.1. L’alleanza con Noè e con “ogni carne”

a. Punizione e alleanza


Le prime ricorrenze della parola “alleanza” nell’A.T. si trovano nel racconto del diluvio (Gn 6,18; 9,8-17). In questa tradizione teologica si sottolinea fortemente la gratuità dell’iniziativa divina e la sua portata incondizionata.

La punizione, cosmica, risponde allo stato di cose che è di ampiezza proporzionale: “La terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta perché ogni carne aveva corrotto la sua condotta sulla terra. E Dio disse a Noè: La fine di ogni carne è venuta davanti a me” (Gn 6,11-13).

 


Ma subito interviene il progetto dell’alleanza. Per quanto riguarda i contraenti l’alleanza è stabilita in cerchi concentrici cioè simultaneamente con Noè stesso (6,18), con la sua famiglia e la sua futura discendenza (9,9), con “ogni carne” cioè con tutto ciò che ha una “respirazione vivente” (9,10-17), e persino con “la terra” (9,13). Si può parlare, dunque, di una alleanza cosmica proporzionale allo stato di perversità e alla punizione.

Di questa alleanza Dio dà un “segno”, ovviamente un segno cosmico: “Ho messo il mio arco su una nube…” (9,13-16). C’è l’impressione a prima vista che l’immagine si riferisca semplicemente all’arco baleno come fenomeno meteorologico che accade dopo la pioggia. Ma, secondo ogni probabilità, la connotazione militare non è da escludere, tenendo conto del fatto che Dio dice “il mio arco” e che “arco” (eccetto Ez 1,28) designa sempre l’arma da guerra e non l’arco-baleno. Qui dal punto di vista simbolico, due dettagli meritano di essere considerati. Prima, la stessa forma dell’arco, teso verso il cielo e non più verso la terra, suggerisce l’idea della pace, frutto dell’iniziativa puramente gratuita di Dio: in questa posizione nessuna freccia può più essere diretta verso la terra. D’altronde, toccando il cielo e appoggiato sulla terra come una specie di ponte verticale, l’arco simboleggia il contatto ristabilito fra Dio e l’umanità ri-nata, salvata.


b. Conseguenze per la morale

22. Al lettore di oggi si presentano soprattutto tre aspetti con evidenza.


1° Dal punto di vista dell’ecologia: la corruzione e la violenza umana hanno gravi ripercussioni sull’habitat, sull’ambiente (6,13). Esse rischiano di riportare al caos l’opera creatrice di Dio (cf. Os 4,2-3).

2° Dal punto di vista dell’antropologia: anche in un mondo corrotto l’uomo preserva intatta la sua dignità di “immagine di Dio” (9,6; cf. 1,26-27). Si deve mettere una diga contro il male, affinché l’uomo sperimentando la salvezza di Dio, svolga la sua missione di fecondità (9,1.7).

3° Dal punto di vista dell’amministrazione delle risorse: all’uomo viene attribuito un certo potere sulla vita degli animali (si confrontino 9,3 e 1,29). Nondimeno, deve rispettare ogni vita come qualcosa di misterioso (9,4). L’estensione dell’alleanza a tutti gli esseri viventi e a tutta la terra mette in rilievo lo statuto dell’uomo come compagno di tutti gli esseri della creazione. Merita attenzione in questo contesto la modifica dell’esortazione indirizzata a Noè, nuovo Adamo. Al posto di: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela, dominate…” (1,28) si trova solo: “Siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e moltiplicatevi su essa” (9,7). Tutt’al più gli animali sono “dati nelle mani” dell’uomo per servirgli come nutrimento (9,3). L’esperienza concreta del male, della “violenza” sembra aver messo un’ombra sulla missione ideale affidata all’uomo nell’atto iniziale della creazione: il ruolo di amministrazione e di reggenza riguardo all’ambiente si trova un po’ relativizzato. Ma il riferimento esplicito di Gn 9,1-2 a Gn 1,26-27 mostra che l’orizzonte morale di Gn 1 non viene annullato. Rimane il punto di riferimento principale per i lettori del libro della Genesi.


2.2.2. L’alleanza con Abramo

a. Racconti su Abramo-Isacco e su Giacobbe


23. Il “ciclo di Abramo-Isacco” (Gn 12,1 – 25,18; 26,1-33) è, dal punto di vista letterario, strettamente collegato con il “ciclo di Giacobbe” (Gn 25,19-34; 26,34 – 37,1). I racconti su Abramo-Isacco e quelli su Giacobbe sono simili fin nei particolari. Abramo e Giacobbe percorrono gli stessi itinerari, attraversando il paese da Nord a Sud e seguendo la stessa cresta di monti. Queste indicazioni topografiche fanno da cornice al complesso letterario di Gn 12-36 (cf. Gn 12,6-9 e Gn 33,18–35,27). I fatti letterari invitano a leggere i racconti su Abramo nel contesto più ampio della sequenza che concerne Abramo-Isacco e Giacobbe.


b. Alleanza, benedizione e legge

L’alleanza donata dal SIGNORE ha tre corollari: una promessa, una responsabilità e una legge.

1° La promessa è quella della terra (Gn 15,18; 17,8; 28,15) e di una discendenza – promessa indirizzata ad Abramo, poi a Isacco e quindi a Giacobbe (cf. Gn 17,15-19; 26,24; 28,14). Il tema poi si è spiritualizzato (cf. Pontificia Commissione Biblica, Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana, nn. 56-57).

2° La responsabilità che viene affidata ad Abramo riguarda non solo il proprio clan ma, più largamente, tutte le nazioni. L’espressione biblica di questa responsabilità utilizza il vocabolario della benedizione: Abramo deve diventare una nazione grande e potente, e tutte le nazioni della terra saranno benedette [‘brk’] in lui (Gn 18,18). L’intercessione in favore di Sodoma che segue immediatamente nel racconto, illustra questa funzione mediatrice di Abramo. Così, l’alleanza non conduce solo a ereditare il dono di Dio (una discendenza, una terra) ma conferisce allo stesso tempo un incarico.

3° L’impegno di Abramo nell’alleanza passa attraverso l’ubbidienza alla legge: “Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del SIGNORE e ad agire con giustizia e diritto” (Gn 18,19).


c. Conseguenze per la morale

1° Il legame teologico costituito dal ciclo di Abramo fra alleanza e responsabilità universale permette di precisare la vocazione particolare del popolo di Dio: messo a parte mediante un’alleanza specifica, eredita a causa di questo fatto una responsabilità singolare nei confronti delle nazioni, per le quali diventa il mediatore della benedizione divina. Una tale pista teologica sembra feconda per articolare la dimensione particolare e la validità universale della morale biblica.

2° Il ciclo di Abramo e quello di Giacobbe insistono sulla dimensione storica della vita morale. Ambedue, Abramo e Giacobbe, seguono un itinerario di conversione che il racconto cerca di descrivere con precisione. L’alleanza proposta da Dio s’imbatte nelle resistenze umane. Il racconto biblico tiene qui conto della dimensione della temporalità nell’approccio che propone per la fedeltà all’alleanza e per l’ubbidienza a Dio.

 

 

 

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