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Maria Madre di Dio PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Chiarazzo   
Giovedì 08 Maggio 2014 12:59

Maria Madre di Dio


"Dimmi, nobile donna, non ti ha eletta l’umiltà a concepire Dio e a partorirlo? Dimmi, o altro fu? Che possa anch’io in terra di Dio essere ancella e sposa e madre" (Angelus Silesius, Pellegrino cherubico, III,3 - Alla Vergine Maria).
Mentre la vita di ognuno scorre nel suo fluire rapido e profondo dentro il tempo e ci passa accanto quasi senza sentirla, l’eco ricco di sapienza di un distico lontano che viene dal fondo della "grammatica interiore" di un gigante fascinoso della mistica germanica, Angelus Silesius, ci richiama alla mente l’essenzialità dolce e soave della virtù dell’umiltà che ha in sé il dono di colmare di gioia e di pace i vuoti del cuore, della mente e dello spirito. In poche e densissime parole, il sublime poeta, ci descrive l’ineffabile magnificenza e il fulgore dirompente di una donna unica, di infinita umiltà e di straripante bellezza, che è salita al vertice della vita di Dio donando al mondo, nell’umile e devota accettazione, il nascimento del suo divin Figlio e Signore nostro Gesù Cristo.


In Maria Santissima, Vergine, Regina e Madre del frutto dell’albero della vita e della grazia che sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo in Dio, germoglia tutta la incomparabile pienezza e potenza di ogni bene eterno. Ecco a noi dunque l’umile ancella del Signore (cfr. Lc 1,38) da cui spunta nella mansuetudine dell’obbedienza la più alta e suprema disponibilità ad accettare nel suo grembo il più grande mistero mai visto e considerato che erompendo dalla fonte sorgiva della libertà divina che salva, quella autentica, rende tutti gli uomini liberi (cfr. Gv 8,32) dal giogo gravoso delle umane miserie.

Ogni miracolo accade, dunque, e lo osserviamo in Maria, in ragione della proporzione e della prontezza di spirito che si è capaci di sviluppare allorquando rispondiamo in tempi brevissimi all’appello del soffio della chiamata divina. Sicché, tale è l’esempio di chi sa accogliere nella sua libera coscienza le grandi motivazioni dello Spirito che convoca l’essere creato ad internarsi nel cerchio della salvezza dei giusti e quindi a passare dallo stato di preminente servitù al mondo a quello eccelso dei redenti in Cristo. "Ecce ancilla Domini" (cfr. Lc 1,38), ecco pertanto colei, sussurra l’evangelista Luca, che si regala totalmente e infinitamente a Dio in forza di quell’amore al mistero della venustà metafisica di Dio che pure vive in lei.

L’umile ancella di incomparabile valore spirituale, di traboccante freschezza umana, genio femminile di insuperabile grazia, si presenta al mondo quale conio dello stampo di Cristo. Maria è nostra madre non solo di adozione, ma soprattutto a titolo di generazione spirituale. Il concilio di Efeso (431 d.C.) la proclama Theotòkos (in greco: madre benedetta di Dio, Madonna e Signora del cielo e torre di Davide). Ella è così vita del cielo sulla terra, tabernacolo vivente della Divinità, icona e chiave del mistero cristiano. Ella rappresenta la microstoria della salvezza, colei che incarna il fattore femminile quale sostanziale conferitore della vita umana, ma è anche, e soprattutto, modello perfetto di vita che trapassa di amore materno l’essere, donna di fede e di risposta radicale al messaggio di Gesù. Nel grembo di Maria irrompe la luce di Cristo negli uomini (cfr. Gv 1,4), rifulge il modello della vita di umiltà quale segno di cammino di fede per noi che ritorna ad essere liturgia cosmica e culto perfetto nel servizio per Dio.

Un amore servile che si esplicita nell’alveo di una santa e incondizionata collaborazione che è coessenziale al progetto divino di amore per il creato, per l’umanità e per tutti gli esseri senzienti, gli animali, cui peraltro ci è affidato il dominio, la custodia (cfr. Gen 1,28). Ciò dimostra che la vita, quando è data per consenso a Dio, diviene la condizione essenziale per la quale merita di essere vissuta. Si tratta solo di scegliere in sé tra l’essere e il non essere, tra "essere ancella e sposa e madre" o di essere il contrario di tutto questo. Ma è vano credere di illudersi di non servire nessuno, di non schierarsi: "si serve Dio o mammona" (cfr. Mt 6,24). E se tuttavia si decide di servire Dio nel sommo modo di Maria, si deve conoscere che va servito nella gioia e nel dolore, nella buona e cattiva fama, nella fortuna e nella sventura. Non ci sono altri approdi, altre scorciatoie contemplate.

Cosicché la terra (l’uomo) si modella al cielo (l’assoluto), il finito (il corpo) all’infinito (lo spirito), la necessità (la carne, le passioni) all’essenziale (la vita dell’anima, le virtù). L’attore (l’uomo) partecipa, anche se non lo vuole, in tutta pienezza negli eventi accidentali esperendo l’essere nel fondo polveroso dello scenario della vita. Allorché la creatura decide di rinnovarsi e di immergersi in Dio, il dolore della divisione scavato nello spirito umano dall’antico nemico svanisce e si avvera la risalita su per la china della prima discesa, in Eden. In Maria si riconciliano il terrestre con il celeste, e ciò che prima avvenne a causa della disobbedienza della prima donna (Eva) fuori dall’Essere, adesso per l’obbedienza della seconda donna (Maria), l’esistenza divisa e martoriata dal peccato ritorna allo stesso Essere e si adempie il miracolo dell’unità, sia nel momento temporale che in quello eterno. E afferma sant’Ireneo circa l’antitesi Eva-Maria: "Ciò che la Vergine Eva legò con la sua incredulità la Vergine Maria sciolse con la sua fede" (Adv. Haereses III, 22, 4, PG 7, 959).

Ecco qui la donna circonfusa di luce e dagli occhi fiammeggianti di amore materno che ha risollevato per mezzo di suo Figlio un’umanità svuotata dal suo contenuto soprannaturale. Maria, tempio dello Spirito Santo e candore di luce eterna e splendore senza macchia, ha rivelato agli uomini il primato dell’Incarnazione, il segreto delle divine azioni, i movimenti misteriosi di Dio, i progetti della grazia e della misericordia, i disegni e le intenzioni congiuntamente al piano trasnaturale dell’economia divina. A noi cercare di non perdere l’occasione, per mezzo di lei, che Dio ci passi accanto invano sulla nostra strada. Acciocché sia chiaro a tutti, serve conoscere bene, che la grazia, la pace e l’amore di Maria, allorché non li possediamo nell’anima, ci rende aridi e deserti, solitari e infelici, e la vita diventa maledettamente inquietante. E fin quando ne siamo privati, il dolore di Maria è grande. Ma se li possediamo, allora la nostra vita finisce sotto il segno del prodigio e dell’abbondanza spirituali. Sicché, con Maria a fianco, umile madre del Salvatore, proveremo l’inondazione copiosa nel cuore del fiume della grazia di Gesù. E chi dunque può meglio di Maria manifestare al mondo la gloria di Gesù?

"Chiamata è Maria trono e tenda, arca e giardino di Dio" (Angelus Silesius, Pell. cher., IV,42). Maria, un mondo pensato tutto nuovo, è stata e lo è tuttora, con il suo fascino evocatore e stimolante, il degno tabernacolo e l’immagine divina del Figlio (cfr. Rom 8,29), il giardino fecondo che ha accolto il sole, l’oriente di giustizia (cfr. Is 41,2), il trionfo della vita di Dio in noi e per noi. Ella ha vissuto, amato, adorato Iddio in nome di tutta la creazione. E benché, purtroppo, una parte considerevole del mondo non ne conosca i suoi prodigi, rimane, oltre i confini della umana finitezza, l’infaticabile voce che grida nel deserto dei cuori e colei che chiama infaticabilmente l’uomo all’essenziale quiddità nella speranza che ciascuno ritorni a contemplare il volto di Cristo, trionfo glorioso della gioia. Gesù, balsamo che profuma le nostre miserie, ha avuto in madre Maria, cosicché l’uomo che guarda benignamente a lei ama sempre voler dire: "Ella è la mia massima fiducia, tutta la ragione della mia speranza" (S. Bernardo, Serm. in Nativ. B.M.V., de acquaeductu, n. 7, PL 183,441).

Maria dunque come festa dell’amore di Cristo; Maria che colma la notte della nostra solitudine; Maria che si dona in silenzio nel miracolo inesauribile del suo essere madre che assume in sé il dolore dei suoi figli. Il grande silenzio dentro cui si è dolorosamente consumata è la prova finanche del suo amore indefettibile per quel mondo che ha messo a morte suo Figlio. Maria è l’icona del Signore, la sublime rappresentazione di una umile donna innamorata pazza di Dio. Altro poi è donarsi a un uomo, altro abbandonarsi a Dio. Per non parlare poi del suo immenso e universale dolore interiore per il Figlio e il mistero della croce che lo aspettava sulla strada impervia del calvario. Ecco la madre di Dio (cfr. Gv 19,26), la soavità fragrante del cielo, che diventa madre dell’uomo peccatore, madre di bestemmiatori, di traditori, di viziati, di sacrileghi. Benché, poi, la struttura dell’uomo è divina, le radici dell’essere affondano nel sangue. L’uomo abbisogna di immediati significati, di una incalzante propedeutica alla salvezza, necessita per natura di un dialogo con l’Eterno. E la mediazione di questo desiderio si produce in Cristo e in Maria. Ma il Cristo Verbo Eterno: "Candore di luce eterna e immagine dell’invisibile" (Col 1,15), è il solo e mirabile "codice dell’anima" nel quale abita tutta la pienezza trasformante dell’umanità che tiene unite tutte le cose di cui l’insieme della vita attinge il suo senso. Cristo è il costruttore dei destini, il mediatore per eccellenza tra noi e Dio, il divino pontefice che genera salvezza sull’abisso umano. Ognuno non può affatto prescindere da Cristo se cerca la salvezza.

Ma l’Incarnazione ha una madre, e si chiama Maria che l’ha generato una volta e per sempre. Cristo è nato da una donna, e che donna di stupendo valore! Una donna corredentrice dell’umanità, meravigliosa e adornata di virtù eterne. Sicché Maria concepisce Cristo in lei ogni giorno e lo comunica alla nostra fame divina, in oblazione santa, in sacrificio perpetuo. Ecco perché Maria è madre di Dio e dell’uomo, madre della chiesa e dei santi.

Maria rappresenta la via più breve e sicura per giungere a Cristo, e per lui al Padre. Nell’itinerario del cristiano, il rapporto con Maria si impone come imperativo di fede (Cost. Past., Lumen Gentium 67), ma anche quale elemento di santità e stimolo di impegno spirituale e di speranza in mezzo agli uomini. E’ Maria la nostra perenne speranza, la Vergine pura e immacolata che sale come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole (cfr. Cant 6,10) dal fiume del tempo delle generazioni. Ella ascende come la primogenita della terra che ha sostituito Eva, viene a noi in veste di creazione non rovinata dal peccato, quale natura perfetta pensata da Dio da tutti i secoli come sua dimora. Dio l’ha creata per abitare le cose che divengono. E, l’uomo, riassunto di tutto il cosmo, doveva essere per grazia il suo tempio di sangue. Epperò, Maria Vergine, è stata preservata e conservata libera dal peccato quale cattedrale di pietre vive del creato e benedetta fra tutte le donne (cfr. Lc 1,42).

La Santa Vergine equivale per noi alla terra promessa dove scorre latte e miele (cfr. Es 3,17), al suolo dove il Signore ha posato i suoi santi piedi affinché la salvezza potesse sbocciare feconda dal deserto delle nostre solitudini. Resta, per tutto il dire, che non è mai abbastanza, il riassunto di tutte le promesse dell’amore di Cristo per noi, di tutte le grazie e la imprescindibile mediatrice che impetra tutte le divine misericordie di Cristo.

E dopo aver gioiosamente esposto il proferimento di queste deboli, personali e ossequiose meditazioni, concludo ora inchinandomi nel segno di un umiltà deferente dinanzi alla incomparabile bellezza di Maria. Tanto ancora resterebbe da dire della sua indicibile grandezza, e ancor più del suo rapporto con il mistero. Ma non si può comunque terminare senza prima riconoscere la necessità, quale cosa santa e giusta, che la si preghi incessantemente col cuore e che le sia dato in ogni tempo sempre lode e onore per i benefici delle grazie e delle protezioni spirituali che riceviamo in sovrabbondanza tramite le sue salutari preghiere per noi.

Cosicché, alla dolce e amabile Figlia di Dio, all’Assunta sempre Vergine Maria, l’Alma Redemptoris Mater e Ave Maria stella Dei mater alma, la regina nobilissima, il bellissimo ritratto vivente della luce di Dio e naturalmente Madre di infinito amore del riflesso di Cristo, che pervade nell’essenza della sua divina presenza tutto in tutti, va il pensiero profondo del mio umano ringraziamento che mi lega così incondizionatamente a lei. 

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Gesù allora vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,26-27). Cari Cattolici Vegetariani, nel tempo di grazia di questo mese di maggio che ci ricorda la presenza di Maria, madre di tutti i credenti in mezzo a noi, dedico a Voi tutti questa mia umile meditazione e in modo particolare al mio diletto amico Roberto Rancati, che quest’oggi compie gli anni, nella viva speranza che questa Madre così bella ci ricopri di beni immensi che derivano dal suo divinissimo amore.



Salvatore Chiarazzo

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 08 Maggio 2014 18:28
 
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