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Papa Francesco a Campobasso e la custodia del Creato PDF Stampa E-mail
Scritto da Annalisa   
Sabato 05 Luglio 2014 12:50

Papa Francesco a Campobasso e la custodia del Creato

Primo incontro del Papa a Campobasso è stato quello con il mondo del lavoro e dell’industria nell’Aula Magna dell’Università del Molise. Dopo il saluto del rettore, di un agricoltore e di una operaia della Fiat, madre di un bimbo e incinta – il Papa le ha toccato e benedetto la pancia – Francesco ha tenuto il suo discorso: “Vi ringrazio per la vostra accoglienza – ha esordito - Vi ringrazio soprattutto per aver condiviso con me la realtà che vivete, le fatiche e le speranze” E subito ha aggiunto a braccio: “Il signor rettore ha preso l’espressione che io ho detto una volta che il nostro Dio è il Dio delle sorprese: è vero. Ogni giorno ce ne fa una! E’ così, il nostro Padre. Ma ha detto un’altra cosa su Dio … Dio che rompe gli schemi. E se noi non abbiamo il coraggio di rompere gli schemi, mai andremo avanti perché il nostro Dio ci spinge a questo: a essere creativi sul futuro. Bella definizione teologica!”.


“La mia visita in Molise – ha proseguito - comincia da questo incontro con il mondo del lavoro, ma il luogo in cui ci troviamo è l’Università. E questo è significativo: esprime l’importanza della ricerca e della formazione anche per rispondere alle nuove complesse domande che l’attuale crisi economica pone, sul piano locale, nazionale e internazionale. Lo testimoniava poco fa il giovane agricoltore con la sua scelta di fare il corso di laurea in agraria e di lavorare la terra ‘per vocazione’. Il restare del contadino sulla terra non è rimanere fisso; è fare un dialogo, un dialogo fecondo, un dialogo creativo. E’ il dialogo dell’uomo con la sua terra che la fa fiorire, la fa diventare per tutti noi feconda. Questo è importante. Un buon percorso formativo non offre facili soluzioni, ma aiuta ad avere uno sguardo più aperto e più creativo per valorizzare meglio le risorse del territorio”.

“Condivido pienamente – ha sottolineato - ciò che è stato detto sul ‘custodire’ la terra, perché dia frutto senza essere ‘sfruttata’. Questa è una delle più grandi sfide della nostra epoca: convertirci ad uno sviluppo che sappia rispettare il creato. Io vedo l’America, mia patria: tante foreste, spogliate … che diventano terra che non si può coltivare, che non può dare vita. Questo è il peccato nostro: di sfruttare la terra e non lasciare che essa ci dia quello che ha dentro, con il nostro aiuto della coltivazione”.

 

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 05 Luglio 2014 12:57
 
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