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"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani - Cieli e terre nuove PDF Stampa E-mail
Scritto da Annalisa   
Venerdì 11 Luglio 2014 08:31

"Nell'Arca di Noè" di Mons. Mario Canciani
Cieli e terre nuove


L'ambiente in cui si muove l'animale non è solo una foresta, uno stagno, un deserto: è l'universo intero. C'è voluta la stessa immensità per produrre, in molto tempo, un cane randagio e le pulci che ha sulla schiena. Come scoprire l'infinito che si cela dietro ogni creatura?  Ogni essere non è una frangia appena dell'evoluzione; è una risposta ad un piano evidente che si realizza minuziosamente. Darwin parlava di “terra animale”: aveva constatato che i vermi muovono e trasformano la terra fino a due o tre metri di profondità, in misura di due o quattro tonnellate per ettaro di prato.


Sui grandi vecchi alberi dal Lungotevere Sangallo, dietro la mia chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, le piccole foglie verdi che si ostinano a rinascere a primavera, sono il segno di una persistenza universale a vivere. Si scoprono ogni anno nel mondo 4 o 5 nuove specie di uccelli e nuovi comportamenti si scoprono tra le specie già note. La linea che sale di teilhardiana memoria nel tempo verso Punto Omega, riguarda anche gli animali? Secondo questo grande paleontologo, il “Gesuita proibito”, Teilhard de Chardin, ci deve essere stata una preparazione nell'atomo perchè l'uomo avesse il pensiero.   “It thinks”, “Si pensa, nel cosmo, poiché io penso”, afferma la nuova filosofia americana. Ilya Prigogine, premio Nobel per la Chimica, ha dimostrato che esiste una predestinazione della materia a divenire vivente. Lo stesso San Tommaso d'Aquino riconosceva la tendenza della materia ad accedere ad uno stadio superiore.“Le bestie non sono così bestie come si pensa”, affermava Molière. Oggi sono gli etologi a fare da grande rivelazione. Già Charles Darwin, dedicando uno dei suoi libri ai moduli di comportamento con cui gli animali esprimono le loro emozioni, parte dal presupposto che abbiano esperienze mentali. Lo conferma un autorevole etologo vivente, il Griffen. 

Più impariamo a conoscere gli animali, più ci rendiamo conto che stanno cadendo una ad una le barriere che si riteneva ci dividessero dal loro mondo. Le esperienze condotte da Konrad Lorenz e l'ochetta selvaggia Martina a cui egli faceva da mamma, da Diane Fossey ed i suoi gorilla di montagna, dalla ricercatrice Anne Rasa e le manguste nane, o dalla naturalista Hope Ryden ed i suoi castori, e altre esperienze ancora, hanno fatto constatare che gli animali prendono decisioni, modificano il loro comportamento, memorizzano ed imparano, comunicano con i compagni. San Francesco parlava con gli uccelli. Konrad Lorenz ha continuato il discorso con loro.  

Sono strabilianti i risultati ottenuti dai primatologi, che sono riusciti a dialogare con le scimmie antropoidi. Quando l'addestratrice della gorilla Koko, le ha comunicato, con il linguaggio gentuale usato in America con i sordomuti, la dolorosa notizia che il suo compagno di giochi, il gattino All Ball, era morto, Koko è rimasta per tutto il giorno con la testa tra le mani, rifiutando il cibo.  Cosa dobbiamo pensare? Ogni essere è un centro dell'universo. La sua sparizione dovrebbe minare l'equilibrio del cosmo, disperderlo in schegge infinite in un'assurdità senza nome. Se l'universo resiste a questo cataclisma, è perchè è una cosa diversa da ciò che si crede superficialmente. “Se le porte della perfezione fossero ripulite -scrive William Blake, - tutto apparirebbe com'è, infinito”.  

Il filosofo J. Maritain, pur essendo un tomista fervente, era scandalizzato dalle idee degli Scolastici. Con il rinforzo delle vedute pseudo scientifiche del loro tempo, riprendendo una definizione di Aristotele, reputavano la donna “Aliquid deficiens et occasionatum”; in pratica, un maschio mancato. Certe definizioni dell'animale non procedono dallo stesso metodo usato per la definizione della donna?L'Umanesimo veramente integrale non è solo il rapporto Uomo-Dio, ma il rapporto Uomo-Creazione-Dio. “Uomini, natura e animali, sono tutti sulla stessa barca”, ha detto un giorno Papa Luciani. “Se mi dicessero che per raggiungere un certo scopo dovrei uccidere una formica, - confessò una volta Giovanni XXIII – io non lo farei”. Paolo VI, alla chiusura del concilio, nel benedire i presenti, si chinò a mettere una medaglia al cane di un cieco. 

Si può avere un'idea dell'amore misterioso di Dio per gli esseri? Egli si dà in pienezza anche agli infimi. Ogni creatura è un miracolo di grazia. C'è un'infinita distanza tra l'uomo e un insetto, ma quanta è la distanza tra l'insetto e il nulla? Dall'amore di Dio sgorga il valore delle creature. Il suo amore ha sempre una causa ed un fine divini: non può perciò essere interrotto neppure dalla morte. Certamente non sappiamo come: dobbiamo lasciare intatto il mistero. Abbiamo bisogno di identificare in alcune formule la nostra fede, ma non possiamo predicare il mistero e poi riempirlo di formule catechistiche. Diceva Shakespeare: “Ci sono più cose tra la terra ed il cielo che non nella tua filosofia”.  

L'animale può ancora ignorare la preghiera rivolta a Dio; non ignora certamente la preghiera rivolta all'uomo “immagine di Dio”. Se siamo responsabili della Creazione, c'è una mediazione da compiere che “sovranimalizza” gli animali. “Hanno un segreto divino”, ha scritto Léon Bloy.  

La religione vedica insegna in India che ogni essere vivente richiede un principio immortale. La “vacca sacra” è chiamata “go”, cioè “raggio di sole”, “illuminazione spirituale”. Per gli antichi Egizi e per gli animisti africani l'animale veniva divinizzato. Da noi, visto che il verbo si è unito alla materia, non si potrà dare una definizione dell'animale, fondata sulla religione e sulla scienza? Dio non si stanca di ripetere: “Non godo della morte di chi muore”.     

Giobbe arriva a dire ai vermi che lo attorniano: “Mia madre, sorelle mie siete voi”. San Paolo, forse guardando con melanconia le tragiche sassose montagne di Grecia, esclama: “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio... Tutta la creazione fino a quel giorno geme nel travaglio del parto”.. “Allora si rivelerà la gloria del Signore ed ogni creatura la vedrà”, ha affermato il profeta Isaia. Solo “a tentoni”, come scrive San Paolo, possiamo conoscere il mistero che ci attornia. Il Creato non è solo un fondale per l'uomo, cosa sarebbero i “cieli nuovi e la terra nuova”, spopolati dagli esseri che fanno con l'uomo i cieli e la terra?   

Paolo VI, ad un bambino che piangeva la morte del suo cagnolino, nella parrocchia di cui ero parroco ad Acilia, ha detto: “Se continuerai ad essere buono, rivedrai il tuo cagnolino nel mistero di Cristo”. Nessuna morte, neppure quella degli animali si attua fuori della morte di Cristo. Egli ha riconciliato a sé “…sia le cose che sono sulla terra, sia quelle nei cieli”.  

E' risaputo che i profeti vedevano il futuro di Dio in dissolvenza al presente. Il grande Ezechiele profetizza: “A te, figlio dell'uomo, dice il Signore Dio: Annunzia agli uccelli di ogni specie e a tutte le bestie selvatiche: Radunatevi, venite raccoglietevi da ogni parte sul sacrificio che offro a voi...alla mia tavola vi sazierete...Tutte le genti vedranno la giustizia che avrò fatto e la mano che avrò posta su di voi...non vi nasconderò il mio volto effonderò il mio spirito”.

 

 

 

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Ultimo aggiornamento Sabato 12 Luglio 2014 13:48
 
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