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La questione del rispetto degli animali secondo l'attuale posizione del Magistero e le nuove tematiche emergenti - Le diverse posizioni all'interno della Chiesa Cattolica rispetto al rapporto con gli animali PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosina Barbera   
Martedì 29 Luglio 2014 07:34

La questione del rispetto degli animali secondo l'attuale posizione del Magistero e le nuove tematiche emergenti
III capitolo

Le diverse posizioni all'interno della Chiesa Cattolica rispetto al rapporto con gli animali


Togliere la vita a una creatura vivente è un'azione malvagia. Non esistono attenuanti per compiere un simile gesto. Le uniche ragioni per giustificare ciò sono l'ignoranza o l'autodifesa. A un neonato o a un anziano o a qualunque altra persona incapace di comprendere a cui viene preparato un alimento a base di carne di pollo, carne umana, o verdure o altro lo mangerà senza porre resistenza e senza commettere alcun male.

Una persona aggredita da un'altra persona o da una bestia, dopo avere provato a difendersi in altro modo, potrebbe anche uccidere. In questi casi compie del male per autodifesa. Ma quando una persona uccide compiendo un'azione libera, volontaria, il male è alla base di tale azione. La situazione peggiora quando la scelta di uccidere è dettata dal piacere, dal divertimento o dal sadismo (abbigliamento, caccia, pesca, e altre forme di sevizie e crudeltà varie).

 

La questione dell'alimentazione non è una necessità è solo un'abitudine, una consuetudine, quindi un fatto culturale e la questione va rivista alla luce del sentimento e della ragione. Altre forme di crudeltà sono da ravvisare nella vivisezione (sezionare una creatura viva), sperimentazioni, corrida, circhi zoo ecc. Gli esperimenti legati a nuove cure o farmaci sono inutili, e portano sofferenze, mutilazioni e morte senza senso. Un'altra forma di crudeltà, molto diffusa nella società, è l'indifferenza. Questa è la peggiore. La legge degli uomini condanna solo ciò che riguarda gli uomini, permettendo ogni tipo di sofferenza e morte verso gli animali. Ora la domanda è questa: pensiamo veramente che Dio, Amore Assoluto, possa giustificare questo male da parte dell'uomo? La legge della coscienza, in cui Dio ha scritto la Sua legge, condanna anche il male verso le bestie create da Dio e da Dio amate. Vediamo che cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: A questo punto bisogna tornare alle parole che Dio dice a Noè dopo il diluvio: "E Dio benedisse Noè e i suoi figli, e disse loro, “... Ogni essere che si muove ed avrà vita sarà vostro cibo; come vi diedi le piante verdi, ora vi do tutto” (Gen 9 1-4).

A questo punto della storia umana Dio affida la sua Creazione all' uomo. Dio si fida dell'uomo, lo rende responsabile, gli affida tutto quel che ha creato. Sarà l'uomo, da ora in avanti, a scegliere se continuare l'opera del Creatore o cambiare; l'uomo dovrà gestire tutto secondo le sue scelte libere. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica [25] si parla di benevolenza verso gli animali e di non procurare sofferenze moralmente non accettabili e si dice che la perfezione dell'uomo e delle altre creature è un riflesso che esprime l'assoluta perfezione di Dio. Tuttavia è accettato il consumo di carne per la nutrizione, l'uso degli animali per vestirsi, per giochi, per compagnia. Ma in tutto questo si può facilmente sconfinare nella immoralità. Dunque? Le sofferenze del Creato e delle creature che in esso vivono sono procurate dalla cattiveria umana. Bisogna, a questo punto, comprendere il principio di base: Dio crea l'universo libero dal male e ama la sua creazione. Il primo uomo compie il male; Dio pur amando la sua opera, l'affida all'uomo per servirsene. Questa parte dell'esistenza non è statica, ma in evoluzione in attesa della purificazione. La redenzione di Cristo ci ha messo su questa strada. Pertanto se l'uso degli animali è contemplato, oggi, domani diventa logico e auspicabile che l'animale e il Creato, nella dimensione di una illuminante spiritualità dell'uomo o stato di grazia, possano essere sempre più rispettati per ritornare alla purezza del mondo prima del peccato originale. E' come quando, al tempo di Mosè Dio permise il ripudio della propria donna nel matrimonio solo per la durezza del cuore dell'uomo. Accade lo stesso per i comportamenti negativi permessi, ma non accettati da Dio. Ci si chiede: "perché Dio non interviene"? La risposta è semplice: "Perché Dio ama l'uomo e permette il male in vista del bene e aspetta la sua redenzione per mezzo della libertà e della sapienza dell'uomo". Dio salva l'uomo, lo ha già salvato con Gesù, ma tra il presente e ciò che sarà c'è la libertà dell'uomo che gli permetterà di accettare Dio o rifiutarlo, essere Uomo o annientarsi. Il silenzio di Dio e l'urlo silenzioso della natura sveglieranno l'uomo?

La preghiera è la nostra forza. L'esempio dei Santi ci fa capire come fare. Negli ultimi decenni la Chiesa ha avuto una nuova apertura nei confronti del Creato e del ruolo degli animali.

Riportiamo alcune affermazioni significative [26] Paolo VI aveva affermato: "Gli animali sono la parte più piccola della Creazione Divina, ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo" e rivolto ai Medici Veterinari:

"Vi esprimiamo il nostro compiacimento per la cura che prestate agli animali, anch'essi creature di Dio, che nella loro muta sofferenza sono un segno dell'universale stigma del peccato e dell'universale attesa della redenzione finale, secondo le misteriose parole dell'apostolo Paolo".

Papa Giovanni Paolo II nel 1990 si espresse in tali termini: "La Genesi ci mostra Dio che soffia sull'uomo il suo alito di vita. C'è dunque un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi." Gli animali, dunque, partecipano, come l'uomo a un desiderio insopprimibile di immortalità insita nella creazione. Da queste parole si può facilmente dedurre un concetto di anima legato al desiderio di vita eterna proprio di tutte le creature. Questo pensiero è confermato dalle parole di Paolo VI che afferma come tutte le creature faranno parte del mistero di Cristo e quindi della Risurrezione e della vita eterna. Altre affermazioni invece contraddicono le aperture della Chiesa precedentemente citate.

"I gemiti delle bestie abbattute e uccise per giusto motivo non dovrebbero destare una tristezza maggiore del ragionevole, mentre non ne procurano i colpi del maglio sui metalli roventi, il marcire dei semi sotterra, il gemere dei rami al taglio della potatura, il cedere delle spighe all'azione dei mietitori, il frumento che viene stritolato nella macina da molino" (discorso di Pio XII ai lavoratori del mattatoio di Roma del 17 nov. 1957).

E, infine, il discorso di papa Benedetto XVI del 2008:

«Mentre nelle altre creature, che non sono chiamate all'eternità, la morte significa soltanto la fine dell'esistenza sulla terra, in noi il peccato crea una voragine che rischia di inghiottirci per sempre, se il Padre che è nei cieli non ci tende la sua mano».

Dunque si tratta di posizioni contrastanti. Si comprende come nel passato e, in alcuni casi anche nel presente, la Chiesa sia stata incline a considerare il Creato un mezzo, privo di importanza, per la salvezza dell'uomo. L'uomo, tuttavia, vive anche in funzione delle altre creature; l'esistenza umana sarebbe impensabile senza il Creato. L'esistenza è tale in un complesso e completo intreccio di relazioni (Mt 19,19; Mc 9,50). Rimane, tra i discorsi contrari, una certezza e cioè che tutte le creature viventi essendo create da Dio hanno diritto di essere rispettate. Sulla possibilità della vita eterna le opinioni rimangono contrarie. Dunque l'espressione della Chiesa, pur esprimendo la Parola di Dio, fissa e immutevole, la esprime attraverso i tempi della storia e la libertà dell'uomo instabili e mutevoli in una misteriosa successione di nascite e morti nell'attesa escatologica. Nell''Etica cristiana e Diritti degli animali di Monsignor Mario Canciani (biblista ed esperto di simbologia religiosa) [27] viene evidenziato il concetto strettamente antropocentrico di derivazione greco-aristotelica di una realtà in cui l'uomo posto al di sopra di tutto può tiranneggiare sulla creazione cosmica:

"Mi ha commosso la lettura di “I poteri mentali dell'uomo e quelli degli animali inferiori” di Charles Darwin:”È noto l'amore del cane per il suo padrone: e tutti sanno che nell'agonia della morte egli accarezza il padrone; e ognuno può aver sentito dire che il cane che soffre mentre viene sottoposto a qualche vivisezione lecca la mano dell'operatore; e quest'uomo, a meno di avere un cuore di sasso, deve provare rimorso fino all'ultima ora della sua vita".

La Sollicitudo rei socialis [28] parla del rispetto che si deve alla natura di ciascun essere e della sua mutua connessione nella realtà creata da Dio.

"Il carattere morale dello sviluppo non può prescindere neppure dal rispetto per gli esseri che formano la natura visibile e che i Greci, alludendo appunto all'ordine che la contraddistingue, chiamavano il «cosmo»... non si può fare impunemente uso delle diverse categorie di esseri viventi o inanimati - animali, piante, elementi naturali -come si vuole, a seconda delle proprie esigenze economiche. Al contrario, occorre tener conto della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato, ch'è appunto il cosmo".

Vedremo ora, qui di seguito, le esperienze dei santi nel rapporto con gli animali.

San Filippo Neri, fiorentino di nascita, ma romano d'adozione visse nel XVI secolo, e la sua vita fu caratterizzata da grande amore per il Creato. Egli nel rapportarsi con gli altri manifestava bontà e allegria, per questo venne chiamato il "giullare di Dio" doti che gli permettevano di guidare serenamente i giovani e quanti a lui si affidavano verso la via del bene. Il suo amore verso le opere di Dio lo portò a una rinuncia gioiosa dei beni materiali (mangiava solo pane), per dedicare la sua esistenza al bene degli altri. Da qui l'appellativo di apostolo di Roma. E tra le creature, verso le quali prodigava il suo amore, c'erano anche gli animali che amava moltissimo. San Filippo Neri, si legge negli atti del processo di canonizzazione, «non riusciva a passare per i macelli, tale era la sua cristiana compassione; soffriva ogniqualvolta vedesse patire un animale e ordinò che non si ammazzassero neppure i topi» [29]. Filippo Neri amava vivere all'aria aperta per sentirsi così in maggior contatto con Dio e le sue creature. Egli, infatti, affermava: «Se tutti fossero della mia natura non si ammazzariano gli animali». A San Girolamo teneva con sé una gatta, un cagnolino bianco a chiazze rosse, chiamato dal santo "Capriccio", che aveva deciso di non tornare più a casa per vivere nell'Oratorio di "Pippo il buono". Il santo aveva con sé alcuni uccellini che, durante la giornata stavano in giro per la città, alla sera tornavano da Filippo, che li accudiva e gli dava da mangiare e al mattino lo svegliavano con il loro canto. Morì alla fine del 1500 lodando il Signore.

Tra i santi il più noto è certamente san Francesco d'Assisi. Figlio di un mercante di Assisi e di una nobildonna francese fu avviato dal padre al lavoro della mercanzia. Trascorse la giovinezza tra lusso e divertimenti. Partecipò anche a un conflitto tra le fazioni opposte della sua città per cui venne imprigionato per un anno. Fu in quel tempo che avvertì in lui i segni di un cambiamento interiore che lo portarono a rinunciare a tutti i beni materiali per dedicarsi completamente ai bisognosi. La sua pietà fu tale che, dopo essersi pubblicamente spogliato delle vesti, abbracciò la via della povertà evangelica, formando l'ordine dei francescani. San Francesco si nutriva di erbe e prodotti della terra, amava moltissimo la natura e gli animali e la sua intera esistenza fu una lode di Dio nella contemplazione del Creato e delle sue creature. Scrissei ill Cantico delle creature che è una mirabile celebrazione della Creazione.

San Girolamo nel suo 'Trattato contro Gioviniano' [30] diceva che «dopo che Cristo è venuto a nessuno è permesso mangiare carni»; il permesso di mangiare carne, accordato da Dio a partire da Noè, era, secondo Girolamo, «una interpolazione nel testo sacro aggiunta tardivamente in un’epoca di basso profilo spirituale».

Santa Teresa d'Avila fu una grandissima mistica e famosa per la sua spiritualità volle riportare il cristianesimo alla purezza delle origini. Diceva: "Per conto mio nutro anzi la convinzione che in ogni minima creatura plasmata da Dio, quand'anche si tratti solo di una formichina, si celano più meraviglie di quanto se ne possano immaginare" [31]. Tra i santi che si astennero dal mangiare gli animali si ricordano: S. Agostino, S. Ambrogio, S. Benedetto, S. Caterina, S. Pietro, S. Tommaso e molti altri. Concludendo possiamo dire che rispettare gli animali, non togliendo loro la vita, pregare e vivere in armonia con tutti permette al nostro corpo, tempio dello Spirito Santo, di crescere spiritualmente e di esprimere quella dignità per cui siamo stati creati, cioè figli di Dio.




 

 

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[25] Catechismo della Chiesa Cattolica Compendio.
[26] Le diverse posizioni nella chiesa cattolica sul rapporto con gli animali in: Gli animali nel Cristianesimo. Internet.
[27] Le diverse posizioni nella Chiesa cattolica sul rapporto con gli animali in: “Gli animali nel Cristianesimo“ di B. Borreani e M.Giacobbe. Internet.
[28] Sollicitudo Rei Socialis, enciclica di Giovanni Paolo II.
[29] Marco Fanciotti, Il primo processo per San Filippo Neri cod. Vat. Latino 3798. Internet.
[30] Marco Fanciotti, San Girolamo, Contra Jovinianum, P.L. Internet.
[31] Santa Teresa d'Avila Il Castello Interiore 43 ed., Edizioni Paoline, Roma 2005, pp. 248.

 

 

 

 

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