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Collaboratori del Creato La scelta vegetariana nella vita del cristiano - Capitolo II - La custodia del creato nel magistero di Benedetto XVI PDF Stampa E-mail
Scritto da Guidalberto Bormolini, Luigi Lorenzetti   
Martedì 16 Settembre 2014 08:39

Collaboratori del Creato
La scelta vegetariana nella vita del cristiano


Capitolo II
Stefano Severoni
La custodia del creato nel magistero di Benedetto XVI



1. Il dibattito teologico sulla creazione


In anni recenti la teologia si è interessata al tema della creazione non soltanto come riflessione sull’opera di Dio, ma anche per contrastare le accuse che attribuiscono al pensiero cristiano la responsabilità dell’attuale crisi ecologica. Queste insinuazioni sono comparse a partire dal 1967 nell’opera dell’americano L. White Jr., per poi diffondersi anche nella cultura tedesca. La teologia ha reagito a queste critiche cercando di arrivare ad una visione molto più equilibrata del concetto biblico e teologico della creazione.


Quale posto occupa l’uomo nel mondo? Le posizioni sono differenti e molteplici:
- il fisiocentrismo, od olismo, pone sistematicamente al centro del proprio ragionare l’insieme della natura (physis); così afferma K. M. Mayer-Abich;
- l’olismo mitigato (H. Jonas) si fonda sul «principio di responsabilità» formulato in contrapposizione al «principio di sostanza» (E. Bloch);
- il biocentrismo radicale, sostenuto dal celebre medico A. Schweitzer, secondo il quale il principio di fondo è l’assoluto rispetto di ogni forma di vita;
- il patocentrismo, propugnato dal filosofo australiano P. Singer, che identifica nella capacità di sentire dolori il criterio decisivo per il rispetto;
- l’etica del discorso (J. Habermas, K. Otto Apel). Il principio etico di fondo sta nell’assunzione di un discorso argomentativo a cui tutti i soggetti idealmente partecipano, per giungere così a un consenso sul che cosa fare.
La teologia cristiana, da parte sua, non ha mai sostenuto un antropocentrismo puro e semplice, ma piuttosto un teocentrismo, che in Gesù Cristo, il Verbo incarnato, ha assunto totalmente la dimensione umana. Si tratta, dunque, di un teocentrismo che conduce a un antropocentrismo mitigato o relazionale.



2. Il significato di custodia del creato
Il sostantivo femminile italiano custodia deriva dal lat. custodia: «il custodire», o «involucro per porvi oggetti». Il sostantivo maschile custode deriva dal latino custos, custodis; secondo alcuni, da una radice indoeuropea *keudh-= coprire, difendere, con il significato «chi deve custodire, o difendere qualcosa o qualcuno».
Il sostantivo maschile creato deriva dal latino creare, dalla radice kere- di crescere = fare dal nulla, fare, produrre, suscitare, nominare, e sta a significare «mondo, universo, cosmo».

La sacra Scrittura insegna (Gn 1,28; 2,15) che la terra è stata affidata all’uomo per essere coltivata e custodita, e non per essere deturpata o distrutta. L’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 1,26-27), ed è il Suo luogotenente. Accogliendo l’interpretazione di Tommaso d’Aquino, l’essere umano è stato creato a immagine di Dio affinché ne diventi Sua somiglianza: quindi abbiamo un punto di partenza («l’immagine», in ebraico semel) e un punto d’arrivo («la somiglianza», in ebraico demut).

Le Chiese cristiane credono che la salvaguardia del creato sia un valore biblico, da promuovere con impegno.



3. Le coordinate del magistero di Benedetto XVI

Joseph Ratzinger è stato eletto 265° pontefice il 19 aprile 2005, e ha assunto il nome di Benedetto XVI. Il giorno della sua elezione si è presentato al mondo con queste parole: «Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me, un semplice umile lavoratore nella vigna del Signore».
Benedetto XVI ha parlato in più occasioni della cura, della custodia e della salvaguardia del creato. I temi dell’ambiente e dell’ecologia sono presenti in moltissimi suoi discorsi e documenti, tanto da esser stato definito da alcuni “il papa verde”. Già poche settimane prima della sua elezione, in un discorso pronunciato a Subiaco (Roma), segnalava l’abuso dello sfruttamento della terra e delle sue risorse, e raccomandava la conservazione del creato ascrivendola ai «valori morali essenziali, di cui abbiamo davvero bisogno».

 

 

 

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