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Collaboratori del Creato La scelta vegetariana nella vita del cristiano - Capitolo II - La custodia del creato nel magistero di Benedetto XVI PDF Stampa E-mail
Scritto da Guidalberto Bormolini, Luigi Lorenzetti   
Lunedì 13 Ottobre 2014 08:57

Collaboratori del Creato
La scelta vegetariana nella vita del cristiano


Capitolo II
Stefano Severoni
La custodia del creato nel magistero di Benedetto XVI



5. Conclusioni e prospettive

Il tema del rapporto dell’uomo con l’ambiente è analizzato nel Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, nel decimo capitolo (nn. 451-487) della seconda parte. In esso i riferimenti sono attinti in gran parte dal beato Giovanni Paolo II. Già papa Paolo VI, a partire dalla lettera apostolica Octogesima adveniens (14.05.1971), aveva fatto riferimento alle tematiche ambientali, sviluppate a fondo dal suo successore, il pontefice polacco. Anche nel Compendio si fa appello a una comune responsabilità e alla necessità di nuovi stili di vita.


In conclusione, possiamo affermare che esiste una profonda continuità tra il magistero di papa Benedetto XVI ed il magistero della Chiesa sul tema della custodia del creato, ma anche delle importanti novità. Possiamo sintetizzare cinque principi, che emergono dalla riflessione del pontefice sulle tematiche ambientali, come si ricava sia dalla terza enciclica sia da altri suoi interventi:

1) L’uomo viene per primo. La centralità della persona umana, creata da Dio a Sua immagine e somiglianza non permette di porre sullo stesso piano d’uguaglianza tutto ciò che ha vita: animali, piante e materia.

2) L’uomo non può essere dominato dalla tecnica. Il rischio di una civiltà tecnica è di illudersi che la tecnica possa risolvere tutte le questioni. Ma l’etica è necessaria. Già il beato papa Giovanni Paolo II, nella lettera enciclica Fides et ratio (14.09.1998), al n. 91, aveva messo in guardia: «Resta tuttavia vero che una certa mentalità positivista continua ad accreditare l’illusione che, grazie alle conquiste scientifiche e tecniche, l’uomo, quale demiurgo, possa giungere da solo ad assicurarsi il pieno dominio del suo destino».
La Fides et ratio ha indicato, nel settimo capitolo, alcune linee di pensiero, oggi particolarmente diffuse, con errori e rischi: eclettismo; storicismo; modernismo; scientismo; pragmatismo; nichilismo, per poi analizzare la post-modernità.

3) La natura è abitata. Dio ha affidato all’uomo la buona gestione della natura da custodire e coltivare con saggezza.

4) La specie umana è in realtà una famiglia. I rapporti tra i membri di una famiglia sono contrassegnati da una duplice solidarietà: quella che unisce i membri presenti in modo fraterno (condivisione); e quella che unisce le generazioni (previsione).

Lo stesso dovrebbe avvenire a livello planetario. Ciò presuppone che gli esseri umani si preoccupino delle generazioni future, e che l’accaparramento delle risorse energetiche non rinnovabili non vada a beneficio solo di alcuni, ma venga condiviso con i Paesi più poveri.

5) È necessario cambiare mentalità. Non si può continuare così: le risorse si esauriscono, il creato si degrada. Quindi è indispensabile, anzi urgente, modificare gli stili di vita che dovranno essere improntati alla sobrietà, in maniera tale da vivere insieme rispettando l’alleanza tra l’essere umano e la natura.
In base a ciò, il cristiano dovrà fare sue le parole della Prima lettera di Pietro: «adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza» (1Pt 3,15-16). Che significa: dolcezza verso gli altri; rispetto verso Dio; retta coscienza verso se stessi.

E ricordando le parole di Paolo VI: «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni» dovremmo testimoniare con la nostra vita il rispetto per ciò che ci circonda. Custodire il creato è un dovere imprescindibile per il cristiano.
Riappropriamoci dunque del senso di stupore per la bellezza del mondo, così da diventare veramente custodi responsabili del creato, e facciamo nostro l’incanto poetico del salmista:

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza,
con la bocca dei bambini e dei lattanti:
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre in silenzio nemici e ribelli.
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi?
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:
tutte le greggi e gli armenti
e anche le bestie della campagna,
gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.
O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra! (Salmo 8).





Stefano Severoni ha conseguito il diploma di maturità scientifica, la laurea in scienze religiose, il diploma di istruttore di atletica leggera, quello di catechista. È ministro straordinario della comunione e membro del Terz’Ordine dei Minimi di san Francesco di Paola.

 

 

 

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