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Collaboratori del Creato La scelta vegetariana nella vita del cristiano - Capitolo III - «Tenerezza ha per ogni creatura» PDF Stampa E-mail
Scritto da Guidalberto Bormolini, Luigi Lorenzetti   
Mercoledì 29 Ottobre 2014 10:10

Collaboratori del Creato
La scelta vegetariana nella vita del cristiano


Capitolo III
Marilena Bogazzi
«Tenerezza ha per ogni creatura»


Il Creatore ha verso le sue creature un atteggiamento, come dice il Salmo, di tenerezza. Ma per comprendere appieno le ragioni e il significato di questa affermazione, essa va inquadrata nel contesto biblico.
Volendo sintetizzare la storia del rapporto tra Dio, l’uomo, le creature e la creazione per come è presentata dalla Bibbia, possiamo individuare in essa quattro tappe.


La prima è quella della creazione di un universo perfetto, in cui l’uomo si inserisce armonicamente. Nel giardino dell’Eden l’uomo vive in piena e totale armonia con Dio e tutto il Creato, specialmente con gli animali a lui simili; in questa fase sia l’uomo sia gli animali sono vegetariani.

Nella seconda fase, quella della caduta, l’uomo sceglie liberamente, e in parte consapevolmente, di rinunciare all’armonia con Dio: in altre parole sceglie il peccato. Ma la rinuncia a un’integrazione armonica non può riguardare soltanto Dio, comporta l’alienazione dai suoi simili e dal Creato intero, animali compresi.
Con la venuta di Gesù Cristo e grazie al Suo sacrificio, l’uomo ha la grande occasione di recuperare quel rapporto di intimità filiale con Dio che godeva prima della cacciata dall’Eden: il Cristo, incarnandosi e facendosi carico del peccato umano, consente all’uomo di rientrare in contatto con la sua essenza divina.

La quarta e ultima fase è quella preannunciata dall’Apocalisse (Ap 21-22) dei «nuovi cieli e la nuova terra» la fase in cui non ci sarà più posto per il peccato e gli uomini dimoreranno insieme con Dio in un luogo pieno di luce e di santità.

 

 

 

1. La Creazione, progetto d’amore


Il progetto che Dio aveva quando ha creato la terra è raccontato nelle prime pagine della Genesi, in particolare:
E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò, Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». […] Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. (Gn 1, 27-28)
Da queste poche righe è evidente che il progetto divino è in tutto e per tutto un progetto d’amore. Non sono pochi gli elementi che ce lo attestano.

Molto significativa è l’espressione «Dio creò l’uomo a sua immagine». Infatti i testi ci dicono che Dio è Amore (1Gv 4,16), quindi, creando l’uomo a sua immagine, Dio gli comunica la propria essenza, facendone una creatura d’amore. Inoltre, accomunando maschio e femmina in questa asserzione, attribuisce ai sessi ruoli complementari e pari dignità.

La prima azione compiuta da Dio in relazione all’uomo, ancora prima di parlargli, è di benedirlo, e di comunicargli in questo modo il profondo amore che gli porta, rendendolo al contempo capace di amare. Con le sue parole Dio conferisce al genere umano la fecondità, lo esorta a moltiplicarsi e a popolare la terra. Prescrive inoltre all’uomo e a tutti gli animali un regime alimentare vegetariano.

Due parole a parte merita l’esortazione a «dominare» gli altri esseri viventi, che ha creato non pochi equivoci nel corso della storia. Ben lungi dall’idea di dare licenza all’uomo di spadroneggiare sulla terra e di devastarla, qui il termine indica un’idea di custodia e di cura amorosa; infatti, come insegna la vicenda del Cristo (Dominus), nella concezione divina dominazione non è sinonimo di sopraffazione, ma di servizio. L’uomo deve dominare la terra nel modo del Dominus:

Egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l'essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce. (Fil 2, 6-8)

La superiorità dell’uomo sugli altri animali, pure molto spesso fraintesa, deve essere guardata nell’ottica della gerarchia divina, in cui la posizione predominante non serve per prevaricare i sottoposti, ma per portarli verso Dio, proprio come fanno gli angeli, che usano la propria superiorità sull’uomo (attestata dal Salmo 8 «eppure l’hai fatto poco meno degli angeli») per avvicinarci a Dio, per guidarci nella sua direzione. Come l’angelo aiuta l’uomo ad arrivare a Dio, così l’uomo è chiamato alla custodia e alla redenzione della creazione, ed è detto chiaramente nelle Lettere ai Romani (8, 19): «L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio». È in questa luce che va interpretata la frase «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo». Se al genere umano è prescritto un regime vegetariano, è per la sua missione di accudire il creato con amore, e non certo perché altri alimenti possano contaminare l’uomo. Su questo Gesù è chiaro: «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro; ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». (Mc 7,15)

Per concludere, va osservato che, per consentirci di custodire e curare il creato, Dio ci conferito qualità specifiche (è immediato il riferimento alla parabola dei talenti in Mt 25, 14-40):

Il Signore creò l’uomo dalla terra
e ad essa di nuovo lo fece tornare.
Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito,
dando loro potere su quanto essa contiene.
Li rivestì di una forza pari alla sua
e a sua immagine li formò.
In ogni vivente infuse il timore dell’uomo,
perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli.
Discernimento, lingua, occhi,
orecchi e cuore diede loro per pensare.
Li riempì di scienza e d’intelligenza
e mostrò loro sia il bene che il male. […]
Pose davanti a loro la scienza
e diede loro in eredità la legge della vita.
(Sir 17, 1-13)

 

 

 

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