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La leggenda della Madonna di Montenero PDF Stampa E-mail
Scritto da Annalisa   
Sabato 25 Ottobre 2014 06:15

La leggenda della Madonna di Montenero

«I fedeli della Calcide ossia del Negroponte, in Levante, si struggevano dal desiderio di avere per loro una Madonnina tutta dipinta di nero, [col] Bambino Gesù in collo.

 

Le buon donnine, specialmente, non smettevano più di lamentarsi e di domandare agli Angeli, […] che portassero giù dal Paradiso, nella terra di Eubea, il ritratto della Madre del Signore. Perché erano stanche di sentire sempre le vecchie leggende che quel buon cieco di Omero era andato a raccontare a tutti, per le case […], e di Enea […] svignato per miracolo dalle fiamme di Troia, […].

 

 

 

Ora queste leggende, […] a quei buoni neofiti della Calcide non andavano più.
Perciò gli Angeli di Dio che raccoglievano le loro preghiere […] e le portavano in Cielo, un giorno andarono da S.Luca che, siccome pittore conosciutissimo sopra tutta la terra ma specialmente in Paradiso, di disegno se ne intendeva.

Il santo Apostolo […], poiché ebbe sentito la richiesta degli Angioli, ciondolò la barba sulla manona di evangelista, stette alquanto pensoso, poi preso un bel foglio di pergamena ci schizzò sopra il profilo della Madonna […].
- Tenete - disse l’Apostolo ai luminosi messaggeri - andate sulla terra e dipingete un quadro della gran Madre di Dio, attenendovi a questo disegno. -
E gli Angioli […] presero il ritratto con le purissime mani, se lo strinsero forte fra le ali, e le stelle si allargarono al loro passaggio nella notte.

[…] Gli Angeli discorrevano a bassa voce, con gli occhi voltati al cielo; - Dove vuoi Maria, dove vuoi stella del mare, dove vuoi Signora che dipingiamo il ritratto per te? - 
E una stella si staccò dal firmamento e tutti i fiori notturni si apersero e sorrisero. Ella abbassandosi ondeggiò su i tetti del villaggio di Satia a sud della Calcide. Si spense. Gli Angeli avevano inteso la risposta. […] E i celesti cercarono tra i casolari e i dirupi la grotta nella quale avrebbero meglio lavorato inosservati. E sotto pendoni di edera, fra neri macigni […], scoprirono un bel ceppo di pietra a forma di altare. Dattorno erano bugni di alveari addormentati [e] cespi di rose senza boccio […].

Ora gli Angeli cercarono di una tavola rozza sulla quale ricopiare il volto di Maria. […] S’inoltrarono in un boschetto di querci, e al tronco centenne di un faggio, trovarono una tavola ben levigata e stagionata, dimenticata lì, da un tagliatore del Negroponte. La presero e dopo averla ben ripulita, […] la portarono dentro la grotta di Saita. E tutti si misero all’opera. […] Poi il volto della Madonna spiccò sulla tavola coi grandi occhi teneri, un poco bruni, e via via il suo mantello nero fioriva come un graziosissimo ricamo. E dopo, il Bambino Gesù con le manine soavi che carezzava la mamma. Quando l’Arcangelo ebbe dato l’ultima pennellata, gli altri angeli congiunsero in croce le braccia e si misero a pregare. Ma uno di loro che pareva il più giovane disse:
- Bisogna dipingere sulla mano della Madonna anche un uccellino, perché Gesù non si annoi e che canti tutte le notti una laude di Paradiso. -

Tutti gli angioli approvarono e Gabriele, ripreso il pennello, tratteggiò un grazioso uccellino proprio sul braccio destro di Maria. Piccolo come un pettirosso con le ali punteggiate di giallo e il collo, turchino. Ma pettirosso non era, quantunque somigliasse a quello […]. E subito l’uccellino principiò a cantare così dolce più di un usignolo, ma usignolo non era. Pareva una rondinella del mare, ma rondine non era. Era l’uccellino della Madonna che somigliava a tutti i volatili dell’aria e a nessuno […].  
Appena i primi pastori di Saita si accorsero del grande prodigio comparso dentro la grotta delle edere, corsero a casa, chiamarono le donne, i bambini e andarono a vedere. Nessuno credeva ai propri occhi. […] I bambini dicevano:
- Guarda, guarda quell’uccellino, come è bello […] - 
- E’ l’uccellino del Paradiso e canta sempre di notte - rispondevano le madri.
- E lo sentono tutti? - Insistevano i bimbi.
- Soltanto i buoni lo sentono, e quando canta sembra che abbia dentro la gola un tralcio di sole. -
Quei bravi neofiti si davano un gran da fare perché la miracolosa immagine fosse onorata nel modo più santo. Ma purtroppo, […] dopo i primi anni, molti restarono indifferenti. Ci fu perfino chi […] principiò […] a bestemmiarela Madonnadel Negroponte.
Così la bella grotta preparata dagli Angeli, a poco a poco, rimase deserta. Nessuno vi andava più ad accenderci il lume, ela Madonnanon aveva che le stelle della notte per farle compagnia. Anche le api erano morte tutte nelle celluzze di cera, e le rose tutte seccate […].
Ora l’uccellino che cantava come un rosignolo, diceva sempre: - Andiamo via, andiamo via, andiamo via. -
E il Bambino Gesù gli chiedeva: - Dove vorresti andare, uccellino bello, forse in Paradiso? In Paradiso non si bestemmia e c’è sempre festa. -
- No, no - diceva l’uccellino - in Paradiso no […], eppoi io ci morrei pel troppo splendore ci, ci, ci. -
La Madonnina sgomenta gli carezzava le tenere penne: - Non piangere, non piangere, uccellino mio io so dove vuoi andare. Tu vuoi andare nell’Italia bella, nella bella Toscana. -

E l’uccellino svolazzava, col beccuccio aperto in segno di grande allegria. […] E gli angioli pieni di giubilo si misero tutti intorno al macigno e con le ali lo scalzarono da terra, lo smossero, eppoi, caricandoselo sulle spalle lo trassero fuori dalla grotta, […].
Appena che il mare vide gli angioli avvicinarsi, ebbe un sussulto di gioia. Si aperse come una bella strada. […] Ecco, ecco che comparivano le riviere della Sicilia, […] di Sorrento, il Golfo di Napoli […], le isole di pirati […]. Eppoi il Giglio […], e l’isola del ferro coi paesini ritti come capre a picco sulle scogliere […].
O la bella Italia!
E l’uccellino cantava ci, ci, ci, è nata l’aurora! 
[…] Un ruscello scendeva in riva al mare sereno e canoro. Era il ruscello dell’Ardensa. Giù giù per le pendici del monte più alto pascevano greggi chiari come batuffoli di neve […].
La Madonninache durante il viaggio in alto mare era divenuta tutta bianca nel volto, comandò agli Angeli che la conducessero sulla sponda del rivo.
Dei prati dell’Ardensa, Dore era l’unico pecoraio. Vecchio con la barba bella, da romito, viveva soltanto per il suo gregge […] e quantunque fino dalla giovinezza si trainasse dietro la gamba mancina […], pure la sera si raccoglieva in una spelonca accosto alle sue pecore e pregava con la fede di un patriarca antico. […] I figli gli erano tutti migrati per seguire le imprese guerresche d’imperatori e di re. La sua donna gli era morta presto. Ed egli si affacciava, ogni mattina, dalle rupi appoggiato al vincastro d’ornello […]. Ma quando il vecchio Dore, quella mattina del 15 maggio 1345, […] vide salire dall’acque dell’Ardensa la bella Madonnina del Negroponte, non credette ai propri occhi. Cominciò a gesticolare con le mani come se volesse chiamare tutte le pecorelle intorno a sé, poi cadde in ginocchio.
[…] Intantola Madonninaaveva preso terra e guardava, con i grandi occhi di mamma, il vecchio pastore trasognato il quale non sapeva che dire: - Ave Maria, Stella del Mare! -    
E poiché egli più non si moveva,la Madonninagli disse:
- Dore, io voglio che tu mi porti in cima al monte.-
E il pastore, quantunque misurasse con l’occhio la pesantezza della pietra alla quale era incassato il meraviglioso quadro della Vergine, e sentisse la sua povera gamba malata, tuttavia subito ubbidì.
Si caricò sulle spalle il dolcissimo peso e gobboni gobboni, principiò a salire l’erta faticosa. […].
Quando egli raggiunse la cima dell’altra sponda del monte venne un suono di campane. […] Tutti i campanili della città di Livorno si sciolsero nel sole. Da sé improvvisamente. Era un tumulto che diceva: […]
O Stella del mare
Del Cielo Regina
Livorno s’inchina
Prostrata ai tuoi piè.
Il povero pastore come smarrito sentì tutte quelle voci, si palpò per istinto la gamba malata. Era guarito! […]…»

… Così, su quell’erto monte, ricettacolo di brutti ceffi e di briganti, tanto da essere chiamato dalla gente del posto “monte del diavolo” - oscuro, tenebroso, monte nero - trovò infine dimora l’immagine miracolosa della Vergine del Negroponte, la devozione per la quale, da parte dei livornesi prima, e di tutti i cristiani poi, fu immediata. La fama dell'immagine prodigiosa si diffuse presto a motivo delle tante grazie operate dalla Beata Vergine Maria ed è per questo che il santuario, che sorgerà sul luogo dove, in un dì di Pentecoste, il vecchio Dore la depose, sarà intitolato, appunto, alla Madonna delle Grazie.


Questa la leggenda.


La Storia sostiene invece che, molto verosimilmente, fu un certo Iacopo di Michele, detto Gera, a legare il suo nome all’immagine comparsa a Montenero intorno all’anno 1341, inun periodo di rinascita del fervore religioso durante il quale, un gran numero di immagini sacre, avevano cominciato a diffondersi autonomamente, nonostante le autorità ecclesiastiche locali ne avessero intimato l’immediata cessazione e sparizione. Non è da escludere quindi che, davanti a tanta avversione, l'immagine della Madonna sia stata occultata per poi essere ritrovata vicino al greto del fiume ''Ardenzo'', da quel pastore, Gera, che la portò poi in cima al monte per affidarla alla custodia di qualche eremita che lì dimorava, immerso nel silenzio e nella preghiera, lontano da tutti i negotia del mondo, dando mostra del modo in cui vivere degnamente si possa, e come onoratamente morire si debba.




Giovanna Treglia Biagi


Mazagine Culturale del Comune di Livorno

 

Ultimo aggiornamento Sabato 25 Ottobre 2014 06:51
 
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