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Radici bibliche dell'agire cristiano - Alcuni criteri biblici per la riflessione morale - Orientamenti per l’oggi PDF Stampa E-mail
Scritto da Marilena   
Domenica 09 Novembre 2014 06:14

Pontificia Commissione Biblica, Bibbia e morale
Radici bibliche dell'agire cristiano


Seconda parte
Alcuni criteri biblici per la riflessione morale


2.2.2. Orientamenti per l’oggi

117. I comportamenti sbagliati di oggi che richiedono una chiara e decisa presa di posizione, non si manifestano come idolatria in quanto venerazione di immagini e statue, ma come idolatria di se stessi, che si tratti di singole persone o di classi sociali o di stati.

La libertà, per quanto possibile, totale dell’individuo oppure il potere onnicomprensivo dello stato vengono considerati valori supremi. Questi atteggiamenti vengono descritti come secolarismo, capitalismo, materialismo, consumismo, individualismo, edonismo, totalitarismo ecc. Comune a questi –ismi è il fatto che concepiscono la vita umana in un modo immanentista, ridotto al mondo attuale e, soffocando la trascendenza, prescindono da Dio, negandolo o trascurandolo, e non lo riconoscono come origine di tutto e come fine di tutto. Tale dimenticanza e trascuratezza nei confronti di Dio va svelata e resa conscia.

 



a. Carenze moderne

Benché le società democratiche occidentali abbiano molti elementi positivi in campo culturale, economico e politico, non mancano però gravi difetti. Vantando il diritto alla libertà più totale, le persone pretendono di esercitare un diritto all’aborto, all’eutanasia, all’illimitata sperimentazione genetica, alle unioni omosessuali e si comportano da artefici indipendenti del proprio essere. L’avidità consumistica, ampiamente diffusa, troppo spesso può essere soddisfatta solo mediante lo sfruttamento di persone e popoli più deboli. La ricerca parossistica del profitto, sostenuta dalla tecnologia moderna, dà origine a un abuso sfrenato delle risorse naturali e a una, almeno indiretta, oppressione di altri. Mentre il mondo occidentale continua a godere di un alto livello di vita, viene mantenuta questa prosperità a spese della povertà di una maggioranza della popolazione mondiale.



b. Tendenze totalitariste


118. Teologie sui rapporti chiesa/stato, nella tradizione, si basarono quasi esclusivamente su Romani 13,1-7 (cf. 1 Tim 2,1-2; Tt 3,1; 1 Pt 2,13-17), e persino governi autocratici chiedevano ubbidienza riferendosi a questo testo. Paolo non fa altro che una constatazione generale sull’autorità legittima, basandosi sulla convinzione che Dio desidera ordine, e non anarchia e caos, all’interno delle società. Anche i cristiani dipendono dalla protezione dello stato e da una ampia serie di servizi, condividono con esso molti valori e non possono sottrarsi alla loro responsabilità civile e alla partecipazione alla vita sociale.

Ma dopo un secolo in cui regimi totalitari hanno devastato continenti e trucidato milioni di persone questa concezione del rapporto con lo stato deve essere completata dal modo in cui l’Apocalisse descrive l’influsso demoniaco di uno stato che si mette al posto di Dio e pretende tutto il potere per se stesso. Un tale stato si orienta secondo valori e atteggiamenti che sono in contrasto col vangelo. Mette i suoi sudditi sotto pressione e chiede un conformismo totale, esilia coloro che si rifiutano, o li uccide. I cristiani sono chiamati ad essere “saggi”, per poter leggere i segni dei tempi e poter criticare e smascherare la vera realtà di uno stato, che diventa servo del Demoniaco, e anche di uno stile di vita lussuoso a spese di altri. Sono chiamati a mettere politica, economia, commercio nella luce del vangelo e a esaminare in questa luce i progetti concreti per il funzionamento della società. Perché i cristiani non possono uscire dal tempo in cui vivono, devono acquistare una identità propria che li rende capaci di vivere la loro fede in paziente perseveranza e testimonianza profetica. Sono anche invitati a sviluppare maniere di resistenza che li rendano capaci di opporsi e di predicare il vangelo, affrontando le potenze demoniache che agiscono attraverso le istituzioni civili (cf. Ef 6,10-20) e influiscono sul mondo odierno.



c.  Autosufficienza illusoria

119. Alla base delle ideologie è la volontà umana che aspira al possesso di un potere senza limiti. Questa volontà è radicata nel rifiuto di riconoscere la condizione creaturale in dipendenza da Dio e nella rivolta contro Dio, e cerca di realizzare con molta determinazione una illusoria trasformazione dell’esistenza umana, qua e adesso. In ultima analisi, non si tratta di aspirazioni economiche, politiche o scientifiche ma della volontà di disporre autonomamente di se stessi e del proprio destino e di realizzare un paradiso terrestre che porterà all’era finale di felicità universale. Questa aura di attesa escatologica può spiegare l’illusione sempre più diffusa che le persone umane da sole siano capaci di provvedere al loro ordine morale e politico, in una comunità secolare in cui Dio viene sistematicamente escluso o almeno messo al bando. Benché questa ideologia eserciti ancora un fascino intellettuale e continui ad avere influenza politica, diventa sempre più evidente che il futuro non può riservarci un illimitato progresso tecnologico, industriale, sociale e politico.

 

 

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