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Collaboratori del Creato La scelta vegetariana nella vita del cristiano - Capitolo III - «Tenerezza ha per ogni creatura» PDF Stampa E-mail
Scritto da Marilena   
Domenica 16 Novembre 2014 12:21

Collaboratori del Creato
La scelta vegetariana nella vita del cristiano


Capitolo III
Marilena Bogazzi
«Tenerezza ha per ogni creatura»



2. La Caduta dell’uomo e la creazione
Il progetto perfetto concepito da Dio per la creazione viene però rifiutato dall’uomo, che decide (istigato dal serpente) di emanciparsi dal suo legame con il creatore. Viene così a mancare l’unità fra uomo e Dio e, di conseguenza, di tutte le caratteristiche che questa unità comportava.


Si perde innanzitutto l’unità fra maschio e femmina, che da «una sola carne» diventano esseri scissi e in contrasto tra loro («Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato”. Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”». Gn 3,12-13).

Con il fratricidio di Caino, si perde inoltre il rapporto di fratellanza all’interno del genere umano.
L’uomo, da custode del creato diventa distruttore, al punto che ogni creatura ha terrore di lui («Il timore e il terrore di voi sia in tutti gli animali della terra e in tutti gli uccelli del cielo» Gn 9,2), e diventa carnivoro («Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe» Gn 9,3). C’è uno slittamento linguistico molto rivelatore nella ratifica divina al mutamento di regime alimentare dell’uomo. Infatti possiamo rinvenire un passaggio dalla volontà di Dio («Ecco Io [il corsivo è mio] vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo», Gn 1,29) alla presa d’atto della ribellione umana: («Tutto ciò che vive sulla terra o nel mare sarà vostro cibo come un tempo mangiaste le erbe verdi che Io vi diedi tutte» Gn 9,3, in traduzione letterale dal greco). Restano comunque delle restrizioni: «Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue» (Gn 9,4). Dio si riserva il potere sulla Vita (nella dimensione più profonda), è l’unico a poterne disporre, come attestano Matteo («Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l’anima», Mt 10,28) e Qoelet («Infatti la sorte degli uomini e delle bestie è la stessa […] tutti sono diretti verso il medesimo luogo» Qo 3,19-20).

Anche la sessualità perde il suo ruolo di unione e complementarità, e si degrada sino alla perversione, come appare evidente nell’episodio di Sodoma e Gomorra (Gn 19).

In conclusione l’uomo, creato in origine per la libertà e l’amore, diventa violento e schiavo (in Egitto), trascinando con sé tutta la creazione: «Si spergiura, si dice il falso, si uccide, si ruba, si commette adulterio, tutto questo dilaga e si versa sangue su sangue. Per questo è in lutto il paese e chiunque vi abita langue, insieme con gli animali selvatici e con gli uccelli del cielo; e persino i pesci del mare periscono» (Os 4,2-3).

Va comunque sottolineato che la ribellione dell’uomo non interrompe l’alleanza fra Dio e le sue creature: nonostante la rottura del rapporto armonico fra l’uomo e gli animali introdotta con la ratifica di un regime carnivoro, Dio conferma che il Suo progetto d’amore non viene meno: «Dio disse a Noè e ai sui figli con lui: “Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con i vostri discendenti dopo di voi; con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca”» (Gn 9, 8-10).

Dio manifesta tale progetto con la sua misericordia («La misericordia dell’uomo riguarda il prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente» Sir 18,12-13), prendendosi cura di ogni creatura («Guardate gli uccelli del cielo […] il Padre vostro celeste li nutre», Mt 6, 26-27; «Egli dà il cibo ad ogni vivente: perché eterna è la sua misericordia», Sal 136, 25).

Fra Dio e le Sue creature c’è un legame di preghiera, infatti Dio invita uomini e animali a fare penitenza («uomini e bestie si coprano di sacco e si invochi Dio», Gio 3, 8). Le creature, da parte loro, sono chiamate a lodarlo («Ogni vivente dia lode al Signore», Sal 150, 5; «Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose ivi contenute udii che dicevano: “A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, gloria, onore e potenza”», Ap 5,13) e a bramare la sua vicinanza («anche gli animali selvatici sospirano a te», Gl 1, 20).

E abbiamo riferimenti specifici all’alleanza tra gli animali e Dio, che giunge a conferire loro il dono della profezia, come nel caso dell’asina di Balsaam (Nm 22,22). Gli animali conoscono il Signore e le Sue opere, e possono essere maestri per gli uomini, se questi sanno ascoltarli: «Interroga pure le bestie e ti insegneranno, gli uccelli del cielo e ti informeranno; i rettili della terra e ti istruiranno, i pesci del mare e ti racconteranno. Chi non sa, fra tutti costoro, che la mano del Signore ha fatto questo?» (Gb 12,7-9). Inoltre gli animali conoscono la legge naturale divina, e talvolta la seguono meglio degli uomini: «La cicogna nel cielo conosce il tempo per migrare, la tortora, la rondinella e la gru osservano il tempo del ritorno, il mio popolo invece non conosce l’ordine stabilito dal Signore» (Ger 8, 7).

Gli animali stanno volentieri in compagnia di Gesù, che nel deserto, mentre si preparava alla sua missione «stava con le bestie selvatiche» (Mc 1,13).

La terra promessa non è riservata agli uomini soltanto («Le vostre mogli, i vostri bambini e il vostro bestiame staranno nella terra che Mosè vi ha assegnato», Gs 1,14), e persino la salvezza sembra riguardare anche gli animali («Uomini e bestie tu salvi», Sal 36, 7). La redenzione riguarda uomini, animali e l’intera creazione (Rm 8, 19-22).

 

 

 

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