Archivio

Newsletter di A.C.V.

Qui puoi iscriverti alla nostra newsletter!
Newsletter A.C.V.


Ricevi HTML?

traduzione sermone "una ragione in più" PDF Stampa E-mail
Scritto da Alma Massaro   
Lunedì 05 Gennaio 2015 15:37

UNA RAGIONE IN PIU'
Hans Bouma

A proposito della relazione uomo-animale – in particolare degli animali esclusi dalla morale, umiliati e schiavizzati – sorge inevitabilmente una domanda: quale tipo di uomo vuoi essere? Che portata ha la tua compassione?

Nel corso della storia siamo certamente progrediti lungo il sentiero del rispetto e della compassione. Abbiamo esteso la definizione delle nostre responsabilità e siamo arrivati a comprendere che, in quanto umani, formiamo una comunità globale. Esempi fondamentali e, contemporaneamente, splendide espressioni della nostra accresciuta consapevolezza etica sono Amnesty Internationals e Medici senza frontiere.

 


Se tali organizzazioni meritano certamente la nostra stima, esse non rappresentano però il nostro scopo finale. Fino ad oggi si sono sempre occupate delle persone, del prossimo umano e degli esponenti della nostra stessa specie. Ma anche gli animali sono qua. Senza dubbio non appartengono alla nostra specie, ma non vi è ragione per escluderli moralmente. Anche loro partecipano a quel mistero sovraumano chiamato “Vita”.

 


Che tipo di uomo vuoi essere? Stai seguendo il sentiero intrapreso del rispetto e della compassione? Il sentiero che conduce agli animali come esseri morali, sebbene ancora ignorati? Intendi la compassione in modo talmente generoso da includere gli animali nel tuo campo visivo?


Il prossimo passo da fare è il più difficile: è quello che passa dal prossimità umana alla creatureità del prossimo. Si tratta di una parola inventata ma cosa possiamo farci se il linguaggio o la cultura mancano di prendere in considerazione questo punto? Se non facciamo questo passo, se non diamo agli animali uno spazio all’interno del nostro programma morale, siamo senza dubbio incoerenti e la nostra umanità viene degradata: essa non più onesta né credibile. Non fare questo passo, infatti, significa discriminare.

 

Il passo successivo. Se sei un umano, per favore, sii buono; sii un uomo, o una donna, nella sua pienezza. Se per noi i valori come la giustizia, la compassione, la solidarietà, il rispetto e l’amore avessero senso solo in relazione alla specie umana, quanto poco avremmo compreso. Tali valori, infatti, hanno natura universale e dovrebbero quindi essere applicati universalmente e non solo all’interno della nostra specie.


Che tipo di uomo vuoi essere? Potresti dire che solo un arrogante senso di superiorità può portarti ad escludere gli animali dall’etica. Ma le cose stanno diversamente. Coloro che rifiutano di intraprendere il passo successivo hanno una bassa stima di se stessi e soffrono di dolorosi sensi di inferiorità.


Che tipo di uomo potresti essere? Potresti essere meraviglioso, dal momento che sei dotato di tutto ciò che serve per trattare ogni cosa che ha vita con rispetto e compassione. Se rimani bloccato nello sviluppo della tua umanità, tenendo gli animali al di fuori del tuo orizzonte morale, ti sminuisci, e vivi chiaramente al di sotto delle tue capacità. È questo ciò che vuoi?

 

Non ha senso dire alle persone che difendono gli animali “la tua scelta per gli animali è il tradimento della tua stessa specie”. Nello stesso istante in cui scegliessi di non stare dalla parte degli animali, tradirei e dimenticherei me stesso. Sarebbe un affronto alla mia stessa umanità.

 

Il passo successivo. È una questione di appartenenza, di un crescente senso di affinità. Gli animali divengono la tua famiglia, parte della tua vita. Si tratta di preziose espressioni dello stesso mistero che incarna te stesso nel modo a te peculiare. E tu non mangi la tua famiglia, né la usi per degli esperimenti. La famiglia è ciò che rispetti, ciò che tu ami e apprezzi.


Vincolo e affinità. Oltre che tra le persone, situazioni di mutua identificazione possono nascere tra uomini e animali. Una situazione che il filosofo ebreo Martin Buber definisce: “Ich und Du”. Tra l’uomo e l’animale è possibile un intimo dialogo.

“Gli occhi dell’animale”, scrive Buber, “hanno la ricchezza di un vasto linguaggio”. Una volta divenuto sensibile al linguaggio degli occhi animali, il tuo mondo diventa sempre più ricco. Quanto vedrai, ascolterai e condividerai?

 

È commovente, o straziante, guardare negli occhi di un animale da laboratorio, o negli occhi di uno di quelli della bioindustria.

Ho guardato in questi occhi, ho compreso il loro linguaggio e ho sussultato. Tale “vasto linguaggio” era un vasto linguaggio di protesta: un’accusa. Perché ci stai facendo questo? Cosa c’è dentro di te? Che tipo di persona sei?


Non voglio affatto sminuire la sofferenza umana, ma prendo in considerazione anche quella animale. La sofferenza animale ha una profondità, una dimensione a noi sconosciuta. Quando soffriamo, possiamo approfittare di tutte le scappatoie culturali, sociali e religiose. Abbiamo il vantaggio delle vie di fuga spirituali. Possiamo dare un senso alla nostra sofferenza, inserirla in una determinata prospettiva, sublimarla o trascenderla. Abbiamo numerosi strumenti per alleviare la nostra sofferenza. Non fosse altro che per la nostra capacità di esprimerla a parole.

Ma gli animali non hanno parole per descriverla. Non possono parlare della loro sofferenza. Non potremo mai spiegare agli animali rinchiusi negli allevamenti intensivi o negli istituti di ricerca, o ai tanti altri ancora che vivono un’esistenza difficile, perché soffrono.

Non comprenderebbero mai i nostri ragionamenti e le nostre scuse. Si trovano ad affrontare un mistero grande come la loro vita (o come la loro morte) senza un briciolo di significato. In una tristezza infinita e senza speranza si fondono con la loro sofferenza e vi affondano. Vivono in un inferno assurdo.

 

Non è necessario che tu sia un credente per difendere con forza i diritti degli animali, per essere una creatura nella sua pienezza. Dal semplice punto di vista dell’umanità, possiedi già ogni ragione per agire. Se sei un credente, se sei un cristiano, un ebreo, un musulmano, un induista o un buddhista, allora hai un motivo in più per per includere gli animali nella tua coscienza etica.


Qualsiasi sia la loro differenza, tutte le religioni credono che questa terra sia stata creata per iniziativa divina, stabilita da un creatore, un Dio veramente creativo. Un Dio talmente appassionato e generoso da rendersi Egli stesso conosciuto nella realtà fisica di questo pianeta. Il fatto che la Terra sia una creazione divina le conferisce una qualità personale. Tutto e tutti hanno il proprio scopo e il proprio segreto. Che si tratti di un albero, di un animale o di un uomo, tutto ciò che ha vita possiede di per sé un individuale diritto ad esistere.


Tutte le religioni sono basate sul costruire relazioni e accorciare le distanze in tre direzioni. In senso orizzontale: ovvero tra gli esseri umani. In senso verticale, verso l’alto: con Dio o il divino. In senso verticale, verso il basso: con la Terra. La parola religione deriva dal verbo latino “religare”: relegare, ristabilire un rapporto. Tutte le religioni sono religioni di salvezza. E la salvezza comprende tutto.

Le persone hanno bisogno di essere ristabilite in una relazione. L’uomo da solo non è che un frammento. Per essere completo ha bisogno di essere integrato in tre direzioni: verso il suo prossimo umano, verso la Terra e verso Dio, o il divino.


Come tratti la creazione, ovvero tutta la vita che Dio ti ha affidato? Questa è la domanda fondamentale, inevitabilmente posta da ogni religione. La tua relazione con il Dio vivente e creatore è ottimale se la tua relazione con il prossimo umano e con la terra sono ottimali. È proprio nel porre attenzione a ogni aspetto del vivente che fai ingresso nella atmosfera del Vivente in se stesso.

Uno che comprese perfettamente questo punto è il filosofo, teologo, musicista e fisico Albert Schweitzer. Il suo credo era: “Io sono vita che vuole vivere, e esisto in mezzo a vita che vuole vivere” e definiva la religione come “Il rispetto per la vita messo in pratica”. Ciò significa che secondo Schweitzer la religione non è teoria, ma pratica. Per esempio, tu credi con coltello e forchetta: mangiare carne è mangiare sofferenza – di cosa sa? Per decenni egli ha lavorato come dottore nella giungle africana di Lambarene. Un uomo particolarmente benefico per le persone; tuttavia non solo per le persone, ma anche per gli animali. La religione ti conduce al cuore della realtà terrena.

Un concetto fondamentale nella tradizione ebraico-cristiana è: Esodo, migrazione. In molti modi le persone e gli animali possono finire in cattività. Vengono private della libertà di vivere la vita come dovrebbero, o, a proposito degli animali, di vivere “secondo la loro natura”. Pensa agli animali negli allevamenti intensivi e a quelli nei laboratori. L’esodo è un programma di liberazione, un programma di riabilitazione morale, direttamente basato sul proposito del Creatore. Si tratta di un programma che ha un carattere onnicomprensivo. Niente e nessuno è escluso. Proprio come le persone devono essere liberate dalle situazioni degradanti la natura umana, così gli animali devono essere liberati da tutte le condizioni degradanti la loro animalità. Ciò significa che gli allevamenti intensivi, gli esperimenti sugli animali e molte altre situazioni degradanti la condizione animale devono essere fermati. Penso in questo momento alla orribile morte che provoca annualmente l’industria ittica a 2-3 milioni di animali. Ciò è terribile e disgustoso.

Non solo l’Ebraismo e il Cristianesimo, ma anche le altre religioni osservano la cosiddetta “regola aurea”: “Fai agli altri ciò che desideri che gli altri facciano a te”. L’altro può essere un uomo ma anche un animale. Si tratta di un essere vivente che, proprio come te, prova emozioni e desideri; un essere che può soffrire e piangere, che può giocare e divertirsi. Ciò significa che tutto il benessere e la felicità, lo sviluppo e l’armonia che ti concedi, lo concedi anche al tuo prossimo umano, e così pure all’animale. O, vice versa, significa che proteggi gli altri, umani e animali, contro tutto ciò da cui vorresti essere protetto tu: violenza, ingiustizia, imprigionamento, umiliazione o sfruttamento.


Per i credenti, l’impegno con gli animali, il rispetto e la compassione per tutto ciò che ha vita dovrebbero essere una questione di primaria importanza; dovrebbero essere niente meno che una questione di fede. Assieme a tutte le altre ragioni che puoi trovare, hai UNA RAGIONE IN PIU' per includere gli animali all’interno della tua compassione.

 

Se la religione non ti ispira al creaturismo del prossimo, a rispettare la vita, allora perde la sua rilevanza. Che cosa rimane del Dio creativo quando può essere solo il Dio delle persone? Povero Dio!

 

Stiamo ora celebrando il Natale, la festa della pace. Solo se possiamo guardare, oltre l’umano, dritto negli occhi anche degli animali, solo allora avremo qualcosa da celebrare. Quegli occhi, sembra di sentire parlare Martin Buber, che hanno una tale vastità di linguaggio.

Ma in questo momento, quanti animali devono – solo per questa celebrazione – chiudere gli occhi, dopo una vita che non era nulla più di un prolungato processo di morte? Per loro non c’è stato esodo, né pace. In questo momento milioni e milioni di animali ci stanno aspettando. Stanno aspettando persone che saranno anche veramente umane. Religioni o no, noi sappiamo quello che dobbiamo fare.

 

La liberazione dell’animale.


Abbiamo ragioni a sufficienza.

 

 

Liturgia della pace per gli animali, 22 Dicembre 2014, Chiesa di Martin Lutero, Amsterdam

traduzione di Alma Massaro

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Gennaio 2015 16:03
 
divina_misericordia.jpg

Il Santo del giorno

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire