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Doveri dell'uomo e diritti degli animali PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimiliano Musso   
Martedì 12 Giugno 2012 16:14

Doveri dell'uomo e diritti degli animali nella legislazione contemporanea

Avv. Massimiliamo Musso

1. Il mio discorso non avrà il profilo accademico
Poiché i temi che oggi trattiamo sono espulsi ab origine dal mondo delle Università e – nella consapevolezza di rappresentare un indirizzo di pensiero minoritario anche nel mondo ecclesiale – ritengo doveroso precisare, per quanti non vivono la scelta vegetariana come frutto di una visione di insieme scaturente dalla fede, che dai massimi sistemi che osservo da anni il trattamento che subiscono i nostri amici animali è d'origine satanica. In altri termini, ho capito in tanti anni di studio e di riflessione che la sofferenza, il sangue, la tortura, l'uccisione degli animali sono, oggi più che mai, strumenti del maligno per ferire l'anima e la coscienza dell'uomo. Cristo, con la sua dolorosa passione, ci ha redento e liberati dal sacrificio animale come forma di espiazione delle nostre colpe. Attraverso la redenzione dell'uomo, il Creatore ha inteso avviare il percorso di redenzione dell'intero Creato. A questo piccolo inciso intendo limitare la mia condivisione di fede con tutti voi, sviluppando per sommi capi un'analisi prettamente giuridica.

2. Anzitutto, sfatiamo un mito

I diritti degli animali non esistono! Scusate la crudezza, ma agli animali l'odierno quadro giuridico internazionale non riconosce alcun diritto. Certamente gli animali occupano una grande parte della legislazione civile e penale, della pubblica amministrazione in termini sanitari, di pubblica sicurezza, di commercio e di affezione. Ma il ruolo degli animali nella società degli umani è quello tipico della cosa inanimata, della res, dell'oggetto, del prodotto di consumo, della materia prima. Per la legge, insomma, l'animale non ha dignità in sé. La sua tutela, ove minimamente approntata, è sempre ricollegata in funzione sociale ad un interesse superindividuale; altre volte è collegata ad un'utilità astratta, come per la cosmesi e la ricerca, o ad un'opportunità politica, come nel caso della caccia ai pinguini. All'animale in sé non è riconosciuto il diritto alla vita, all'esistenza, né ne è concepita l'individualità. Per la legge, infatti, e anche – ahimé – nella convinzione della stragrande maggioranza delle persone, gli animali sono come un grappolo d'uva e non tanti singoli chicchi uniti dalla comune radice.

In altri termini, si registra il totale specismo, cioè la considerazione non del singolo essere animale in sé, che sia un riccio o una tartaruga, ma sulla scorta della sua specie. Per cui dinanzi ad un cucciolo di cane massacrato da calci da un balordo l'indignazione raggiunge le masse, la Corte di Cassazione condanna – giustamente – alla reclusione l'incivile aggressore, mentre dinanzi alla macellazione di miliardi di cuccioli di mucche o di pecore regna l'indifferenza. Perché? Perché siamo avvolti in un perverso sistema di sfruttamento del prossimo, ove chi è più debole soccombe. Soccombe il nascituro, il malato terminale e l'animale. Agli animali, con altre parole, l'uomo fa quello che non può per legge fare al suo prossimo ed ogni volta che le maglie della legge si allargano sino aconsentire aggressioni alla vita umana (si guardi all'aborto e all'eutanasia), la macellazione universale ricomprende anche il genere umano, per le finalità più svariate, sempre condite di una profonda ipocrisia, atta a nascondere il fondamento della dignità umana. Allo stesso modo, per consentire il sacrificio satanico di creature innocenti, con particolare riferimento agli animali se ne nasconde la dignità.

Ed allora dobbiamo capire che la legge altro non è che articolazione di un pensiero di fondo, da cui scaturisce il precetto finale. Se per il legislatore il nascituro non ha la dignità dell'essere umano, la legge ne consentirà la soppressione in virtù di beni superiori da proteggere. Se il legislatore nazista avesse riconosciuto dignità umana al popolo ebreo, l'umanità non avrebbe conosciuto Auschwitz. Allo stesso modo, se il legislatore riconoscesse la dignità animale, gli animali nella loro dimensione di individualità, unicità e irripetibilità, godrebbero della piena tutela. Per tale ragione, va pensato da tutti noi un progetto culturale e politico per condizionare il legislatore di oggi e di domani. Poiché, per ottenere risultati concreti sul fronte della legislazione sugli animali, è necessario condurre la coscienza del legislatore sul piano del valore della dignità animale.

3. La “dignità animale” da inserire nella Costituzione italiana
Convincere un credente sul valore della dignità animale non dovrebbe essere difficile, non dovrebbe, ma purtroppo lo è. Molti credenti disprezzano gli animali e li considerano al pari di materie prime. Per loro non c'è differenza. Tale ottusità allarma nelladirezione della formazione della coscienza del Creato. L'animale, infatti, è una creatura di Dio, quindi un'opera del Creatore. E come può una persona di fede ritenere gradita al Cielo la tortura di una creatura di Dio? Eppure, in Italia, tra i legislatori e i governanti cattolici vi è stato un larghissimo settore di persone teologicamente sprovvedute e dedite adintrecci massonici di potere, al punto da avere abbandonato la visione cristiana e contribuito ad affermare un ordine delle cose in cui nemmeno all'essere umano è stata riconosciuta la dignità che gli compete. Ebbene, come dicevo, l'animale non ha diritti, perché per la legge, di fatto, è una cosa, un oggetto, un prodotto, una materia prima da trasformare, commercializzare, capitalizzare. E non si illuda chi ritiene che si siano fatti progressi nella tutela degli animali. Perché dinanzi alle norme penali che oggi vietano il maltrattamento degli animali, centinaia di norme ne consentono la tortura e il massacro. In pratica, quando non vi era la legislazione “moderna”, non vi erano i sistemi integrati futuristici della farmaceutica di sperimentazione sugli animali vivi e non vi erano i macelli industriali campi di sterminio, per esempio.

4. L'animale non è il bene tutelato
La tutela penale degli animali è speculare al sentimento dell'uomo, cioè a far dire “a me legislatore non interessa il bene della vita dell'animale, non sei tu animale che tutelo, ma, dinanzi all'accrescimento dell'orrore delle persone umane per il trattamento degli animali, per una questione di ordine sociale nasce l'esigenza di tutelare il sentimento degli uomini verso gli animali, e quindi introduco una serie di reati per colpire coloro che usano violenza o maltrattano gli animali, così offendendo la sensibilità umana. Ma se non vi fossero movimenti di persone aggregate dallo sconcerto per l'uso malato del regno animale, tale legislazione non sarebbe mai stata concepita”. In altri termini, il legislatore è indotto a legiferare ove gruppi di pressione riescano a fare emergere le problematiche relative al mondo animale e a fare valere la “voce silenziosa” degli animali.

Nel 2000, oltre un decennio fa, vi fu una proposta dei nostri amici della LAV, che ritengo attuale, ma soprattutto di prospettiva operativa per la nostra associazione e punto di contatto tra i Cattolici Vegetariana italiani e la galassia animalista italiana. La LAV propose di inserire nella Costituzione italiana un articolo del seguente tenore, cui mi limito ad apportare un definizione maggiormente tecnica: “Gli animali hanno diritto alla vita e ad un’esistenza compatibile con le proprie caratteristiche biologiche. Lo Stato riconosce a tutti gli animali dignità giuridica. Promuove e sviluppa servizi ed iniziative volte al rispetto degli animali, alla tutela della loro dignità e punisce ogni attentato alla loro esistenza”. La proposta di legge costituzionale per il riconoscimento dei diritti degli animali da inserire nella Costituzione italiana non è mai stata discussadal Parlamento italiano, ciò a riprova dell'assoluta irrilevanza che i nostri rappresentanti danno alla questione animale. Nel 1997, ad Amsterdam un vertice dei Capi di Governo dell’Unione Europea bocciò la proposta delle associazioni animaliste di emendare nel Trattato di Roma lo status degli animali da “prodotti agricoli” ad “esseri senzienti”.

Esiste pure una “Dichiarazione sulla protezione degli animali”, approvata a Maastricht nel 1991, ma tale protocollo ipocritamente qualifica gli animali come esseri senzienti, con tutte le conseguenze sociologiche che ne dovrebbero derivare, ed al contempo stabilisce che “la Comunità e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali pur sempre nel rispetto delle disposizioni legislative o amministrative e delle consuetudini degli Stati membri per quanto riguarda in particolare i riti religiosi, le tradizioni culturali e il patrimonio regionale”. Questa piccola grande ipocrisia consente tutt'oggi lo svolgimento della Corrida in Spagna, per fare un esempio tra i tanti. In buona sostanza, pur riconoscendo agli animali lo status di esseri senzienti, il trattato di Maastricht li definisce tecnicamente “prodotti agricoli”, quindi cose.

5. Conclusione
Tornando in Italia, e accingendomi a concludere, il ragionamento del legislatore italiano di quelle norme che ancor oggi puniscono il maltrattamento di animali, è sempre partito – dal fascimo ad oggi – dal sentimento di pietà umana verso gli animali al fine di promuovere un’educazione civile che contenesse l'insensibilità all’altrui dolore, un  reato quindi previsto per limitare l'insensibilità di uomini verso altri uomini, attraverso lo strumento pedagogico del dolore animale. Il legislatore, nelle perenni lotte di potere, non è ancor oggi in grado di comprendere la differenza tra un sasso e una rana, ma la giurisprudenza quindi i giudici chiamati a dare concreta attuazione alle norme, a partire dal 1987 hanno introdotto nel sistema giudiziario il principio per cui “chi maltratta gli animali vìola le leggi naturali o biologiche, fisiche e psichiche di cui l’animale è portatore” ed offende il sentimento umano.

Negli anni novanta sono arrivate due importanti sentenze della Cassazione che hanno affermato che il reato di maltrattamento è integrato non solo da comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà verso gli animali, ma anche da comportamenti che incidono, senza giustificazione, sulla sensibilità dell’animale producendo dolore, quindi le utilità morali e materiali che gli animali arrecano all’uomo devono comunque rispettare le “leggi naturali e biologiche,fisiche e psichiche, di cui ogni animale, nella sua specificità è portatore”. Poco dopo una nuova sentenza sanciva il diritto dell’animale in quanto tale a non subire sofferenze ingiustificate, successivamente affermava che se per necessità deve essere data la morte ad un animale, il mezzo da usare deve essere scelto tra quelli più idonei ad evitare inutili sofferenze. Per la tutela della dignità animale si sono fatti passi in avanti nel campo teorico, scientifico, culturale, politico, sociale, ma non basta. Dal punto di vista prettamente giuridico, quindi necessariamente politico, una società giusta è vocata all'alimentazione vegetariana e alla considerazione dell'animale come essere vivente senziente.

 

E' possibile scaricare il pdf dell'intervento qui.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Febbraio 2013 17:52
 
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