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Ammazzare il vitello grasso (?) La parabola del figliol prodigo e i suoi simboli PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvatore Chiarazzo   
Giovedì 28 Marzo 2013 11:19

Ammazzare il vitello grasso (?)
La parabola del figliol prodigo e i suoi simboli


Posto che la Rivelazione biblica non è una sequenza di tesi teologiche astratte o di fantastiche invenzioni sorte nel seno di una mentalità arcaica e irreale, la Parola trascendente che ne segue, si fa strada nella trama della storia e si riveste di umanità dentro una visione unitaria per cui fede e vita, trascendenza e storia si intrecciano intimamente. Per cui l'attenzione e l'interpretazione del senso deve cadere più dentro una visione spirituale piuttosto che letterale se si vuole cogliere il suo messaggio ultimo e profondo: "Perché la lettera uccide, lo Spirito dà la vita" (2Cor 3,6). La sorgente del senso non viene quindi da noi, ma dalla comprensione profonda dei segni e dei simboli in cui la vita si esprime. E per questo faccio un esempio sull'interminabile presenza e uso della simbolica animale nella Bibbia. Prendiamo il profeta Isaia 31,4 "Ruggisce il leone o il leoncello" che nell'esegetica biblica dell'AT è riferito al diavolo. E poi ancora Isaia 31,5 "Come gli uccelli (gli angeli) proteggono i loro pulcini (le anime), così il Signore degli eserciti proteggerà Gerusalemme".


Detto questo veniamo alla parabola di Luca che esaminerò in breve nonostante i suoi grandi insegnamenti. Il figlio lascia suo padre e parte per un "paese lontano" (cfr. Lc 15,12) ciò rappresenta la difficoltà di relazione e il discostarsi dal mondo del padre e cioè dal mondo di Dio. "Il figlio dilapida le sue sostanze" perché vuole semplicemente godere, vuole sfruttare la grande occasione della vita fino all'estremo confine della sua vitalità giovanile. Egli non vuole più sottostare a nessun comandamento, ad alcuna autorità. E' in cerca della radicale libertà e si vuole sentire completamente autonomo. Rappresenta la ribellione contro Dio e la sua legge: quanto è attuale questa parabola! E mi fermo qui.

Ma ora vorrei giungere al perché "il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso" (cfr. Lc 15,37). Torniamo indietro nel tempo in Esodo 32: "Quando si fu avvicinato all'accampamento, vide il vitello e le danze. Allora si accese l'ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le tavole e le spezzò (per la durezza e la resistenza dei peccatori) ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello (l'errore, l'eresia) che quelli avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell'acqua e la fece trangugiare agli Israeliti" (cfr. Es 32,19-20). Il vitello d'oro è un idolo che inneggia al sesso e al potere della ricchezza. E' la tentazione risorgente di divinizzare il dio dei beni materiali che si sostituisce al dio dello spirito. Come hanno fatto gli Israeliti così ha fatto similmente il figliol prodigo seguendo le false luci della materialità. Mosè in tal modo brucia i piaceri del corpo e li fa a pezzi per mezzo del principio della suddivisione. Infine, per concludere, semplificando al massimo: "ammazzare il vitello grasso" come dice Gesù (che non può pensare in nessun modo di, o far, uccidere alcuna creatura), non significa affermare, in senso letterale, una verità riposta nel versetto, ma semplicemente esprime l'uccidere metaforicamente, allegoricamente quello che si è detto sopra perché un "vitello grasso" designa, oltre l'impurità del peccato, l'obesità e il cattivo odore dei vizi corrotti radunati nel suo grembo. Comunque c'è da dire che rimane una parabola di straordinaria autenticità che ci insegna a riconoscere l'attualità dentro cui viviamo.

Salvatore Chiarazzo

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Marzo 2013 13:59
 
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