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Per un circo senza animali PDF Stampa E-mail
Scritto da Annalisa   
Martedì 23 Aprile 2013 12:07

Per un circo senza animali


Nonostante la pioggia di finanziamenti ricevuti annualmente dai circhi, che dovrebbero servire per finanziare nuovi e diversi tipi di spettacoli, essi continuano nella maggioranza dei casi, a basare la gran parte dei numeri sull’utilizzo di animali. Il settore tuttavia è in continua contrazione, e il numero degli spettatori continua a calare in favore di strutture come il Cirque du Soleil, che diffonde un tipo di spettacolo completamente nuovo, basato solo su artisti umani. Giocolieri, clown ed equilibristi, ma anche cantanti e ballerini, danno vita ad indimenticabili show pieni di attrattiva. Molti circhi a livello internazionale si sono già riconvertiti ed altri lo stanno già facendo.


Circa 15 paesi europei, infatti, hanno già proibito - del tutto o parzialmente - l’esibizione di circhi con animali, mentre Belgio, Austria e Polonia hanno stabilito di limitare il divieto all’utilizzo di animali di sole specie selvatiche. Anche il mondo politico italiano sta dando degli importanti segnali in tal senso; Onorevoli ma anche Ministri si stanno schierando a favore di un circo senza animali ed è questo un segno della massima importanza. Non solo, ma molte sono le Amministrazioni Comunali che hanno tentato, e che stanno tentando, di proibire l’attendamento dei circhi con animali nel proprio territorio.

Qualche tempo fa è stato pubblicato, sul giornale locale di Verona, L'Arena, un articolo su “Il circo, una «scuola» per tutta la vita”. L’articolo descrive, con dovizia di particolari, la vita di chi si iscrive all’Accademia d’arte circense, per conseguire il diploma di acrobata: “Sotto il tendone, giovanissimi dai 10 ai 16 anni nel convitto fondato da Egidio Palmiri e diretto da Andrea Togni, della dinastia del grande «American Circus», si allenano per diventare le stelle mondiali. Verona è legatissima al mondo del circo: qui ci sono l’Ente nazionale circhi (Enc) e il Centro di documentazione delle arti circensi (Cedac). Nella nostra provincia hanno la «base» importanti famiglie come i Togni e i Casartelli. Ma soprattutto, a Verona si trova l’accademia di settore più rinomata dell’Europa occidentale. L’Accademia d’arte circense, che si trova in Zai, in via Francia, nel piazzale dell’ex Centrale del latte, venne creata nel 1989 dall’attuale presidente dell’Enc, Egidio Palmiri, 87 anni, discendente di una leggendaria famiglia d’acrobati. Vi si allevano le future stelle del circo internazionale: ragazzi provenienti da Spagna, Francia, Germania, Romania e altri Paesi, oltre che da tutta Italia.

Direttore, responsabile della palestra e dell’organizzazione è Andrea Togni, cugino dell’addestratore Flavio: quarta generazione della dinastia fondatrice del grande American Circus, così chiamato per aver importato in Europa la formula d’oltreoceano con più piste, grandi scenografie e moltissimi artisti. Andrea Togni, «l’angelo bianco», ha incantato le platee del mondo volteggiando nel vuoto, sorretto a due lunghi drappi candidi. Gli allievi sono una trentina: numero chiuso per ragioni logistiche, che esclude molte richieste. L’età varia dai 10 ai 16 anni. La formula è quella del convitto: si resta in Accademia per tutto il ciclo scolastico, che dura 4 anni e termina con il conseguimento del diploma. I genitori vengono in visita nei week-end e prelevano i figli per le vacanze natalizie ed estive.

Disciplina innanzitutto: le giornate non hanno tempi morti. La mattina lezione negli istituti comunali, alle medie o nei licei del centro. Poi pranzo nella mensa dell’Accademia. Nel primo pomeriggio, svolgimento dei compiti sotto l’attenzione di Ivana Cipollina, responsabile dell’iter didattico, e dei docenti di italiano per i ragazzi stranieri. Dalle 16 in poi, allenamento in palestra, per oltre tre ore, fino a cena. «Conseguito il titolo», spiega Togni, «cerchiamo di aiutare i ragazzi a trovare un’occupazione, e nel 90% dei casi ci riusciamo». Gli allievi si dividono in due categorie: i rampolli di famiglie circensi, con il posto già assicurato. E poi i molti che, non avendo un circo di proprietà, vogliono raggiungere un livello molto alto per essere competitivi. Non si lavora solo nei circhi, ma anche negli spettacoli di parchi a tema, musical, navi da crociera”.

Circhi che hanno scelto di non utilizzare più animali, quali gli australiani Flyng Fruit, i canadesi Cirque du soleil, i francesi Les Colporteurs, gli americani Minimus, Nuage e Hiccup, registrano un crescendo di spettatori. Ammirando la bravura di giocolieri, trapezisti, clown, comici, mimi, i bambini e i giovani possono comprendere cosa significa seguire una passione, fare sacrifici per ottenere grandi risultati e divertirsi in armonia, senza sopraffazioni e angherie su esseri viventi indifesi.

E’, quindi, auspicabile che questa Accademia, pur gestita da Andrea Togni dell’American Circus, che tutt’ora utilizza animali nei propri spettacoli, possa formare nuove leve per circhi senza violenza, fatti di artisti veri. In Italia, dove si stanno muovendo dei passi importanti in questa direzione, già da alcuni anni si tiene un Festival del Circo Contemporaneo, senza animali. Una grande affluenza di pubblico dimostra quanto sia giusta la strada intrapresa. Nessuna frusta, nessuna privazione, nessun dolore, nessun animale.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Aprile 2013 12:35
 
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