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L’astinenza nel giudaismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Marilena   
Giovedì 20 Novembre 2014 09:06

L’astinenza nel giudaismo

 

L’ebraismo è stato caratterizzato, lungo tutta la sua storia, da numerose prescrizioni alimentari elencate nella Bibbia (Lv 11) con grande precisione, interdicendo, tra l’altro, l’uso della carne di certi animali e comunque del sangue (Lv 7,27)[1]. A queste regole - che riguardavano tutto il popolo ebraico - occorre aggiungere per i sacerdoti l’astensione obbligatoria dalle bevande inebrianti durante la durata delle loro funzioni[2].

Le ragioni profonde delle prescrizioni alimentari giudaiche non sono sempre di facile comprensione, anche se il giudaismo non ignorava il valore spirituale delle pratiche ascetiche, tra cui il digiuno. Gli Ebrei “conoscono digiuni rituali, funebri, medicinali” ma anche “estatici e ascetici”[3]. Gli ambienti spirituali dell’ebraismo, oltre al digiuno, praticavano anche l’astinenza da certi cibi in vista dell’esperienza mistica o di qualche altro fine particolare. In certi casi era esercitata da interi gruppi o comunità[4].

1.      Le testimonianze bibliche

La prima testimonianza biblica di un divieto a nutrirsi di carne risale già alla creazione: Dio accordò per cibo le piante e i frutti della terra, ma non parlò assolutamente di carne d’animali:

 

Ecco, io vi dò ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io dò in cibo ogni erba verde (Gen 1,29).

 

In questo stato beato originario, nello stesso stile di tutti i miti arcaici, si parla di un uomo in armonia col creatore e col creato, in cui perfino gli animali si nutrono solo di erbe. Nella condizione originaria di armonia con Dio: “all’uomo non è concesso di cibarsi uccidendo gli animali: per nutrirsi farà ricorso alle piante erbacee che hanno un fusto che culmina con un seme, cioè i cereali e gli alberi da frutto, mentre l’erba è per il pascolo e il nutrimento degli animali”[5]. La motivazione fondamentale di questa dieta, secondo E. Bianchi, è il rispetto per la vita: “Gli esseri che hanno nefesh non possono servire da cibo agli uomini, perché nella volontà creatrice di Dio il cosmo vive di un rapporto basato sull’assoluto rispetto della vita”[6]. Difatti le attese profetiche di un futuro in cui venga reintegrato lo stato originario parlano di un mondo in cui lupo e agnello, lattante e aspide vivano di nuovo in armonia (cfr. Is 11, 6-8).

Al contrario la caratteristica dell’uomo decaduto[7] e punito dal diluvio è la possibilità di mangiare carne, osservando solo il divieto di consumarne anche il sangue (Gen 9, 3-4): “In un mondo in cui si consuma il peccato, anche l’animale è concesso come cibo all’uomo; ma questa è una concessione, non l’intenzione, il télos supremo di Dio...Questo poter mangiare carne da parte dell’uomo deve essere sempre colto come concessione transeunte”[8].

Nella Bibbia si trovano anche riferimenti a personaggi specifici che per ispirazione divina praticarono un certo tipo di astinenza. In alcuni casi non si tratta di individui isolati, ma collegati ad esperienze particolari come i gruppi profetici o il nazireato.

La madre di Sansone, ad esempio, ricevette l’ordine di non bere assolutamente il vino (Gd 13,4); Tobia rifiutò il “cibo dei pagani” (Tb 1, 12), come Giuditta (Gdt 12, 2). Molto interessante la vicenda del profeta Daniele che analizzeremo più dettagliatamente al paragrafo quinto. Nella traduzione greca dei LXX è riportato un brano in cui Ezechiele afferma che la dieta priva di carne era una caratteristica dell’uomo saggio e nonviolento (Ez 44, 17-18)[9].

Anche Giovanni il Battista non beveva vino (Lc 1, 15), astinenza imposta dall’Angelo alla madre del precursore. Alcune di queste prescrizioni sono da far risalire alla pratica del nazireato che potrebbe essere il punto di riferimento per le varie forme di consacrazione giudaiche.

 



[1] Cfr. Dt 14, 4-21; Es 22, 31; questi brani  riportano le medesime prescrizioni ma in forma ridotta.

[2] Cfr. Lv 10, 9; Ez 44, 21.

[3] Cfr. P. Meloni - R. De Simone, Digiuno e astinenza, DPAC I, c. 953.

[4] Purtroppo non siamo a conoscenza di studi specifici sull’argomento, e al momento non ci risulta che ne esistano. Sarebbe stato interessante verificare l’eventuale influenza che l’ascetismo ebraico può aver esercitato su quello cristiano, ipotizzata da alcuni studiosi (cfr. nota n. NOTEREF _Ref377336213 148 ) ma non approfondita nello specifico dell’alimentazione.

[5] E. Bianchi, I Padri e gli animali, Magnano 1996, p. 18.

[6] E. Bianchi, I Padri e gli animali cit., p. 18.

[7] Questa sarà l’interpretazione dominante in epoca patristica, cfr. p. PAGEREF _Ref377336442 84.

[8] E. Bianchi, I Padri e gli animali cit., p. 19.

[9] Cfr. P. Graffigna, in Filone, Vita contemplativa cit., p. 151.

 

tratto da "i vegetariani nelle tradizioni spirituali" di Padre Guidalberto Bormolini

 

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