Santi e vegetarianesimo, con focus su San Francesco da Paola PDF Stampa E-mail
Scritto da Renato Criscuolo   
Lunedì 02 Aprile 2018 11:15

 

Santi e vegetarianesimo, con focus su San Francesco da Paola

 

Se  non possiamo affermare che Gesù fosse vegetariano, possiamo invece notare come una grande schiera di santi, in tutte le epoche, abbiano praticato il vegetarianesimo. Di fronte a questa schiera di persone che la stessa Chiesa Cattolica ha portato agli onori dell’altare, molti cattolici onnivori obbiettano che tale scelta fu determinata dalla volontà di adottare un’alimentazione frugale e austera. Invece, molti di questi santi hanno specificato dettagliatamente che la loro scelta dipendeva dal fatto di considerare cristianamente sbagliato il torturare e uccidere altri esseri viventi (San Filippo Neri) oppure lo hanno dimostrato con i miracoli di cui furono intercessori (San Francesco di Paola).

 

 

 

 

Numerosissimi furono i santi vegetariani, il cui elenco è in continuo aggiornamento da parte della nostra associazione che svolge una continua ricerca per scoprire quali fra i tanti cristiani elevati alla gloria degli altari avesse rinunciato, per amore, a cibarsi di esseri senzienti. Tra i primi santi sicuramente vegetariani possiamo ricordare Basilio Magno (329-279), autore di una bellissima preghiera per gli animali, Gregorio Nazianzeno (329-390) e San Giovanni Grisostomo (344-407). Nell’Alto Medio Evo il vegetarianesimo fu praticato da san Benedetto e da santa Scolastica, mentre nel basso medio evo abbiamo santa Francesca Romana e San Francesco di Paola. Nel XVI secolo spiccano i nomi di San Filippo Neri, che quando passava davanti ai mattatoi ringraziava Dio per essere vegetariano e rimproverava aspramente i macellai, e che non voleva fossero uccisi nemmeno i topi nella sua chiesa, e santa Teresa d’Avila, che propose al papa di imporre l’astinenza perpetua dalle carni a tutti i fedeli della Chiesa Cattolica. Anche se non è ancora santo e non fu vegetariano, merita di essere citato anche papa Pio XII che affermò che l’uomo dovrà rendere conto a Dio di tutte le sofferenze inutili che ha causato agli animali. Questi sono solo i maggiori fra i santi vegetariani, che non posso approfondire tutti in questa sede, per cui approfondiremo il santo del giorno, il grande taumaturgo S. Francesco da Paola.

Francesco D’Alessio nacque a Paola (Cs) il 27 Marzo del 1416 da Giacomo detto Martolilla e da Vienna da Fuscaldo. Entrambi i genitori, molto devoti a S. Francesco d’Assisi, erano avanti con gli anni , ma chiesero però la grazia di un figlio, grazia che prontamente fu loro concessa: in segno di ringraziamento imposero al figlio il nome di Francesco.

Presto i genitori dovettero ricorrere nuovamente all’intercessione del poverello di Assisi, per via di un’infezione oculare che Francesco aveva contratto; in caso di guarigione, Giacomo e Vienna promisero che il loro figlio avrebbe portato per un anno l’abitino dell’ordine francescano: il cosiddetto anno di famulato.

Da sempre attratto dalla vita religiosa, Francesco a tredici anni ebbe la visione di un frate che gli ricordava il voto dei genitori: fu così che fu accolto nel convento di San Marco Argentano (Cs), dove si distinse sia nel praticare digiuni e astinenze sia nel praticare lavori molto umili. I frati avrebbero voluto che Francesco si fermasse definitivamente presso di loro, ma Francesco era desideroso di conoscere anche altre modalità di vita consacrata prima di fare la sua scelta di vita.

Il suo primo grande pellegrinaggio lo fece con i genitori e con la sorella Brigida ed ebbe come meta Assisi, toccando però altre mete come Roma, Loreto e Montecassino. A Roma fu abbastanza critico nei confronti della corte papale, arrivando addirittura da ammonire il potente cardinale Cusano, dicendogli che Gesù non portava abiti così sontuosi.

Rientrato a Paola, dette il via alla propria esperienza di vita eremitica, utilizzando un luogo impervio di proprietà della sua famiglia; qui, nel 1435, si aggiunsero altri frati, e furono costituiti una cappella e tre dormitori, ed ebbe così inizio l’Ordine dei Minimi, che, nel 1452, ebbe l’approvazione della diocesi da parte dell’arcivescovo di Cosenza Monsignor Pirro Caracciolo, che permise dunque a Francesco di costruire un monastero, un oratorio e una chiesa. Significative furono le manifestazioni di stima che Francesco ebbe dai suoi concittadini in questa occasione: persino i nobili paolani si improvvisarono operai per aiutarlo a costruire gli edifici sacri.

Nel 1467 papa Paolo II inviò a Paola un suo emissario, monsignor Baldassarre de Gutrossis per avere notizie su Francesco. Il Guttrossis riportò al pontefice n’obbiettiva relazione sulla parca austerità e sulla continua preghiera che vigeva nel monsatero. Quattro cardinali firmarono allora la lettera che concedeva l’indulgenza plenaria a coloro i quali avrebbero aiutato a costruire la chiesa e il monastero per Francesco. Il 17 Maggio 1470 ebbe inizio il processo giuridico-canonico per l’approvazione del nuovo ordine e lo stesso giorno di 4 anni dopo, grazie all’intercessione di monsignor Baldassarre de Spigno, Sisto IV approva la nuova Congregazione eremitica paolana di San Francesco d'Assisi, che diventerà Ordine dei Minimi con l’approvazione della regola da parte di papa Alessandro VI. Dopo l’approvazione fiorirono numerosi monasteri, quali Paterno calabro, Spezzano della Sila, Corigliano calabro e Milazzo.

Intanto la sua fama di taumaturgo si diffondeva anche al di là delle alpi: il re di Francia Luigi XI, essendo gravemente malato, lo mandò a chiamare, ma il santo era molto restio ad abbandonare la sua terra e la sua gente. Ci volle addirittura un’ambasceria francese presso il Papa, che chiese al pontefice di ordinare a Francesco di partire per la Francia. E fu così che il 2 Febbraio 1483 il santo lasciò la Calabria. Al suo passaggio per Napoli ricevette l’omaggio di re Ferdinando I, mentre a Roma fu la volta di quello del papa Sisto IV, che gli affidò numerosi incarichi. Al suo arrivo, il re di Francia gli si inginocchiò, ma non guarì. I rapporti tra Francia e Papato però subirono molti miglioramenti grazie alla presenza del santo, che fu apprezzato dal popolo come dai dotti della Sorbonne. Molti francescani, eremiti e benedettini si aggregarono a lui: questo causò un progressivo allontanarsi dall’eremitismo verso il cenobitismo . Nel 1506 papa Giulio II approvò il secondo ordine e il terzo ordine. Ebbe i favori anche di Carlo VIII, il successore di Luigi XI, che fece costriuire due monasteri per l’ordine dei minimi: uno in Francia a Plessis les Tours e un altro a Roma, sul Pincio.

Nel 1498, il successore di Carlo VIII, Luigi XII, non acconsentì alla richiesta del santo di tornare in Calabria. Nel 1507, il 2 Aprile morì, chiamando a se i suoi confratelli ed esortandoli alla carità e ad essere fedeli all’austerità della regola. Volle che, nel momento del trapasso, gli si leggesse la Passione secondo Giovanni.

MIRACOLI PER GLI ANIMALI

Sin dalle sue prime esperienze di eremitaggio del 1435, san Francesco di Paola ripudiò gli alimenti di origine animale e scelse, per la sua regola, l’astensione perpetua da carne, uova e latticini. Fu, a mio modesto parere, abbastanza ingenuo da non specificare che la carne comprendeva anche il pesce, e così oggi i frati minimi non sono vegani, ma aggiungono il pesce agli alimenti consentiti da una dieta vegan.

L’amore di San Francesco di Paola per gli animali si rivela dal fatto che egli chiamasse per nome alcuni animali che saranno poi protagonisti dei suoi miracoli. E’ il caso dell’agnellino Martinello, che gli operai, intenti a costruire la sua chiesa, macellarono e mangiarono, buttando poi il vello e le ossa nella fornace. San Francesco , che lo cercava, chiese agli operai se lo avessero visto, ma essi negarono. Allora il Santo cominciò a chiamare per nome Martinello e l’agnellino uscì indenne dalla fornace. Un altro miracolo riguarda la trota Antonella che era stata catturata e uccisa da un pescatore. San Francesco di Paola sottrasse il pesciolino al pescatore e lo ributtò nell’acqua ed esso, miracolosamente, riprese vita.

Un’altra risurrezione di animali la si ebbe quando San Francesco fu ospite del Re di Napoli, e gli furono offerti a corte dei pesci fritti. Mentre ancora li friggevano Francesco mise le mani nell’olio bollente ed estrasse i pesci vivi. Sempre a mio parere, il fatto che su 3 miracoli sugli animali 2 riguardino i pesci , dovrebbe far cambiare idea ai Frati Minimi circa l’attuazione della regola del santo.

Oltre al fatto che chiamasse gli animali per nome, è interessante notare come i miracoli sugli animali riguardino tutti la loro resurrezione, quasi che il santo volesse anche i nostri fratelli minori partecipi del mistero più grande di tutto il cristianesimo.

Pare che San Francesco di Paola avesse anche guarito un bue, un serpente velenoso e molti altri animali.

Numerosissimi furono i miracoli attribuiti al santo paolano, soprattutto per quel che riguarda le guarigioni e le resurrezioni: oltre agli animali di cui sopra, Francesco risuscitò un condannato a morte dopo tre giorni che era stato impiccato, come anche il nipote, che voleva seguire le sue orme ma che fu osteggiato dalla madre. Ammalatosi gravemente, il ragazzo non fu guarito dallo zio, ma, una volta morto, fu risuscitato , in cambio della promessa della madre di non osteggiare la vocazione del figlio. Fece poi scaturire dalla roccia la sorgente della Cucchiarella per dissetare gli operai che stavano lavorando alla sua Chiesa. La sorgente dà acqua ancora oggi ed è considerata miracolosa. Quando il Re di Napoli gli offrì delle monete d’oro egli le spezzò e dalle monete colò del sangue che il frate spiegò essere quello del popolo, costretto a pagare con il suo sangue il costo di quelle monete. Ma il miracolo più eclatante fu l’attraversamento dello stretto di Messina sul suo mantello, cosa che gli valse il patronato della gente di mare e dei pescatori. E a dir poco singolare che un santo che abbia resuscitato dei pesci venga riconosciuto come patrono dei pescatori.

L’atteggiamento di San Francesco di Paola nei confronti degli animali, così come quello di tutti gli altri santi vegetariani, dovrebbe essere quello di tutti i cristiani cattolici nei confronti delle altre creature.

In totale coerenza con il libro della Genesi, il santo vide negli animali dei fratelli minori da guidare e tutelare. Gli animali per un cattolico vanno innanzitutto amati in quanto tali. Qualsiasi tentativo di umanizzazione degli animali o di indirizzamento nei confronti degli animali di affetti che sono propri degli umani comporterebbe una perdita di dignità dell’animale stesso. Ciò avviene soprattutto nei confronti degli animali domestici, che sempre più spesso vengono trattati dai propri padroni alla stregua di figli. Mi è capitato di recente di chiedere a una giovane coppia di sposi novelli se avevano intenzione di avere figli. “No – mi hanno risposto – ma avremo un gatto”. Mi stupisce poi come queste stesse persone, che trattano un gatto come un figlio, non hanno la minima empatia per le sofferenze di una mucca, di un maiale, di un pollo o di un pesce.

Anche il fatto che esistano animali di serie A o di serie B è un altro grande errore che molte persone, a loro detta sensibili alle sofferenze animali, fanno. Gli animali, magari con l’eccezione di quelli nocivi, dovrebbero essere tutti egualmente tutelati e protetti dall’uomo, che da Dio ha ricevuto il compito di governare il creato. Allo stesso tempo, un cattolico vegetariano dovrebbe ripudiare il cosiddetto antispecismo, non certo perché l’uomo, da creatura superiore, possa tiranneggiare a suo piacimento le altre creature ma perché, affermando che l’uomo è uguale alle altre creature, lo si priverebbe del compito, affidatogli da Dio, di governare l’ecosistema.

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Aprile 2018 10:57
 
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Il Santo del giorno

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san francesco d'assisi pastore e martire