il cristianesimo e la caccia PDF Stampa E-mail
Scritto da Marilena   
Giovedì 26 Ottobre 2017 14:09

il cristianesimo e la caccia

"Dal laccio del cacciatore ti libererà" (Salmo 90)

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i Santi e la caccia:la visione di San Placido

Placido, ricco e vittorioso generale di Traiano, benché pagano era spinto a grandi beneficenze per sua bontà naturale, come già il centurione Cornelio. Un giorno, a caccia, inseguì un cervo di straordinaria bellezza e grandezza che, fermatosi sopra un'alta rupe, si volse all'inseguitore. Aveva tra le corna una croce luminosa e, sopra, la figura di Cristo: "Placido", disse, "perché mi perseguiti? Io sono Gesù, che tu onori senza sapere"

 

San Biagio salva gli animali dai cacciatori

“...Ora avvenne che gli animali selvatici presero ad andare a quella spelonca e a fermarsi intorno a Biagio: cervi, caprioli, asini selvatici, ma anche belve feroci e serpenti che rimanevano quieti in pace e non si allontanavano finché il Santo non aveva dato loro la benedizione. Col tempo sempre più i cacciatori si trovarono costretti a tornare dalla foresta a mani vuote, non avendo visto neppure un animale, poiché tutte le bestie erano convenute alla grotta di Biagio: gli uccelli gli portavano di che mangiare e lui, che era medico, curava le bestie ferite e malate. Qualcuno alla fine scoprì la ressa degli animali intorno alla grotta dell'eremita e andò a riferirlo all'imperatore che divenne furibondo e mandò una delle sue legioni a prendere il vescovo. Dispersi gli animali, entrati nella caverna, i soldati arrestarono Biagio e lo condussero davanti al tiranno, che lo condannò a morte..." Dalla Vita di San Biagio di Sebaste

 

Anche San Basolo salva gli animali dai cacciatori

isse vicino a Reims in Francia nel 600 d.C. La sua festa è il 26 novembre. Basolo amava molto la Bibbia. Aveva anche costruito un bel leggio di legno per mettercela sopra. La apriva e stando in piedi la leggeva. A volte in silenzio, a volte ad alta voce, soprattutto quando voleva insegnare la Parola di Dio a quelli che venivano a trovarlo. Un giorno, mentre stava leggendo il libro dei Salmi, arrivò un grosso cinghiale che si infilò nella sua casetta di legni e frasche. Si mise ai piedi del leggio e rimase lì, sdraiato sulle sue zampe, enorme, nero e possente. Il santo, assorto in contemplazione, pur avendo ben visto il cinghiale, continuò a leggere e a pregare la Bibbia.

Quando arrivarono i cacciatori, da cui il cinghiale era fuggito, si fermarono meravigliati ad osservare la strana scena della bestia immobile e docile, che ascoltava il santo. Stettero tutti lì finché Basolo non ebbe finito le sue preghiere. Dopo di che i cacciatori salutarono il monaco e gli promisero che nessuno avrebbe più ucciso un animale che si trovasse a vivere nei pressi della sua casetta nel bosco.

 

San Serafino fa sospendere la caccia all’orso

"A mezzanotte - ci racconta un testimone oculare, Padre Giuseppe - orsi, lupi, lepri e volpi circondavano l'eremo assieme a lucertole e rettili di ogni tipo. Finite le preghiere previste dalla Regola di San Pacomio, l'asceta usciva dalla sua cella e cominciava a sfamarli". Un altro testimone, Padre Alessandro, un giorno chiese incuriosito a Padre Serafino come potesse bastargli il pezzo di pane secco che aveva nel sacco per accontentare un così gran numero di bestie. "Ce n'è sempre abbastanza", fu la risposta pacifica. Un grosso orso godeva in particolare dell'intimità con il sant'uomo. Racconti dettagliati dei loro incontri, sulle prime poco rassicuranti, ci sono stati lasciati da Padre Alessandro e da altri. Ciò che maggiormente colpiva tutti era la gioia che Padre Serafino irradiava in quelle occasioni. Sorridente, mandava l'orso a prendere qualcosa e questi ritornava, camminando sulle zampe posteriori portando un favo di miele che l'anacoreta offriva gentilmente ai suoi ospiti. Tra le raffigurazioni postume di Serafino di Sarov, quelle più diffuse lo ritraevano seduto all'ombra di un pino mentre dava un pezzo di pane a un orso". Fino alla Rivoluzione d'ottobre, la caccia all'orso fu quindi proibita nella foresta di Sarov, in memoria di San Serafino .

 

San Marculfo salva la lepre dal cacciatore

 

Una lepre inseguita dai cacciatori, trovata tra le braccia di San Marculfo. – Ti vogliono ammazzare, povera lepre? - disse il santo. – Come osi impadronirti della preda del re? Rendimi quella lepre o ti taglio la testa! - disse il cacciatore. Non fece in tempo a finire la frase che il cavallo lo scaraventò a terra lasciandolo ferito e tramortito. I compagni di caccia, che erano cristiani e sapevano che era meglio non offendere le persone consacrate a Dio, si avvicinarono al monaco sacerdote e lo pregarono di guarire il loro amico. Marculfo non se lo fece ripetere due volte. Si alzò, si avvicinò al ferito e pregò Gesù di guarirlo, cosa che accadde subito. Quando il re seppe dell'accaduto ordinò di non dare più nessun fastidio a quel santo prete.

 

Testi tratti da "Il Vegetarianesimo di ispirazione cristiana" di Marilena Bogazzi, Ed. Cosmopolis Torino, 2016

per Associazione Cattolici Vegetariani

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Ottobre 2017 14:12
 
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