San Colombano PDF Stampa E-mail
Scritto da Severoni   
Martedì 28 Novembre 2017 08:40

San Colombano nasce intorno all’anno 563 in una località sconosciuta dell’Irlanda centro-orientale. Egli, ancora adolescente, abbandona la famiglia e si reca nella scuola monastica di Bangor, nella baia di Belfast, per compiere brillantemente i suoi studi. Intorno ai vent’anni, fa la professione religiosa, poi è ordinato sacerdote e quindi diventa maestro della scuola del monastero. Nel 585, fa parte del gruppo di missionari che Comgall invia nella Scozia del sud. Quindi essi si trasferiscono nella Gallia settentrionale e in Germania, poi in Borgogna. Quando il numero dei monaci si accresce, essi si spostano a Luxeuil. Lì Colombano stabilisce una vita semieremitica, contrassegnata da lunga preghiera in solitudine, digiuni, lavoro artigianale, scuola per i giovani. Il numero dei monaci si attesta sui trecento. Allora Colombano scrive una Regola piuttosto severa, improntata a grande rigore e intende associare i monaci al sacrificio del Cristo. Le basi della vita monastica sono spogliamento e purificazione spirituale, per un’esistenza tutta compenetrata dall’amore di Dio e regolata da una discrezione sapiente. Ben presto compaiono difficoltà per il fondatore, incompreso dall’episcopato borgognone: nel 610, egli è imprigionato, ma riesce a fuggire, è ripreso e poi espulso dalla Borgogna. Nel 611, Colombano si dirige verso l’Italia, transitando in Austrasia, ove un principe l’esorta a fondare un monastero. Colombano si stabilisce con i suoi monaci prima a Tuggen e poi a Bregen, poi transita in Lombardia, si oppone all’arianesimo ed è invitato a ritirarsi a Bobbio, vicino a Piacenza. Pure qui egli segue la sua vita eremitica: lavora manualmente, prega intensamente fino al giorno della sua morte (23 novembre 615). Colombano è stato uno delle più grandi personalità del primo medioevo: prestante nella persona, più geniale che colto, ebbe una personalità a dimensione europea, come in seguito sarà san Bernardo di Chiaravalle (m. 1153). Egli è riuscito ad affascinare in numero notevole di discepoli monaci. Colombano non elaborò una dottrina, come il contemporaneo papa san Gregorio Magno (m. 609), ma ha fornito orientamenti ispirati a san Cassiano (m. 363) e a san Girolamo (m. 420). La sua prassi monastica ha influito sulla nuova disciplina penitenziale in Occidente. Egli era un esimio maestro di preghiera, esponente del mondo monastico che diede origine a quella peregrinazione per il Signore, la quale rappresentò uno dei fattori dell’evangelizzazione e del rinnovamento culturale europeo. Nei monasteri da lui fondati vigeva la regola alimentare di astenersi dalla carne. L’unico pasto della comunità era quello serale, composto di pane, uva e latte. Certamente egli rimane la figura più importante del monachesimo celtico, che si distingueva per l’ascesi fatta di digiuni, veglie, rinuncia al letto e bagni freddi. Nei monasteri, in particolare era prevista l’astensione da carne, pesce, burro, formaggio e non si beveva vino, ma solo acqua. La legislazione di Colombano si eclisserà di fronte alla Regola benedettina a causa del suo carattere di estraneità e di eccessivo rigore. Tuttavia, quest’uomo focoso e rude, era capace di profonda tenerezza: pur fondando numerose comunità, egli rimane solitudinis amator (= amante della solitudine), come lo definì il suo biografo Giona, monaco del monastero di Bobbio.

 

La sua “deposizione” il 23 novembre è menzionata nei più antichi manoscritti del martirologio geronimiano del VI secolo.

Stefano Severoni

 

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Novembre 2017 08:40
 
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