San Girolamo, il suo vegetarianesimo cristiano PDF Stampa E-mail
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Domenica 30 Settembre 2018 16:44

San Girolamo

■ Il vegetarianesimo di San Girolamo

Tra i vari scritti dei padri della Chiesa che riguardano tali restrizioni

spicca sicuramente il pamphlet Adversus Jovinianum (Contro Gioviniano),

in cui San Girolamo afferma, con molta vitalità, l’importanza della scelta

vegetariana per un cristiano.30 È da sottolineare che già nel 393 san Girolamo

aveva compreso con chiarezza l’inutilità della sperimentazione e dell’utilizzo

degli animali nella medicina:

“Se infatti tutto ciò che vive (come sosteneva Gioviniano, n.d.a) e si

muove è stato creato per essere mangiato dall’uomo mi si risponda perché

allora gli elefanti? Perché i leoni? Perché gli orsi, i leopardi, i lupi? Perché

le vipere, gli scorpioni, le cimici, le zanzare e le pulci? Perché l’avvoltoio,

l’aquila, il corvo, lo sparviero? Perché la balena, il delfino, la foca, e

le piccole lumache sono state create?”.

Girolamo non obbliga nessuno ad astenersi dalla carne, ma ne consiglia

vivamente l’astinenza se si vuole essere perfetti.

(30) Si veda Renato Criscuolo in “Collaboratori del creato”, L.E.F. edizioni.

Scrive Criscuolo: «il santo si dedica a confutare una tesi che Gioviniano

non aveva espresso ma che allora come oggi è spesso utilizzata per giustificare

la legittimità della dieta carnivora: siccome tutti i popoli mangiano

carne, allora mangiare carne è naturale e giusto. Egli esamina tutte le usanze

alimentari dei popoli più diversi, e conclude che per un popolo risulterebbe

letteralmente disgustoso il cibo che un altro popolo considera una

leccornia: “a noi latini farebbe schifo infatti mangiare i vermi, come fanno

i frigi”. Presso altri popoli poi sono vietati alcuni alimenti rari quasi fossero

tabù, ma in realtà queste proibizioni derivano esclusivamente dalla rarità

dell’alimento, come il maiale presso gli arabi o il vitello in Oriente, che

sarà addirittura vietato da un decreto imperiale. Inoltre ricorda che presso

molti popoli (all’epoca ancora in Scozia), erano soliti mangiare carne umana

e si chiede se, anche questa, sia una cosa naturale.

Ognuno si conforma alla disponibilità e alle usanze del luogo dove nasce;

“il cristiano però” continua san Girolamo “non deve conformarsi alle

usanze del luogo dove è nato, ma deve conformarsi alle leggi del luogo dove

risorgerà”, ovvero del Regno di Dio e dovrà usare parametri non di

questo mondo ma del Regno dei Cieli.».

“Anche se l’umanità intera si trovasse d’accordo sulla scelta di mangiare

carne, l’uso della carne resterebbe controindicato per quell’essere

casto e celeste che è il cristiano”

 

Tratto da "il vegetarianesimo di ispirazione cristiana" di Marilena Bogazzi, pagg.70-71

 
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