San Girolamo (Padre della Chiesa) PDF Stampa E-mail
Scritto da Renato Criscuolo, Andrea Casiere   
Sabato 30 Settembre 2017 09:15

San Girolamo

Un altro sforzo di chiarificazione sarà tentato da San Girolamo nel 393, nei confronti dell’ex monaco Gioviniano.  Delle sue quattro tesi, la prima e l’ultima riguardano la sessualità (esercitarla o rinunciare al suo uso non influisce sul merito nella ricompensa dei cristiani che si fonda unicamente sul battesimo, e restano identiche per tutti), la seconda riguardava la condizione dei battezzati (i quali non possono essere indotti dal diavolo a peccare), ma la terza aveva per oggetto diretto l’astinenza da alimenti, che Gioviniano rifiutava di considerare come superiore al loro consumo, fatto con rendimento di grazie: le due azioni, egli diceva, sono dello stesso valore.

 

 

Il monaco romano che sosteneva queste tesi si attirò molte repliche, cominciando da quelle di Siricio e di Sant’ Ambrogio. Ma la più importante resta la reputazione di San Girolamo, che gli ha consacrato un lungo trattato. La questione dell’astinenza appare, di passaggio, già nel primo libro, a proposito di Noè.


L’autorizzazione di mangiare carne, fatta valere da Gioviniano, è posta da San Girolamo, tra le concessioni fatte propter duritiam (per la durezza del cuore, Mt 19,8). E come per la circoncisione carnale e il ripudio della sposa: nessuna di questa cosa esisteva in origine, il Cristo ci riporta lì abolendole (Adv. Iov 1,18). Alla carne Girolamo unisce il vino, ugualmente inaugurato da Noè e sconsigliato da Paolo (Rm 14,21). Eccettuato quest’ultimo punto, per il resto l’avversario di Gioviniano, riproduce l’argomentazione del De monogamia di Tertulliano (Monogamia 5,2-3).

 

E’ pure da Tertulliano, nel connesso trattato (De ieiunio) che Girolamo prende una buona parte dell’ampia dissertazione che egli oppone più avanti alla III tesi di giovini ani (Adv. Iov. II, 5-17). I due brevi scritti di Tertulliano attaccavano successivamente due pratiche degli psichici, cioè della Chiesa Cattolica, giudicato lassista dagli spirituali montanisti: la possibilità di rimaritarsi e la dispensa o la limitazione delle restrizioni alimentari. Tra esse qui non dobbiamo occuparci del digiuno. Ma sotto il nome di xerofagia (vedere la nota apposita nell’enciclopedia), il prete africano predicava in modo speciale l’astinenza, d’altronde più rigorosa presso di lui che non la semplice astensione dalla carne (essa implicava in particolare l’assenza di vino).

E’ curioso che la polemica di Tertulliano contro gli psichici sia ripresa da San Giorlamo, nella sua controversia con Giovniano. Il monaco di Betlemme si presenta come successore del prete montanista, mentre la grande chiesa da lui combattuta ha come erede l’apostata Gioviniano. Tra l’inizio del III secolo e la fine del IV rigorismo e lassismo hanno cambiato il campo. Il primo non è più ritenuto un’esagerazione eretica, ma sana disciplina ortodossa. E’vero che, scalzando le basi di qualsiasi ascesi, Gioviniano oltrepassava la semplice moderazione dei cattolici di una volta. Sporadici nei primi capitoli (Adversus Iovinianum II, 6 e 11-12), i prestiti di Girolamo da Tertulliano diventano massicci al termine della sua discussione dela IIII tesi (II libro 15-7). La sua rassegna degli esempi biblici (II libro, 15), in particolare, è quasi tutta debitrice del De ieiunio del suo predecessore.

 

Una delle considerazioni che gli deve è il contrasto stabilito tra le professioni secolari che esigono forze fisiche e richiedono di conseguenza la consumazione di carne, e la condizione del cristiano, seguace della saggezza alla maniera dei filosofi, e quindi come loro votato a una dieta restrittiva (II libro, 6 e 11; Tertulliano, De ieiunio 17,7-8). Questa assimilazione del cristiano al filosofo, permette a San Girolamo di utilizzare la letteratura profana, nella quale attinge almento quanto nella Bibbia (Adv. Iov II libro, 8-14).

 

Il de abstinentia di Profirio, in particolare, gli fornisce numerose testimonianze di asceti e pensatori pagani. Lungi dallo squalificare queste argomentazioni, la loro origine non cristiana è considerata da San Girolamo, come anche da Tertulliano (De ieiunio 16,7-8), come motivo supplementare per praticare l’astinenza. Se gli stessi pagani l’hanno osservata, quanto più dovrebbero osservarla i cristiani! D’altronde, chi non sa che il diavolo, ispiratore del paganesimo, imita la religione del vero Dio (Adv. Iov. II libro, 17)? Per Girolamo, come per Tertulliano e Gioviniano, ricordiamolo ancora una volta, l’astinenza non è disgiunta dal digiuno e non riguarda esclusivamente i prodotti animali. In questa massa di considerazioni, che supera da ogni parte la questione del vegetarianesimo, è almeno un argomento che interessa in modo speciale sia per la sua portata specificamente vegetariana, sia per la sua ampiezza.

La terza tesi di Gioviniano si basava su una prova provvidenzialista: Dio ha creato tutto per l’uomo; ora molti animali non servono che alla nutrizione; dunque questi animali sono stati creati per nutrire l’uomo. Maiali, capre, cervi, daini, cinghiali, lepri e altra selvaggina, oche selvagge e domestiche, anatre, beccafichi, francolini, galline acquatiche, tordi e pollame: tutto ciò è votato per natura ad essere mangiato. Questo ragionamento veniva da Aristotele (Politeia I, 8) e dagli stoici (Crisippo). E’ricordato anche da Profirio (De abstinentia III, 20).

 

La risposta di San Girolamo è duplice. Da una parte risponde che gli animali in questione servono a una quantità di altri usi oltre che all’alimentazione; dall’altra mostra al varietà di costumi etnici riguardo al consumo di carne: alcuni animali, che Gioviniano presentava come fatti per essere mangiati, il maiale in particolare, escluso dalla tavola di certi popoli, i quali si nutrono al contrario di carne che noi giudichiamo interdetta, in particolare di carne umana. Non si riesce quindi a discernere un disegno del creatore di produrre gli animali per nutrire l’uomo. D’altro canto, anche se l’umanità intera si trovasse d’accordo su queste scelte, l’uso della carne resterebbe controindicato per quell’essere casto e celeste che è il cristiano (Adv IOv II, 6-7).



Tratto da: voce "Vegetarianesimo" dal Dizionario degli Istituti di perfezione, Edizioni Paoline, diretto da Guerrino Pelliccia e da Giancarlo Rocca.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Settembre 2017 20:04
 
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