"Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo" (Mc 7,15): la nostra scelta vegetariana non deve essere per desiderio di non "contaminazione" (da cadavere), ma come cambiamento, come cuore puro. Dal cuore infatti esce l'intenzione di uccidere una creatura di Dio per mangiarla. Cambiando il nostro cuore in Cristo e rendendolo in Lui puro riprendiamo l'immagine e somiglianza con Dio Amore, che - neccessariamente - aborrisce ogni violenza. E Dio disse: "Ecco, Io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme:saranno il vostro cibo" (Gen 1,29)

StatutoSante Messe di A.C.V. CalendarioIl veganismo nella prospettiva escatologica della Bibbia

Sito dell'Associazione Cattolici Vegetariani
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Lunedì 12 Marzo 2018 21:20

STIAMO ORGANIZZANDO UNA GIORNATA DI TRIBUTO A PADRE LUIGI : PROIETTEREMO UN SUO VIDEO CHE GUARDEREMO TUTTI INSIEME E CHE COMMENTEREMO IN MODO COMUNE, SEGUITO DA UNA SANTA MESSA IN SUFFRAGIO DI PADRE LUIGI E E IL ROSARIO DEL CREATO A CUI LUI ERA TANTO AFFEZIONATO.
CHI INTENDE PARTECIPARE E' PREGATO DI SCRIVERE A Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. (l'incontro è in fase di definizione, probabilmente una domenica in Maggio a Carrara in quanto la giornata è organizzata dal gruppo "Misericordia Domini" di Carrara)

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Marzo 2018 21:21
 
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Lunedì 12 Marzo 2018 21:12

Tributo a Padre Luigi Lorenzetti

In ricordo di Padre Luigi Lorenzetti abbiamo selezionato alcuni suoi contributi sul tema del rispetto di ogni creatura in seno al cattolicesimo:


VIDEO:
http://www.cattolicivegetariani.it/content/video/custodi-o-padroni/348-luomo-e-il-regno-animale-tra-fede-etica-societa-e-scienza.html

L'uomo e il regno animale tra fede, etica, società e scienza


http://www.cattolicivegetariani.it/content/video/custodi-o-padroni/898-la-creazione-nutre-la-speranza-di-essere-salvata.html La creazione nutre la speranza di essere salvata


https://www.youtube.com/watch?v=jjaOSYM86i8 Santa Messa presieduta da Padre Luigi all'interno del terzo convegno nazionale (con Consacrazione dell'Associazione)


https://www.youtube.com/watch?v=7DafCEIdxKg&t=30s Intervento di Padre Luigi per il terzo convegno nazionale di ACV


Altri interventi:


https://www.youtube.com/watch?v=gVhdPGsUx5E sulla coscienza degli  animali
https://www.youtube.com/watch?v=I3Qe-aH_NhU
https://www.youtube.com/watch?v=geLdsLdHov8 un animalismo umanista

Speciali testi:


testi e pubblicazioni
http://www.cattolicivegetariani.it/content/il-veg-nel-cattolicesimo/44-generale/1850-collaboratori-del-creato-la-scelta-vegetariana-nella-vita-del-cristiano-capitolo-iv.html Collaboratori del creato. Capitolo IV Luigi Lorenzetti Rapporto tra uomo e regno animale


http://www.cattolicivegetariani.it/content/il-veg-nel-cattolicesimo/bibliografia/1884-la-questione-animale-e-il-cambiamento-del-pensiero-cristiano-cattolico.html   la questione animale e il cambiamento del pensiero cristiano cattolico
prefazione al vegetarianesimo di ispirazione cristiana


http://www.cattolicivegetariani.it/content/vegetarianesimo-di-ispirazione-cristiana/2113-prefazione-di-luigi-lorenzetti-al-libro-qil-vegetarianesimo-di-ispirazione-cristianaq.html


http://www.cattolicivegetariani.it/content/il-veg-nel-cattolicesimo/bibliografia/2114-la-creazione-nutre-la-speranza-di-essere-salvata.html Capitolo all'interno del testo "il grido della creazione"


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Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Marzo 2018 21:25
 
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Lunedì 12 Marzo 2018 20:56

In ricordo dell'amatissimo Padre Luigi <

Prefazione di Luigi Lorenzetti, al libro "il vegetarianesimo di ispirazione cristiana" di Marilena Bogazzi 2016 ed. Cosmopolis

Il vegetarianesimo non è nuovo: molti sono stati (e sono) vegetariani senza porsi particolari motivazioni, lo sono semplicemente per ragioni salutiste (salute fisica) o anche per rifiuto ideologico della carne. Non è nuovo nemmeno il vegetarianesimo per ragioni umanitarie: nell’antichità, eminenti filosofi hanno sostenuto la scelta vegetariana «perché l’animale viva».

È nuovo, invece, il Movimento vegetariano contemporaneo che, sotto diverse denominazioni, converge sulla proposta dell’alimentazione vegetariana, più o meno radicale. Nel variegato associazionismo vegetariano, in questo ultimo decennio, la voce nuova è rappresentata da cristiani (cattolici) che, come singoli e associati, sostengono e propongono la scelta vegetariana, così ci si domanda: come si collegano e si distinguono dalle altre sigle vegetariane?

In risposta, è di grande attualità la pubblicazione del libro, Vegetarianesimo d’ispirazione cristiana dell’Editore Cosmopolis. L’Autrice è sociologa, educatrice e presidente dell’Associazione Cattolici Vegetariani (ACV), che ha promosso incontri di studio e Congressi nazionali, tra questi il congresso all’EXPO di Milano (giugno 2015) su L’alimentazione nel cristianesimo: la scelta vegetariana.

La presentazione del libro si concentra, per limiti di spazio, su alcuni passaggi. Anzitutto la scelta vegetariana non è una scelta a se stante. Ha un proprio contesto che è dato dal creato (universo, cosmo), e tutte le creature (animate e inanimate), considerato nell’orizzonte di amore di Dio creatore (I); così, altro rilevante passaggio, dal creato, opera di amore di Dio, deriva un’etica di amore che si traduce in giustizia, solidarietà e armonia nel rapporto al creato e alle sue creature (II); un ulteriore importante passaggio riguarda la testimonianza di Santi e Sante che hanno vissuto uno stretto rapporto Creatore-creature (III).

I. il creato nell’orizzonte dell’amore di dio creatore

Il Vangelo (sacra Scrittura, messaggio cristiano) è, per la Chiesa e per i cristiani, la fonte primaria per la comprensione del creato (universo, cosmo) e di tutte le creature. È una comprensione che, pur partendo dalla fede, sa confrontarsi con la filosofia (o filosofie) e con altri saperi che, sotto diversi aspetti, si occupano del creato e delle realtà che lo compongono.

La teologia del creato (universo), in base alla parola di Dio, evidenzia che l’amore di Dio è all’origine della creazione e di tutte le creature; che la salvezza è di tutte le creature: flora, fauna, ed elementi naturali.

1. L’amore di Dio è all’origine del creato e di tutte le creature

È un dato teologicamente acquisito e riproposto con chiarezza da Papa Francesco: «Il mondo proviene da una decisione, non dal caos o dalla casualità … La creazione appartiene all’ordine dell’amore (il corsivo è aggiunto). L’amore di Dio è la ragione fondamentale di tutto il creato […]. Così, ogni creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo». E, con immediata convinzione, aggiunge: «Perfino l’effimera vita dell’essere più insignificante è oggetto del suo amore e in quei pochi secondi di esistenza, Egli lo circonda con il suo affetto».[1] Nel disegno di Dio, ogni creatura ha una sua dignità, un suo posto, un suo destino.

E questo è vero anche se la teoria dell’evoluzione mostra una plausibilità scientifica. Il cristiano non è costretto a scegliere tra la teologia della creazione e la teoria (teorie) dell’evoluzione: scienza e fede sono ambiti diversi, ma non contrapposti. Le conoscenze scientifiche, se procedono con metodo scientifico (non ideologico), sono occasioni per scoprire le meraviglie del creato e delle sue creature. Credere in «Dio creatore del cielo e della terra» non è messo in questione dalla teoria (teorie) dell’evoluzione. Il dialogo tra scienza e fede è fruttuoso per l’una e l’altra e va promosso con senso critico ma senza diffidenze aprioristiche.

Nella prospettiva del creato, opera dell’amore di Dio creatore, si comprende il «dominio» affidato all’essere umano, uomo e donna, «creato a immagine e somiglianza di Dio» (Gen 1, 27): è dominio che è servizio, responsabilità, precisamente «custodia e coltivazione» (Gen 2, 15). Purtroppo, si deve riconoscere che il dominio, di cui parla la sacra Scrittura, è stato piegato, nel corso della storia, a legittimare un atteggiamento prometeico (padronale) nei confronti del creato e delle sue creature. Anche i cristiani, soprattutto negli ultimi due secoli a partire dalla rivoluzione industriale e dalle scoperte scientifiche, anziché condizionare la cultura dominatrice e sfruttatrice della natura, si sono lasciati condizionare, anzi si sono prestati a volte a legittimarla. Il significato del dominio può essere adeguatamente compreso in riferimento a Dio Creatore, unico Signore e Padrone del cielo e della terra. «Così ci si rende conto che la Bibbia non dà alcun adito a un antropocentrismo dispotico, così che non s’interessi delle altre creature».[2]

2. La salvezza è di tutte le creature

La storia della salvezza, nelle tre grandi fasi (creazione, redenzione ed escatologia), comprende tutte le creature (animate e inanimate) e non soltanto l’essere umano e la comunità umana.

La teologia contemporanea, sia pure con un certo ritardo, ha saputo restituire alla salvezza cristiana la visione unitaria, universale e cosmica che, nel pensiero tradizionale, si era alquanto persa.

Creazione

«Tutte le creature devono la loro esistenza alla parola creatrice di Dio. Egli le chiama all’esistenza (Gen 1: «Sia»); ed esse sorgono, obbedendo («….e così fu»). Attraverso il loro semplice esistere, testimoniano di “rispondere” affermativamente alla volontà di Dio».[3] La parola creatrice di Dio non è circoscritta nel tempo, va oltre il tempo, è per sempre e per tutte le creature, umane e non umane, e gli stessi elementi fisici. Nulla viene distrutto di quanto Dio ha creato e che Egli segue con la sua Provvidenza, che è come una creazione che continua.

Redenzione

Il creato, con il peccato delle origini (peccato originale) e con i peccati che si sono succeduti nella storia, ha perso l’armonia originaria e unitaria che regnava a ogni livello: religioso, umano e cosmico. La creazione, tuttavia, non è andata alla deriva, è raggiunta, fin dall’inizio, dalla promessa della redenzione che riguarda tutte creature umane e non umane. La salvezza universale della creazione è già in atto nell’evento Cristo e, con Lui, va verso il compimento dell’«ultimo giorno».

Escatologia

Così la creazione, attraverso l’evento Cristo, massimamente nel suo mistero di morte e di risurrezione, si collega all’escatologia, alle realtà ultime che annunciano la ricostruzione dell’armonia perfetta a ogni livello: religioso, umano e cosmico. Il futuro ultimo del creato, e di tutte le creature, è descritto con efficace linguaggio narrativo e simbolico _ tra altri profeti ricordati nel libro _ dal profeta Isaia (11, 6-8): «Il lupo dimorerà con l’agnello; […] il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. […] Il leone si ciberà di paglia come il bue». Non c’è più bisogno del comando «Non uccidere», perché tutte le creature vivranno.

È necessario avvertire che la speranza (certezza) delle realtà ultime non conduce a evadere da questo mondo, dalle sofferenze e contraddizioni di questo mondo. Conduce, invece, all’impegno per costruire e anticipare, per quanto è possibile, la salvezza di Dio nel presente storico.

Si arriva, così, alla questione etica, la questione, cioè, del bene/male morale che accompagna da sempre l’essere umano e solo l’essere umano, uomo e donna: in quanto dotato di ragione e di libertà, pur negli inevitabili limiti creaturali, non può non domandarsi se il suo comportamento, verso il creato e le creature, sia giusto/ingiusto (buono/cattivo, morale/immorale).

II. dal creato nell’orizzonte dell’amore di Dio, deriva un’etica dell’amore

Dalla comprensione del creato, e di tutte le creature, nell’orizzonte dell’amore di Dio creatore, deriva un’etica che ha, nell’amore/carità, il principio (valore) più alto. L’amore identifica Dio (Deus caritas est);[4] di conseguenza identifica l’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio; la sua vocazione è, pertanto, vocazione ad amare: Dio, il prossimo e _ non per semplice aggiunta _ il creato e le sue creature.

In realtà, la morale tradizionale cristiana ha alquanto trascurato e dimenticato il rapporto con il creato, e le sue creature. I teologi morali hanno approfondito e discusso molto sui peccati contro Dio, contro il prossimo, ma non così sui peccati contro il creato e le sue creature.

È importante e urgente, pertanto, restituire il creato e tutte le sue creature, all’etica dell’amore, quale compendio di tutta la morale cristiana.

Il comandamento dell’amore non è un comandamento, sia pure il più importante, ma è il comandamento; gli altri comandamenti (ad es., Non uccidere), non sono che determinazioni ed esigenze, a volte minimali, del primo e unico comandamento.

L’amore non è una virtù, sia pure la più grande delle altre, ma è la virtù che comprende tutte le altre e, tra queste, la virtù della giustizia. L’amore che disattende la giustizia è un falso amore.

1. L’amore al creato e a tutte le creature

Non è forse vago romanticismo includere tutte le creature nell’orizzonte dell’amore? Il magistero ecclesiale attuale non ha esitazioni o incertezze: «L’uomo può e de­ve amare anche le cose che Dio ha create. Da Dio le riceve e le guar­da e le onora come se al presente uscissero dalle mani di Dio».[5] Un insegnamento che ha uno sviluppo sorprendente nella recente Enciclica, Laudato Sì di Papa Francesco (2015).

C’è chi ama il creato, e le sue creature, perché è un bene per lui; così si astiene dal danneggiare e dal distruggere, perché si risolverebbe in danno per lui. La morale cristiana va oltre l’amore egoista e orienta a un amore oblativo: tutte le creature sono termine di rispetto e di amore, perché, prima di essere utili (valore strumentale), sono un valore e un bene per se stesse (valore finale). È efficace l’avvertimento di un filosofo laico, a riguardo degli animali: «Eguagliare un’auto a un animale sulla base della loro utilità, senza ri­conoscere la più fondamentale differenza tra di loro, quella cioè a livel­lo dell’essere, è un errore metafisico destinato a produrre le più gravi conseguenze pratiche».[6]

2. L’amore è il criterio fondamentale di giudizio morale

L’essere umano, uomo e donna, di fatto ha rapporti con il mondo animale. «La stragrande maggioranza della gente mangia abitualmente gli animali e ne indossa ai piedi le pelli, quasi tutte le medicine che prende e i prodotti chimici che usa per la casa sono stati testati sugli animali, in ogni caso, nello stesso momento in cui mette un piede fuori di casa, entra nel mondo degli uccelli, degli insetti e di tutte le specie selvatiche».[7]

In questo contesto, si pone inevitabilmente la questione etica: qual è il giusto comportamento? Dalla sacra Scrittura non ci sono le risposte bell’e pronte; i problemi, che si pongono nella storia, sono nuovi rispetto all’uomo biblico e, anche se sono uguali, si presentano in termini nuovi.

Dalla sacra Scrittura, tuttavia, derivano i valori (i principi) anzi il valore, il principio fondamentale, e questo è l’amore/carità. Non c’è, pertanto, alcun problema sul quale il giudizio morale resta sospeso, indifferente e relativo, così da ritenere che una scelta equivale a un’altra anche se opposta e contraddittoria.

In riferimento all’amore/carità (valore.bene supremo), la Chiesa e i cristiani discernono tra le scelte possibili, o di fatto praticate, quale sia conforme (o più conforme) alle esigenze dell’amore/carità (oblativo) o, viceversa, lo contraddica.

In applicazione si può considerare la questione vegetariana, e non solo.

La questione vegetariana

La scelta vegetariana ha certamente un solido fondamento nella sacra Scrittura, anche se non è risolutivo, categorico e incondizionato. La Chiesa cristiana (cattolica) non impone obbligo né per l’uno né l’altro tipo di alimentazione, ma questo non vuol dire che l’uno equivalga all’altro. Come, allora, comprendere la differenza?

In riferimento all’more/carità (per ripetere, principio fondamentale, assoluto nella molare cristiana) è manifesta la differenza tra scelta vegetariana e carnivora. In applicazione, la scelta vegetariana è conforme (più conforme) e vicina (più vicina) al comandamento dell’amore e, come esigenza minima dell’amore, al comandamento Non uccidere.

Non è superfluo ricordare che la scelta vegetariana, sebbene attualmente minoritaria, trasmette un messaggio che è di tutti: conduce a comprendere la differenza abissale tra il mangiare carne per necessità e la coltivata industria della carne, fatta di mattatoi, allevamenti intensivi, trasporti nel patimento degli animali, macellazione, qual è invalsa e praticata nelle società cosiddette avanzate.

L’amore, come prima esigenza, dà spazio alla giustizia. Così, i cattolici vegetariani non possono non sentirsi in sintonia con «le numerose associazioni attente sia alla giustizia sociale globale sia all’ambiente che suggeriscono la riduzione o eliminazione di una dieta al fine di sfamare le crescenti popolazioni umane, in un mondo caratterizzato da risorse limitate… Si stima che il bestiame consumi, come minimo, tre volte (ma alcuni dicono sette volte e anche più) la quantità di cibo che essi restituiscono sotto forma di carne, uova e latte, e che il settore zootecnico sia responsabile di un quinto di tutte le emissioni di gas serra». [8]

Altre questioni sul rapporto con gli animali

Il medesimo criterio fondamentale (amore/carità (oblativo) conduce a formalizzare il giudizio morale su altri costumi o abitudini e impedisce che restino nell’indifferenza e nel relativismo. Così, il giudizio morale non resta sospeso o indifferente sulla caccia per sport o per divertimento; la confezione di vestiti di lusso (pellicce); la vivisezione animale per motivi di ricerca medica; le feste sadiche, le corride e i combattimenti fra animali, abbandoni e maltrattamenti. Sono comportamenti, individuali e collettivi, che contraddicono le esigenze minime dell’amore umano e cristiano e della giustizia che è inseparabile dell’amore.

III. La testimonianza

La testimonianza è più efficace di discorsi teorici, pur necessari, per comprendere il rapporto tra l’essere umano, uomo e donna, il creato e tutte le creature (animate e inanimate). In questa prospettiva, il libro presenta numerose figure di Santi e di Sante che testimoniano quanto possa essere spontaneo e immediato il passaggio dal Creatore alle creature e, viceversa, dalle creature al Creatore. Sorprendenti episodi mostrano quanto l’amore sia intelligente e conduca a comportamenti, anche straordinari, ma che appaiono del tutto ordinari.

Per concludere, il vegetarianesimo d’ispirazione cristiana, motivato da solide ragioni di fede e di ragione, può diventare, nelle società secolari e pluraliste, Vangelo (Lieto Annuncio) dell’amore di Dio verso tutte le creature, così da indurre a vivere in armonia con tutte le creature.

Il dialogo, nelle società secolari, non ha bisogno di mettere tra parentesi la visione di fede; non sarebbe di utilità per nessuno. È importante, invece, mostrare, con la parola e soprattutto con la prassi, che la fede (messaggio cristiano) è profondamente umano e razionale. In questa prospettiva, il libro offre un qualificato contributo per chiarezza di metodo e di contenuto. La scelta vegetariana, d’ispirazione cristiana, nella sua motivazione di amore-rispetto-giustizia verso gli animali, mira a raggiungere le coscienze per via della convinzione e non tanto per via del permesso/proibito.

[1] Papa Francesco, enciclica Laudato Si (2015) 77.

[2] Ibid., 68

[3] M. Kehl, “E Dio vide che era cosa buona”. Una teologia della creazione, Queriniana, Brescia 2009, 61-62.

[4] Benedetto XVI, enciclica Deus caritas est (2005).

[5] Gaudium et spes 37.

[6] F. Schumacher, Piccolo è bello, Mursia Editore, Milano 1973, 85.

[7] Cf. Deborah M. Jones, Animali e pensiero cristiano, EDB, Bologna 2013, 5-6.

[8] Ibid., 52-53.

 
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Lunedì 12 Marzo 2018 21:02


LA CREAZIONE NUTRE LA SPERANZA DI ESSERE SALVATA

Luigi Lorenzetti

Tratto da "il grido della creazione" edizioni Lindau (atti del Convegno Nazionale di Associazione Cattolici Vegetariani in Ancona)

La creazione (o, altrimenti detta, universo, terra, cosmo, natura), ha un futuro? Quale futuro può sperare? Il futuro è studiato da diverse discipline scientifiche, filosofiche e teologiche. Tra le diverse discipline che si occupano della creazione e del suo futuro, cosa ha da dire in proprio la teologia?

La teologia, quale riflessione sulla Parola di Dio (Vangelo, Messaggio Cristiano) distingue tra un futuro ultimo (escatologico) e un futuro intra-mondano. In base a questa distinzione, si può riformulare la domanda: il creato e tutte le sue creature, ha un futuro ultimo oltre la storia o, viceversa, si esaurisce e si conclude nella storia più o meno lunga?

In risposta, la teologia ripensa la storia della salvezza che, come ogni storia, ha tre fasi: il passato (la creazione) (I); il presente (la redenzione con l’evento Cristo) (II); il futuro (escatologia (III)).

Si tratta, pertanto, di mostrare come la storia della salvezza, nelle sue tre fasi, è salvezza non solo dell’umano ma anche e, non per semplice estensione, del non umano: animali, vegetali, minerali.

1. La storia della salvezza nelle tre fasi

a. Prima fase: la Creazione

La parola creatrice di Dio chiama le creature all’esistenza. Il teologo tedesco, Medard Kehl, commenta così: «Tutte le creature devono la loro esistenza alla parola creatrice di Dio. Egli le chiama all’esistenza (Gen 1 «Sia»); e queste sorgono, obbedendo («….e così fu»).

Attraverso il loro semplice esistere, le creature testimoniano di “rispondere” alla volontà di Dio. In questo senso, esistendo davanti a Dio, sono capaci di dare assenso sia al loro essere create sia al giudizio del Creatore: “E Dio vide che era cosa buona.” [1]

A questo punto la domanda è spontanea: la Parola creatrice di Dio è circoscritta nel tempo, più o meno lungo o è per sempre? La parola creatrice di Dio va oltre il tempo, è per sempre e riguarda la creazione e tutte le creature, umane e non umane: vegetali, animali e i minerali.[2]

 

b. Seconda fase: la Redenzione

La creazione, con il peccato delle origini (peccato originale), ha perso l’armonia originaria che regnava a ogni livello: religioso, umano e cosmico (la violenza è anche nel cosmo, nella natura).

La creazione, tuttavia, non è andata alla deriva, è raggiunta fin dall’inizio dalla promessa della redenzione che, nell’evento Cristo, crocifisso e risorto, coinvolge il creato e tutte le creature, umane e non umane.

I testi biblici, al riguardo, non lasciano dubbi. Nella Lettera ai Romani (8,18-27), l’apostolo Paolo descrive una visione di futuro unitaria e universale, tale cioè che comprende non solo l’umano ma, appunto, tutta la creazione: «[…]. La stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi».

Così, nella Lettera ai Colossesi (1,19-20), a partire dall’evento Cristo, crocifisso e risorto, che ricapitola la storia della salvezza nelle tre fasi (passato, presente e futuro), scrive: «È piaciuto infatti a Dio… che per mezzo di lui (l’evento Cristo) e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose […] sia quelle che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli ».[3]

Nel Crocifisso Risorto, la salvezza va verso il compimento dell’ultimo giorno, che riguarda la comunità umana - e questo è stato sempre ricordato - ma anche l’universo, e questo non è stato sempre detto, anzi è stato molto trascurato.

c. Terza fase : l’Escatologia

La creazione e la redenzione si collegano alla terza fase (escatologia, o discorso delle le realtà ultime): «E vidi un cielo nuovo e una terra nuova » (cf. Ap 21,1).

La domanda: La nuova creazione è nuova nel senso che sostituisce quella precedente? Quale rapporto c’è tra la creazione originaria e la creazione nuova: è un rapporto di continuità o, viceversa, di discontinuità?

La teologia comprende la nuova creazione nella continuità con quella originaria.[4] «Dio non fa perire il vecchio mondo per farne sorgere uno nuovo dalla sua rovina, ma persevera nella fedeltà al mondo da lui creato e lo conserva e gli dà compimento».[5]

La teologia, pertanto, sostiene una continuità che, d’altra parte, non è piatta e lineare, perché implica pur sempre l’intervento di Dio, ma è una continuità che si manifesterà in termini di pienezza o di compimento.[6] Detto chiaramente, è questa creazione, e non un’altra, che avrà compimento e pienezza alla fine del tempo.

Dopo questo excursus sulla storia della creazione, dove la novità consiste nel superare una visione riduttiva della creazione e nel ricuperare una visione integrale che comprende non solo l’umano ma anche e propriamente tutte le creature, è necessario porsi una questione.

2. Questione aperta

Che questo sia il disegno di Dio sul creato e su tutte le creature non c’è alcun dubbio. Tale disegno di salvezza è fondato sulla promessa di Dio: da lui il creato ha avuto inizio e da lui avrà compimento e pienezza.

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Domenica 11 Marzo 2018 22:28

È morto ieri a Bologna il teologo Luigi Lorenzetti religioso dehoniano, una delle figure più autorevoli della teologia morale italiana che ha accompagnato, e indirizzato, nel suo rinnovamento postconciliare. Nato a Egna nella Bassa Atesina in Sudtirolo nel 1931, entrato giovanissimo nella Congregazione dei Padri Dehoniani, si era laureato in teologia a Roma, con specializzazione in teologia morale, alla Pontificia Università “Angelicum”. Da quegli anni lo studio e l’approfondimento continuo della teologia morale ha rappresentato il suo modo di servire nella Chiesa (ma per molti anni aveva svolto servizio pastorale presso la parrocchia di Minerbio in provincia di Bologna).
Studioso attento ad ogni nuova sensibilità che sapeva percepire con prontezza, e che valutava come un segno dei tempi di cui tener conto, era convinto della «responsabilità di intercettare quanto emerge nell’oggi, e che cambia rapidamente, il solo modo – diceva - per poter far passare i semi del Vangelo».
Ha insegnato teologia morale allo Studio Teologico Sant’Antonio di Bologna, affiliato alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, e dalla sua istituzione nella metà degli anni Ottanta fino al 2010 al Corso Superiore di Scienze Religiose di Trento (ora FBK) chiamato dall’allora direttore e fondatore del Centro per le Scienze Religiose, mons. Iginio Rogger.
Amico fraterno di teologi suoi colleghi come Enrico Chiavacci e Giannino Piana, nel 1966 con loro aveva dato vita all’Atism, l’Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale di cui era stato anche presidente, un gruppo tra cui si contano preti, religiosi, vescovi e laici che a vario titolo sono impegnati nel campo della teologia morale. Ad essi si era aggiunto fin dai primi passi anche Karl Golser, poi vescovo di Bolzano-Bressanone, al rientro dagli studi a Bruxelles, e che dell’Atism nel 2006 veniva eletto presidente.
Nel 1969 aveva fondato e diretto fino alla chiusura (2014) la Rivista di Teologia morale, «espressione della ricerca teologica dei moralisti italiani» (riguardo alla chiusura scriveva con serenità: «la crisi dell’editoria e delle riviste in particolare può trasformarsi in fattore di crescita perché si possono individuare vie nuove per l’annuncio»). L’obiettivo della Rtm lo spiegava così: «Un ambizioso progetto che comportava un duplice impegno. Innanzitutto appropriarsi attivamente del discorso morale che era quasi monopolio dei teologi moralisti della scuola romana per riviverlo secondo l’ecclesiologia della Lumen gentium (e cioè della Chiesa intera: fedeli laici, gerarchia, teologi) ciascuno nel riconoscimento del proprio ruolo e competenza. In secondo luogo la via italiana al discorso morale esigeva un’indipendenza di pensiero da altri paesi europei, specie Francia e Germania che fino agli anni ’50 avevano esercitato un ruolo direttivo nel pensiero teologico europeo».
Un progetto che, di fatto, ha costituito un contributo assai apprezzato anche all’estero come sottolinea Antonio Autiero, teologo morale già docente a Münster e direttore dell’Istituto per le Scienze Religiose FBK a Trento dal 1997 al 2015, che abbiamo raggiunto a Berlino: «Con la fondazione della Rivista di Teologia Morale Lorenzetti non solo ha contribuito in maniera sostanziale al rinnovamento della teologia morale in Italia nel dopo Concilio, ma ha impresso una direzione all’intera teologia morale nel mondo in quanto la Rivista ha avuto una diffusione molto più ampia oltre i nostri confini per il motivo che molti teologi di ogni parte della terra, essendo venuti a Roma per motivi di studio, conoscono la lingua italiana e leggono anche in italiano».
Riguardo alla figura di Lorenzetti, teologo collega e amico personale, Autiero aggiunge: «Di Lorenzetti metterei soprattutto in evidenza la sua intelligenza nell’affrontare i temi più diversi della teologia morale con uno stile sempre molto misurato e sobrio, ma capace di appassionarsi alle discussioni».
Oltre alla Rivista da lui diretta e agli interventi su tutte le riviste dehoniane, Lorenzetti era stato collaboratore di quelle della San Paolo: già membro del comitato di direzione di Famiglia Oggi, collaboratore di Jesus, aveva tenuto una rubrica fissa anche su Famiglia Cristiana. Autore di numerose pubblicazioni - non solo per le edizioni dehoniane, ma anche Cittadella, San Paolo per citarne alcune – aveva collaborato a Dizionari di teologia e fornito contributi in diverse opere collettive.
Negli ultimi anni si era rallegrato per l’enciclica sociale di Papa Francesco perché la responsabilità per la cura del creato, insieme ai nuovi temi bioetici e all’attenzione agli animali, avevano costituito, e non poteva essere altrimenti, già da diverso tempo oggetto della sua appassionata attenzione.
Di padre Lorenzetti quanti l’hanno conosciuto da studenti, in modo particolare quanti l’avevano avuto come relatore di tesi o come collaboratore per la loro attività di comunicatori o saggisti, ricordano la grande umanità e l’attenzione alle persone (come, per fare un esempio, la cura nel seguire da vicino sino alla fine gli anni del calvario dell’amico fraterno, e ammalato, Golser a Bressanone).
Fonte LA STAMPA

http://www.lastampa.it/2018/03/09/vaticaninsider/ita/news/luigi-lorenzetti-pioniere-del-rinnovamento-della-teologia-morale-DxSwPipvCdCZ35rw4SGgtO/pagina.htmlnte:

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Il Santo del giorno

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire