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Il Vegetarianesimo PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano severoni   
Venerdì 15 Settembre 2017 13:18

Il Vegetarianesimo

 

Il vocabolo vegetarianesimo fu coniato nel 1847, in occasione della fondazione a Manchester (Inghilterra) della Vegetarian Society, la prima associazione organizzata. Il termine fu poi adottato in Germania nel 1857, ove il pastore protestante Eduard Baltzer (m. 1887) diffuse l’idea vegetariana. In Francia, nel 1880 il dottor Hureau de Villeneuve fonda la Società Vegetariana di Parigi (Société Végétarienne de Paris) e diviene il suo presidente. A partire dal 1889, si utilizza anche vegetarismo. Nel 1908, nasce l’Unione Vegetariana Internazionale e nello stesso anno è fondata la Società Vegetariana di Mosca. A Milano, nel 1906, si costituisce una cooperativa per la gestione di un ristorante vegetariano.

Per comprendere l’esatto significato dei termini, il mezzo fondamentale è quello di scoprire la loro etimologia. L’etimologia è la scienza che studia l’origine e il significato delle parole (dal greco etymon (= senso vero di una parola) + logos (= scienza)

Orbene, entrambi questi termini (vegetarianesimo e vegetarismo) furono coniati facendoli derivare ‒ presumibilmente ‒ dall’aggettivo latino vegetus (sano, vigoroso), esplicitando in tal modo il concetto che per poter essere sani bisogna astenersi ‒ come primo passo ‒ dal consumare carne, piuttosto che dalla parola vegetale come cibo dei vegetariani. Prima del 1847, si usava abstinentia, sottinteso carni, cioè astinenza dalle carni. Il latino abstinentia potrebbe equivalere al greco xerofagia, ossia dieta senza carne animale e altri cibi. Nella Grecia antica, ancora non esisteva il vocabolo, ma comunque lo stile vegetariano era presente. Si utilizzava comunemente l’espressione “vitto pitagorico”, dal nome del matematico, politico e scienziato greco Pitagora di Samo (m. 475 a.C. ca) fautore di tale indirizzo, avente come scopo principale come ricordava il dottor Antonio Cocchi ‒ la salute o poi la “tranquillità dell’animo”. Nelle Metamorfosi di Ovidio (m. 18), poema epico-mitologico dedicato alle dottrine pitagoriche, si riporta il suo rifiuto del sacrificio cruento degli animali. Si trattava di una scelta contraria ai doveri di ogni cittadino, in Grecia come a Roma, un rifiuto non soltanto privato, ma altresì dai risvolti sociali e politici. Con digiuno (dal latino jeiunare, da jeiunus = affamato) invece s’intendeva la rinuncia completa di cibo per periodi di tempo variabili, da uno o più giorni. Negli autori spirituali, le restrizioni alimentari avevano finalità di carattere prettamente ascetico. Il vocabolo metanoia = penitenza in origine in santi, asceti e mistici era un autentico “cambiamento di mente”. Nel vocabolario etimologico del Pianigiani, risulta che il latino vegetus da vegeo (= sono sano, vigoroso) e anche spingo, eccito, derivano dalla radice sanscrita vag (= sospingere, accrescere, far crescere, rendere gagliardo), da cui vag-ayami = incito, risveglio, rendo alacre, gagliardo e vag’as (= forza), il latino vigile auge (= che vien su prosperamente, robusto). I sostantivi maschili vegetarismo e vegetariano originano dalla radice sanscrita vag. Tale radice si ritrova nella lingua latina, nel sostantivo vigor (= vigore, salute, gagliardia) e nell’aggettivo vegetus (= sano, vigoroso, pieno di vita). Pertanto, con vegetarismo/vegetarianesimo s’intende quell’insieme di comportamenti, che consentono all’uomo di raggiungere lo stato di vegetus, ossia di soggetto sano e vigoroso. I termini vegetarismo e igienismo hanno una radice linguistica comune e di conseguenza un significato simile. Infatti, dalla radice ug (che corrisponde alla primitiva radice vag) attraverso dei vocaboli latini intermedi, deriva ygeia (= sanità) e quindi ygienem (= che conferisce la salute, salubre), donde, alla fine, il termine italiano igienismo. Questi due termini furono coniati facendoli derivare dall’aggettivo latino vegetus (= sano, vigoroso), per evidenziare il concetto che per essere sani occorre astenersi, come primo passo, dal mangiare carne. Pertanto il vocabolo vegetarianesimo sta a significare ogni concezione dietetica che, basandosi su presupposti di ordine non solamente igienico, ma anche etico (illecita uccisione di animali) e spirituale (purificazione), proscrive l’uso di alimenti carnei e reputa i cibi di provenienza vegetale, come idonei a una completa e sana alimentazione. Il vegetarismo non è una moda, un’opinione, ma risponde alle leggi della natura. La fisiologia e l’anatomia comparata c’insegnano che l’uomo si classica tra i frugivori; non è un animale onnivoro, né carnivoro e né erbivoro. I suoi cibi elettivi sono frutti e semi. Per migliaia di anni, nella storia dell’uomo, pressoché a tutte le latitudini, il consumo di carne animale è stato del tutto occasionale. Oltre più se un “alimento base” è quello di apportare carboidrati, proteine e grassi in proporzione ottimale rispetto ai fabbisogni dell’organismo, la carne non solo è poco indicata alla conformazione del nostro apparato digestivo, ma altresì è un alimento squilibrato rispetto all’apporto di vitamine e sali minerali, di cui è assai carene, pur essendo assai ricca in proteine, macronutrienti comunque presenti nel mondo vegetale.

All’interno del vegetarismo si distinguono questi tipi di diete:

LATTO-OVO-VEGETARIANA: esclude solo carne e pesce, ossia “carnami”;

OVO-VEGETARIANA: oltre a non ammettere il consumo di carne e pesce, proscrive pure quello di latte e derivati, includendo però le uova (feti di galline…);

LATTO-VEGETARIANA: proscrive l’utilizzo di carne, pesce, uova, ma consente quello di latte e derivati;

FISH VEGETARIAN/PESCO VEGETARIANA: ammette il consumo di pesce, esclude quello delle carni di animali terresti e volatili, ammette o meno uova, latte e derivati;

VEGETALIANA/VEGANA: dall’inglese abbreviazione di veg[etar]ian, comprende il consumo di cibi di origine vegetale, escludendo perciò carne, pesce, latte e derivati, nonché i prodotti delle api (miele, polline);

CRUDISTA: prevede l’esclusivo consumo di cibi crudi;

FRUTTARIANA/CARPOFAGA: è adottata da chi si ciba di frutti, ossia di piante arboree (mele, pere, ciliegie, pesche, arance, pesche, ecc.), ma anche dei frutti di piante erbacee (fragole, cocomeri, ecc.);

NATURIANA: è seguita da chi si alimenta esclusivamente con frutta secca e seccata;

MELANIANA: solo mele.

In ogni modo, ci pare opportuno osservare che è più corretto adottare una denominazione inclusiva piuttosto che esclusiva, ovvero, per esempio, il vegano è colui che include nella propria dieta tutti i cibi di origine vegetale, ma non carne, pesce, uova, latte e derivati, e che non utilizza prodotti che derivano dallo sfruttamento animale come vestiario, scarpe, cosmetici, ecc.

Le motivazioni vegetariane potranno essere: salutistiche – etiche – ambientali – spirituali – igieniche ‒ economiche. I libri sacri delle religioni mondiali non hanno una finalità dietetica. Ciò nonostante, lungo la storia dell’umanità, eminenti personalità anche religiose si sono astenute dal consumare carne, pur sempre cibo “cadaverico” ottenuto tramite l’uccisione di un essere senziente, benché spesso considerato “inferiore” e a servizio dell’essere umano.

La scelta alimentare vegetariana fondamentalmente non è dettata da una regola di alcun tipo, ma dalla sensibilità del singolo, che saprà non adattarsi al conformismo imperante, che legittimizza lo sfruttamento animale per il benessere umano. Il rispetto della vita in ogni sua forma è prioritario.

Il cervello ‒ come tutti gli organi ‒ dev’essere nutrito e se, come accade nel vegetarianesimo, viene alimentato con sangue disintossicato, il pensiero si farà più lucido e profondo, quasi a ottenere una dilatazione della mente, si otterrà un aumento della capacità di autocontrollo e della resistenza al lavoro intellettuale e fisico. Lo stato di nevrosi e di violenza, verrà sostituito da tolleranza, amore, socievolezza, mitezza, condivisione, soluzione pacifica delle vertenze, disponibilità al dialogo sereno.

BIBLIOGRAFIA

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AA.VV., DEI, Roma 1958, Vol. IX, 478-479.

‒, DEI, Roma 1961, Vol. XII, 656.

‒, Dizionario etimologico, Rusconi Libri, Santarcangelo di R. (RN) 20031, 307.

ASSOCIAZIONE IGIENISTA ITALIANA (ed.), Diventare vegetariani. Perché e come, A.I.I, Genova 1990.

BORMOLINI G., I vegetariani nelle tradizioni spirituali, Il leone verde, Torino 2000.

D’ELIA A., Miti e realtà dell’alimentazione umana, Edito in proprio, Roma 1999.

MANNUCCI E. J., La cena di Pitagora. Storia del vegetarianesimo dall’antica Grecia a Internet, Carocci Editore, Roma 2008.

ROSEN S., Il vegetarianesimo e le religioni del mondo. Un’alimentazione in perfetta armonia con la vita e l’universo, Gruppo Futura, 20006.

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