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Articolo su secondo incontro "la sacralità della vita e della creazione" PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Ziviani   
Sabato 29 Giugno 2013 04:06

La sacralità della vita e della creazione, II incontro

Immagine articolo - Il sito dItalia

A questo collegamento è possibile leggere e commentare l'articolo sul sito di Massa Carrara sul secondo incontro de "la sacralità della vita e della crezione".

Testo:

Seconda parte del convegno "La sacralità della vita e della creazione", a cura dell' "Associazione cattolici vegetariani". Mentre il primo incontro, svoltosi alla fine di aprile, era stato incentrato su tematiche teologiche, riguardanti il dovere, da parte dell'uomo, di custodire con amore l'intero creato, i relatori che si sono alternati sabato scorso, sempre nei locali della biblioteca diocesana di Massa, hanno affrontato questioni ambientali e animaliste da una prospettiva più tecnica e concreta. A moderare i vari interventi, il vescovo emerito della diocesi, monsignor Eugenio Binini.

Il dr. Enrico Ceccaroni, responsabile del settore veterinario dell'Acv, ha tenuto un intervento dal titolo "Aspetti etici e scientifici legati al consumo di prodotti di origine animale" "Gli allevamenti intensivi nei quali vivono gli animali fino al momento della macellazione- ha spiegato Ceccaroni- hanno un impatto ecologico devastante. Ad esempio, per avere un kg di carne, è necessaria una quantità di acqua cento volte maggiore rispetto a quella che servirebbe per avere un kg di proteine di origine vegetale. Inoltre, gli aninali degli allevamenti, con le loro deiezioni, producono inquinamento: secondo la Fao, solo negli Usa gli allevamenti generano la stessa quantità di inquinamento da deiezioni che produrrebbero 39 miliardi di esser umani. Un terzo aspetto legato ai primi è la deforestazione: in 10 anni, per far posto a nuovi allevamenti, in Brasile è stata eliminata una parte di foresta amazzonica vasta due volte il Portogallo ! Per quanto riguarda l'aspetto etico, è noto che negli allevamenti gli animali sono sottoposti a innaturali sofferenze di varia natura. Per concludere, ricordiamo che un'alimentazione vegetariana, se ben bilanciata, non solo non priva l'organismo di nessuna sostanza, ma secondo molti studi, diminuisce la possibilità di avere problemi cardiovascolari e diabetici, e per quanto sia una questione più dibattuta, anche di alcuni timori".

Simone Pavesi, responsabile della campagna della Lav sulle pellicce e autore dell'intervento "Vanità e sfruttamento degli aninali, è lecito?" , ha subito messo in guardia il pubblico da un pericolo: "Il trend delle vendite non è positivo per le aziende- ha affermato- in quanto gli acquisti di pellicce stanno progressivamente calando. Così, per non perdere profitti, esse stanno "camuffando" oggetti apparentemente innocui, come accessori per bambini piccoli. Occorre fare attenzione, anche perchè a volte sono pericolosi per la salute, come hanno confermato diverse analisi. Su altri casi ci sono indagini ancora in corso. Ciò, ovviamente, a prescindere dalla sofferenza e dall'innaturale stress che subiscono gli animali degli allevamenti per pellicce, che sono circa 70 milioni (oltre la metà solo in Europa). Oltre a casi di autolesionismo, si riscontrano addirittura, abitualmente, casi di madre che uccidono i figli: realtà terribile che in natura non si verifica mai. La legge italiana prevede alcuni punti a favore degli animali (grandezza minima delle gabbie, ecc) che però non sono giuridicamente vincolanti, e quindi non sono rispettati da nessuno.

Il dr. Massimo Tettamenti, infine, ha affrontato lo spinoso tema della sperimentazione animale. "La vivisezione: utilità scientifica o inutile tortura?" è stato il titolo del suo intervento. "Affronterò la questione-ha affermato lo studioso- da un punto di vista esclusivamente scientifico. E, da questa prospettiva, sostengo che la sperimentazione animale è inutile, anzi dannosa. A parte che l'essere da vivisezionare vive in una condizione tale di stress da togliere validità a qualsiasi eventuale riscontro scientifico avuto su di lui, ma esistono ormai, per quanto nelle università italiane non si insegna, metodi di ricerca alternativi molto più efficaci e attendibili, come quelli sulle banche di tessuti umani, o sulle coculture di organi. Sedici tra i maggiori ospedali statunitensi hanno smesso di usare gli animali, e giusto pochi mesi fa, altri istituti che si erano sempre affidati alla vivisezione li hanno imitati. In tribunale, ormai, la sperimentazione animale non ha più alcun valore: in passato, le multinazionali delle sigarette si difendevano dalle accuse di provocare tumori sostenendo che il tabacco, agli animali da laboratorio, non faceva male. Questo aneddoto ci fa capire che un prodotto può essere nocivo o benefico per un coniglio, e avere poi effetti opposti sull'uomo. Purtroppo l'interesse economico delle grandi aziende chimiche fa sì che molti altri ricercatori non li seguano su questa strada. In Italia è anche giuridicamente conveniente: se un prodotto commercializzato ha provocato dei morti, ma alle cavie non aveva fatto male, l'azienda è penalmente non punibile, e suo unico dovere sarà il risarcimento civile delle eventiuali vittime. Inoltre è previsto che, una volta provato su un animale, il prodotto debba comunque essere testato anche su volontari umani sani, che vedono mettere a serio repentaglio la loro salute".

Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Giugno 2013 09:28
 
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