| Mangiare e bere in Gesù (Introduzione) |
|
|
|
| Scritto da stefano severoni |
| Domenica 09 Ottobre 2011 09:08 |
|
Mangiare e bere in Gesù (I parte) INTRODUZIONE L’oggetto della nostra analisi è il rapporto di Gesù con il mangiare ed il bere. Mangiare e bere sono necessità vitali per ogni essere umano. Infatti, con l’alimentazione forniamo l’energia essenziale allo svolgimento dei processi metabolici, ed il materiale plastico necessario alla ricostruzione di parti corporee usurate o vecchie. Dio si è rivelato nel suo Figlio Gesù il quale, come ricorda l’inno cristologico della Lettera ai Filippesi, pur essendo di natura divina, ha assunto natura umana obbedendo, sino alla morte in croce, alla volontà del Padre, per la salvezza dell’umanità (cfr. Fil 2,6-11). Quindi anche Gesù, in quanto essere umano, ebbe l’esigenza di mangiare e bere.
Geografia e storia appartengono geneticamente all’esperienza cristiana. Gesù fu originario dell’Asia, nacque, visse e morì in Palestina, nel Vicino Oriente antico. Dopo la primitiva diffusione del cristianesimo, si è assistito ad una sua profonda eclissi, in quel continente. Dopo essere nato in Asia, il cristianesimo è cresciuto in Europa, ed è ritornato in Asia come religione “straniera”. Oggi è presente praticamente in tutti i continenti. In essi vi sono diversi nomi e volti del Cristo. In Africa si parla di Gesù nero, Gesù come Capo-Re, Gesù come Maestro d’iniziazione, Gesù come Guaritore e di Gesù come Antenato. Su Gesù Cristo è stato scritto molto e si continuano a scrivere tante pagine. Ma si odono anche molti fraintendimenti del suo messaggio. In ragione di ciò abbiamo ritenuto opportuno presentare in sintesi come la sua figura è percepita nelle religioni, nei movimenti, in filosofia e nella letteratura, in modo da sgombrare i dubbi sull’attendibilità di queste fonti. L’interesse della nostra ricerca è sì particolare, ma lungi da cadere in una lettura fondamentalista della figura del Figlio di Dio. Per noi le fonti attendibili rimangono la Scrittura, la tradizione ed il magistero della Chiesa. L’analisi inizierà con alcune annotazioni preliminari sulle fonti per chiarire meglio il fondamento della nostra ricerca particolare, che investe la teologia biblica (capitolo primo). Il capitolo secondo sarà dedicato a presentare il soggetto della nostra indagine: Gesù Cristo, i dati essenziali sulla sua persona e sulla sua opera, però senza elaborare un trattato di cristologia, poiché ciò esime dalla nostra analisi. Una volta appurato come i vangeli canonici siano fonti storiche inoppugnabili per la conoscenza della persona di Gesù, delle sue parole ed azioni, saranno essi la fonte principale della nostra riflessione. Tuttavia non ci limiteremo ad esaminare cosa il Messia mangiava nei suoi pasti, anche perché i risultati sarebbero assai scarsi, poiché gli evangelisti non si sono molto preoccupati di ciò. Ma saremo altresì interessati alla sua considerazione del cibo e delle bevande, per se stesso e per gli esseri umani, ed il linguaggio figurato da lui utilizzato nei suoi discorsi e parabole, in cui sovente si faceva ricorso ad immagini prese dal mondo alimentare (piante, frutti, ortaggi). Nel capitolo terzo così si analizzeranno i singoli quattro vangeli canonici, in particolare i passi nei quali vi è un qualche riferimento di Gesù al mangiare e bere, e le piante da cui si ricavano alimenti e bevande. Ma non dimenticheremo i vangeli apocrifi, pur non considerandoli attendibili teologicamente possono essere fonte di indagine storico-filosofica(capitolo quarto). Nel capitolo quinto ci soffermeremo in particolare sulla prassi di Gesù: - i pasti di Gesù; - che cosa egli mangiò e bevve; - l’ultima cena, durante la quale Gesù ha istituito l’eucaristia ed il ministero sacerdotale; - la pratica del digiuno ed all’astinenza. Nell’Appendice 1, saranno indicati gli scritti neotestamentari, sovente richiamati nell’esposizione. Nell’Appendice 2, saranno riportate, in una tavola sinottica, le tappe fondamentali della vita di Gesù, le parabole ed i miracoli da lui compiuti, per poter meglio collocare il singolo testo esaminato. Nell’Appendice 3, invece, le feste giudaiche più importanti. Nell’Appendice 4, alcune delle principali piante commestibili del Vicino Oriente antico. Nell’Appendice 5, infine, il glossario permetterà di conoscere più dettagliatamente alcuni vocaboli più tecnici che ricorrono nella nostra analisi. Essa è partita dalla personale lettura dei quattro vangeli. L’auspicio è che la lettura di queste pagine possa stimolare all’apertura di questi preziosissimi scritti, che ci permettono di conoscere Gesù, non dimenticando quanto ha affermato il Concilio Vaticano II:
In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Adamo, infatti, il primo uomo, era «figura di quello futuro» (Rm 5,14) e cioè di Cristo Signore. Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione. Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità esposte, trovino in lui la sorgente e tocchino il loro vertice. a) Egli è «l’immagine dell’invisibile Iddio» (Col 1,15), egli è l’uomo perfetto, che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato. Poiché in lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata e per ciò stesso essa è stata anche in noi innalzata a dignità sublime. Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato[1].
Per quanto riguarda il metodo di ricerca, abbiamo cercato di assumere le direttive del documento della Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa (1993). Poiché il metodo storico-critico è quello più universalmente accettato, cercheremo di non trascurare né la dimensione sincronica né quella diacronica. Papa Benedetto XVI (2005-), nel suo Gesù di Nazareth (2007) ha segnato una tappa decisiva nell’itinerario dell’unità tra esegesi e teologia. La proposta originale del libro del pontefice consisteva nell’integrare il metodo storico-critico - con alcuni criteri nuovi, maturati soprattutto negli ambienti cattolici della ricerca teologico-biblica: - una fiducia sostanziale nell’attendibilità al dato neotestamentario, contro il sospetto metodico; - una robusta rivendicazione dell’unità e della continuità tra Antico e Nuovo Testamento; - un’ermeneutica più ecclesiale, docile alla tradizione viva della Chiesa ed al magistero dei suoi Padri, ritenuti come i primi interpreti della Scrittura; - una più viva attenzione alla cosiddetta analogia fidei, ossia alle consonanze interne ed alle corrispondenze reciproche dei vari dati della fede. Questo metodo nuovo dell’”esegesi canonica” – come definito dal papa stesso –, gli ha permesso di presentare il Gesù dei vangeli come il “Gesù storico”, senza così nessuna divaricazione tra il Gesù di Nazareth ed il Cristo della fede: c’è un solo, realissimo Gesù Cristo, che è il Figlio di Dio incarnato per la nostra salvezza, conosciuto nei vangeli canonici[2]. Nel suo libro, il pontefice scriveva che egli ha solo cercato, al di là della mera interpretazione storico-critica, di applicare i nuovi criteri metodologici, i quali permettono un’interpretazione propriamente teologica della Bibbia e che però richiedono la fede, senza con ciò voler e poter in alcun modo rinunciare alla serietà storica[3].
Saremo grati a coloro che vorranno segnalarci eventuali inesattezze, errori o modifiche da apportare al presente testo, che nasce fondamentalmente da un personale interesse, ricordando le parole del Maestro: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15; Mc 8,29; Lc 9,20). Per poter rispondere a questa domanda dovremo necessariamente leggere i vangeli. È stato proprio questo il nostro punto di partenza. |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Marzo 2012 15:57 |
Link A.C.V.
Ultime notizie


















