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Creato e creazione nei testi liturgici (creazione e redenzione) PDF Stampa E-mail
Scritto da Loris Della Pietra   
Sabato 05 Settembre 2015 10:13

Creato e creazione nei testi liturgici (creazione e redenzione)

 

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore (auctore) e guida (gubernatore); rinnova l’opera della tua creazione (creata restaures) e custodisci ciò che hai rinnovato (restaurata conserves).1 Se un’influente tradizione spirituale ha condotto alla disistima delle realtà corporee e naturali, la sapienza liturgica ha sempre saputo coinvolgere gli elementi della natura all’interno del vasto intreccio dei linguaggi implicati nel rito2. Il linguaggio simbolico assume le realtà naturali in quanto posti in relazione con l’uomo che celebra e li usa in un contesto rituale: non dunque, l’acqua, l’olio, il fuoco, la luce, il pane e il vino, presi in sé, ma le azioni del bagnare/essere bagnati, dell’ungere/essere unti, del bruciare e dell’illuminare, del mangiare e del bere che il credente celebrante compie o riceve. Questa natura ancora imperfetta e bisognosa di salvezza (Rm 8,18-23), entrando nel gioco simbolico della liturgia (in particolare dei sacramenti), grazie all’azione corporea si fa simbolo, e dunque rimando significativo, via di accesso, al mistero e al suo dono di grazia.

Non semplicemente “cose sacre”, ma azioni sante compiute da uomini con elementi creaturali, eppure capaci di dire l’oltre e l’altrove della fede. La fiducia della liturgia nella creazione non appartiene soltanto alla dimensione non verbale, ma gli stessi testi liturgici accolgono riferimenti al creato per esprimere l’azione di Dio Creatore e Salvatore. Si tratta di uno sguardo positivo sulle realtà create, uscite dal cuore e dalla mano del Creatore e perciò buone (cfr. Gen 1) e, tuttavia, consapevole che tutta la creazione è in cammino verso la piena liberazione3. Uno dei temi principali presenti nell’eucologia è il rapporto tra creazione e redenzione come si può comprendere dalla lettura dell’orazione colletta della XVIII domenica del tempo ordinario posta in esergo. Nella petizione si chiede a Dio di rinnovare (il testo latino dice restaures) le opere create e di conservare (il testo latino dice conserves) ciò che è stato rinnovato. Dio Creatore, origine di ogni cosa, è colui che si prende a cuore la salvezza del mondo facendosi rinnovatore e perfezionatore dello stesso. Dio è il primo custode e guardiano del creato rinnovato dalla sua azione amorosa. Chiara nella sua formulazione l’orazione colletta della Messa del giorno di Natale: O Dio, che in modo mirabile ci hai creati a tua immagine, e in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti, fa’ che possiamo condividere la vita divina del tuo Figlio, che oggi ha voluto assumere la nostra natura umana4. La parte anamnetica di questo testo rievoca la creazione (ad immagine e somiglianza del Creatore, secondo la versione italiana che allude a Gen 1,26-27), già in sé mirabile, e la redenzione (reformasti), ancora di più mirabile; tale celebrazione dell’opera di Dio motiva la petizione dove si chiede di poter condividere la vita divina del Figlio (il testo latino dice consortes) che nell’incarnazione è diventato partecipe della dignità umana. Questo testo trova un parallelo nell’orazione alternativa dopo la prima lettura (Gen 1,1-2,2) della Veglia pasquale: O Dio, che in modo mirabile ci hai creati a tua immagine e in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti, fa’ che resistiamo con la forza dello spirito alle seduzioni del peccato, per giungere alla gioia eterna.5 Lo stupore per le meraviglie della creazione dell’uomo non ha pari di fronte alla sua redenzione. La prima orazione proposta dopo la medesima prima lettura nella grande notte sottolinea proprio la sproporzione tra creazione e redenzione: Dio onnipotente ed eterno, ammirabile in tutte le opere del tuo amore, illumina i figli da te redenti perché comprendano che, se fu grande all’inizio la creazione del mondo, ben più grande, nella pienezza dei tempi, fu l’opera della nostra redenzione, nel sacrificio pasquale di Cristo.6 Un testo che si allinea con l’esclamazione piena di stupore del preconio pasquale che apre la Veglia: «Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti»7, Lo stesso testo che prorompe in un saluto commosso alla notte pasquale perché in essa le realtà create, e l’uomo in primis, sono riconciliate con il Creatore: «O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore»8. Un altro aspetto che sottolinea il rapporto tra le realtà creaturali e il rinnovamento determinato dal mistero di Cristo Salvatore è la dialettica vetustas/novitas che riscontriamo in particolar modo nell’eucologia natalizia. La nascita del Figlio di Dio e la sua celebrazione in mysterio nella celebrazione liturgica è inizio di una nuova condizione per l’uomo vecchio: Dio grande e misericordioso, la nuova nascita (nova nativitas) del tuo unico Figlio nella nostra carne mortale ci liberi dalla schiavitù antica (vetusta servitus), che ci tiene sotto il giogo del peccato.9 L’incarnazione del Verbo dà così inizio ad una nuova creazione. La sua stessa nascita non soggetta alla comune eredità dei padri, segnata dal peccato, è la premessa affinché l’umanità sia liberata dal «contagio dell’antico male» e possa far parte della «nuova creazione»10. Cristo manifestato in carne umana accoglie in sé tutto il creato, con la sua fragilità, per ridonargli l’integrità alla quale è chiamato11. Viene inaugurata così una nuova creazione dove l’umano è vivificato dalla congiunzione al divino12. L’invisibile si è fatto visibile prendendo dimora nella creazione stessa al fine di reintegrare l’intera creazione nel disegno del Padre: «Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili» (Col 3,15-16). Anzi, Cristo stesso è il principio di unità di tutta la creazione secondo il progetto di Dio: «ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose» (Ef 1,10). Ciò che ha trovato un felice esordio nell’incarnazione del Verbo trova pieno compimento nell’evento pasquale come canta magnificamente la prima orazione dopo la settima lettura (Ez 36,16-28) della Veglia pasquale: O Dio, potenza immutabile e luce che non tramonta, volgi lo sguardo alla tua Chiesa, ammirabile sacramento di salvezza, e compi l’opera predisposta dalla tua misericordia: tutto il mondo veda e riconosca che ciò che è distrutto si ricostruisce, ciò che è invecchiato si rinnova e tutto ritorna alla sua integrità, per mezzo del Cristo, che è principio di tutte le cose.13 La novità inaugurata dal Cristo risplende nell’uomo grazie al sacramento della rinascita che ri-crea l’uomo e lo rende immagine del Cristo, uomo nuovo per antonomasia (cfr. GS 22)14. Ciò che sembra irrimediabilmente compromesso dal peccato viene ricostruito e le cose vecchie cedono ormai il passo alle nuove (cfr. 2 Cor 5,17; Ap 21,5), grazie a colui che è principio di tutte le cose (cfr. Col 1,18). È, dunque, la Pasqua il compimento della nuova creazione e la ricapitolazione di tutta la realtà creata: O Dio, creatore del cielo e della terra, che tutto hai chiamato all’esistenza con la tua parola di vita, e tutto sostieni con sapienza d’amore effondi sulla Chiesa la potenza del tuo Spirito perché riveli ad ogni uomo le meraviglie della nuova creazione.15 Loris Della Pietra (tratto da www.chiesacattolica.it)

 
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