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Il vegetarianesimo in San Girolamo PDF Stampa E-mail
Scritto da Renato Criscuolo   
Martedì 12 Giugno 2012 17:09

Il vegetarianesimo in San Girolamo

Quando si parla di vegetarianesimo cristiano non si può non citare la letteratura patristica, principale fonte di prescrizioni alimentari: in molti testi dei padri della Chiesa Una ed Indivisa ci sono riferimenti a precise restrizioni alimentari, generalmente riguardanti prodotti di origine animale, alcune delle quali prevedono una dieta corrispondente all’odierna dieta vegetariana, o in alcuni casi, anche vegana.

Tra i vari scritti dei padri della Chiesa che riguardano tali restrizioni spicca il pamphlet Adversus Jovinianum (Contro Gioviniano), scritto da San Girolamo nel 393, in latino e diviso in quattro parti la cui terza è interamente dedicata a confutare l’alimentazione carnea, indicata come negativa per coloro i quali volessero intraprendere un cammino cristiano.

Prima di parlare dell’opera e leggerne alcuni brani, è doveroso illustrarne brevemente l’autore e la sua personalità.  Sofronio Eusebio Girolamo nacque a Stridone (oggi Portole, in Croazia). Dopo gli studi a Roma, fu ordinato prete nel 379 dal vescovo Paolino di Antiochia. In seguito si recò a Costantinopoli per perfezionare lo studio del greco, sotto la guida di Gregorio Nazianzeo, uno dei padri Cappadoci, anch’egli vegetariano.

In questo periodo Girolamo si forma sui testi d Origene ed Eusebio. Nel 382 ritornò a Roma per svolgere l’incarico di segretario di Papa Damaso, divenendone in breve  il suo più probabile successore. La assoluta contrarietà di Girolamo alle agapete, ossia alle convivenze tra religiosi e religiose e il suo rigore morale gli causarono però l’ostilità della maggioranza del clero, che non era favorevole nemmeno al celibato dei sacerdoti, all’epoca non ancora obbligatorio. Alla morte di papa Damaso fu imbastita una sorta di congiura per evitare l’elezione di Girolamo al soglio pontificio, attribuendo al santo la morte della sua discepola Blesilla, appartenente alla gens Cornelia romana, che, insieme alla madre Paola e alla sorella Eustochio, praticava sotto la guida di San Girolamo una vita di castità, astinenza, penitenza e digiuno. La sua morte fu attribuita ai molti digiuni a cui il santo l’aveva esortata e Girolamo fu tacciato di fanatismo. All’elezione di papa Siricio, girolamo tornò in Oriente, dove fondò molti monasteri sia maschili che femminili. Si ritirò a Betlem, nelle grotte sottostanti la basilica della Natività. E lì morì nel 420, anno in cui la diatriba sul celibato del clero fu risolta dall’intervento dell’imperatore romano d’occidente Onorio, che confermò in proposito  le tesi di San Girolamo.

Oltre all’Adversus Jovinianum la Sua opera più famosa è la Vulgata: egli tradusse in latino, su incarico di papa Damaso I, che lo riteneva l’uomo più colto della cristianità, prima il Nuovo Testamento, dal 382 al 390 e poi l’Antico Testamento dal 390 al 413. Questa traduzione fu quella utilizzata ufficialmente dalla Chiesa Cattolica fino al concilio vaticano II quando per l'antico testamento si è cominciato ad utilizzare direttamente il testo masoretico ebraico e la Septuaginta, mentre per il nuovo testamento si sono utilizzati direttamente i testi greci. Altre sue opere sono De viribus illustri bus una raccolta di biografie di grandi uomini pagani e cristiani, le epistole eil trattato De virginitate Mariae.

 

Veniamo all’Adversus Jovinianum. Esso è un grande pamphlet contro l’ex monaco Gioviniano, le cui tesi, piuttosto lassiste e inclini all’epicureismo, avevano trovato larga diffusione nella Chiesa dell’epoca. E’ diviso in due libri, in ognuno dei quali San Girolamo smonta due tesi di Gioviniano (per un totale dunque di quattro tesi), con apostolico atque evangelico vigore. Gli scritti di Gioviniano sono definiti goffi, contorti, e senza senso. Nel primo libro egli confuta la tesi di secondo cui la vita matrimoniale sarebbe pari a quella verginale e quella secondo la quale dopo il battesimo non si sarebbe più tentati dal maligno. Nel secondo libro confuta invece le tesi secondo le quali non ci sarebbe alcuna necessità di astenersi da alcuni alimenti e una riproposizione della tesi sulla sessualità.

 

La tesi che interessa il vegetarianesimo è la terza. Leggiamo la proposizione di Gioviniano, che San Girolamo riporta prima di confutarla:"Il motivo della creazione di tutte le cose è questo, servire all’uomo. E’ come se l’uomo, animale razionale, in un certo senso inquilino e possessore del mondo, si sostituisse a Dio e Lo pregasse affinchè tutti gli animali fossero creati o per servirgli da cibo, o per fornirgli indumenti, o per arare la terra o per il trasporto delle messi o per il trasporto dell’uomo stesso, per cui sono chiamate “bestie da soma”. Cos’è l’uomo – disse Davide – perché ti ricordi di lui, o il figlio dell’Uomo poiché te ne curi? Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli, lo coronasti di gloria e di onore e lo ponesti sopra l’opera delle tue mani. Tutto mettesti sotto i suoi piedi, i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare (Salmo 8,5 e segg.). Quindi – dice – il bue serva ad arare, il cavallo ad essere cavalcato, il cane per servire l’uomo, le capre per dargli il latte, le pecore per la lana. Perché le capre, i cervi, i caprioli, i cinghiali e le lepri se non per la caccia? Perché le oche selvatiche e domestiche? Perché i beccafichi? Perché il francolino, la folaga e il tordo? Perché la gallina corre qua e la nelle nostre case? Se non possono essere mangiati, allora essi sono stati creati invano da Dio. E’ vero che ciò è stato argomento sul quale le Scritture insegnano in maniera chiarissima (Genesi 9, 2 e segg.): “tutto ciò che si muove, come già le erbe, ci viene dato in cibo e l’apostolo dice a gran voce: tutto è puro per i puri e nulla che è stato percepito per azione di grazia deve essere rigettato (Romani XIV, 20; Timoteo IV,5). E veramente negli ultimi tempi vi saranno coloro i quali proibiranno di sposarsi e di nutrirsi di cibi che Dio creò affinchè fossero utilizzati(I Timoteo IV). Lo stesso Signore è chiamato dai farisei mangione e beone e frequenta i convivii dei pubblicani, non rifiutando il pranzo di Zaccheo e andando ai banchetti di nozze .Per cui è diverso se dite con stupido accanimento che egli andasse alla mensa di coloro i quali praticano il digiuno e degli impostori e dicesse: questo lo mangio e quello non lo mangio; non voglio bere il vino che ho creato dall’acqua. Dopo la Resurrezione mangiò pesce e miele e non sesamo, noci e brodino. L’apostolo Pietro non aspetta il tramonto, secondo il costume  giudaico, ma a mezzogiorno sale in terrazza a pranzare. Paolo sulla nave spezza il pane, non i fichi secchi. A Timoteo consiglia di bere vino per il suo mal di stomaco, non sidro di pere. Dell’astinenza dei cibi si compiacquero i sacerdoti di Cibele, di Casto e di Iside, quasi fosse una superstizione dei pagani."

 

San Girolamo afferma innanzitutto che procederà a smontare queste tesi prima ancora che con la Parola di Dio, che pure userà, con la ragione e con la sapienza degli antichi filosofi. Egli dichiara subito che il vegetarianesimo era già stato praticato da alcuni filosofi greci, in particolare Pitagora ed Empedocle, che però lo praticavano a causa della dottrina della metempsicosi, a cui un cristiano ovviamente non può credere. San Girolamo non contesta che le altre creature possano essere utilizzate dall’uomo, ma contesta il fatto che possono essere mangiate.

"Se infatti tutto ciò che vive e si muove è stato creato per essere mangiato dall’uomo mi si risponda perché allora gli elefanti? Perché i leoni? Perché gli orsi, i leopardi, i lupi? Perchè le vipere, gli scorpioni, le cimici, le zanzare e le pulci? Perché l’avvoltoio, l’aquila, il corvo, lo sparviero? Perché la balena, il delfino, la foca, e le piccole lumache sono state create?"

 

San Girolamo immagina dunque che alcuni possano ritenere che tali animali siano stati creati per la medicina ed elenca tutte le presunte proprietà curative degli animali: la bile della iena curerebbe gli occhi opachi, lo sterco dei cani curerebbe le ferite, la pelle del serpente fritta nell’olio curerebbe il mal d'orecchio, il guano del pavone curerebbe la podagra e molti altri strani rimedi e cure. Ma dice anche che i grandi trattati di medicina dell’antichità, molti dei quali, come quello di Plinio, di Secondo o di Discoride, costituiscono ancora oggi la base della medicina moderna, non parlano assolutamente di queste cure! Già nel 393 dunque era chiaro a San Girolamo l’inutilità della sperimentazione e dell’utilizzo degli animali nella medicina.

Una cosa è poi affermare che l’uomo può utilizzare le altre creature, cosa sulla quale san Girolamo non ha nulla da obbiettare, altra cosa è dire che le altre creature sono state create unicamente per essere mangiate dall’uomo.

 

San Girolamo ammette poi che alcune categorie di persone possono effettivamente avere bisogno di mangiare carne, soprattutto coloro i quali esercitano un mestiere che implica notevoli sforzi fisici: soldati, atleti, minatori, marinai etc. ma che la religione cristiana non ci chiede di essere soldati, atleti, minatori, marinai etc ma di seguire la sapienza e di dedicare la propria vita al culto di Dio. Il santo poi paragona le astinenze alimentari a ciò che disse Nostro Signore al giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto, vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri. Poi vieni e seguimi”. Gesù infatti non ha obbligato il giovane, che già viveva nel rispetto della legge, a fare quanto dettogli, ma ha detto “se vuoi essere perfetto”. Allo stesso modo Girolamo non obbliga nessuno ad astenersi dalla carne, ma ne consiglia vivamente l’astinenza se si vuole essere perfetto.

Dopodichè il santo si dedica a confutare una tesi che Gioviniano non aveva espresso ma che allora come oggi è spesso utilizzata per giustificare la legittimità della dieta carnivora: siccome tutti i popoli mangiano carne, mangiare carne è naturale e giusto. Egli esamina tutte le usanze alimentari dei popoli più diversi e conclude che a un popolo farebbe letteralmente schifo il cibo che un altro popolo considera essere una leccornìa: "a noi latini farebbe schifo infatti mangiare i vermi, come fanno i frigi". Presso altri popoli poi sono vietati alcuni alimenti rari quasi fossero tabù, ma in realtà queste proibizioni derivano esclusivamente dalla rarità del’alimento, come il maiale presso gli arabi o il vitello in oriente, che sarà addirittura vietato da un decreto imperiale. Inoltre ricorda che presso molti popoli (all’epoca ancora in Scozia), erano soliti mangiare carne umana e si chiede se anche questa sia una cosa naturale.

Ognuno si conforma alla disponibilità e alle usanze del luogo dove nasce. "Il cristiano però-continua San Girolamo - non deve conformarsi alle usanze del luogo dove è nato, ma deve conformarsi alle leggi del luogo dove risorgerà" (il Regno di Dio), ovvero dovrà usare parametri non di questo mondo ma del regno dei cieli.

Dopo aver dimostrato che i cinque sensi sono come le finestre o le porte dalle quali i vizi possono intaccare l’anima, il santo afferma che ci sono dei cibi che, pur non intaccando il corpo, appesantiscono l’anima e incentivano la libidine. Come cibi, egli consiglia solamente l’olio, la frutta e i legumi, che sono facili alla digestione. Egli poi definisce turpe l’abitudine assai frequente nei banchetti romani, di ingozzarsi di cibo e poi provocarsi il vomito per liberarsene:  "ciò che in maniera turpe è entrato, in maniera turpe è fatto uscire". Specifica che, per un cristiano, la salute e la vita sana sono importanti e che non ci deve turbare il fatto che pochi seguano questi princìpi, poiché pochi sono gli amici veramente fedeli, casti e che praticano la continenza: virtus semper rara est! . Il santo asserisce poi che anche nella mitologia greca vi era un’età dell’oro in cui era proibito mangiare carne e gli uomini si nutrivano solo di frutta, in parallelo con il racconto della creazione nella Genesi. Esalta la vita di Ciro, re dei Persiani, che adottò una dieta vegetariana. Parla poi degli Esseni, che con i Farisei e i Sadducei rappresentavano per san Girolamo le tre suddivisioni del popolo eletto; agli esseni vanno le sue lodi, poiché si astenevano dal mangiare carne e dai rapporti sessuali. Infine parla di altri esempi di vegetarianesimo nel mondo pagano.

 

Se la prima parte della confutazione di Girolamo mirava a dimostrare la validità del vegetarianesimo solo con l’uso della ragione, la seconda parte si basa invece sulle Scritture. Esordisce dicendo che anche nel paradiso terrestre già esisteva il digiuno, anche se limitato al solo albero del bene e del male. Fino a quando l’uomo ha osservato tale digiuno, egli è rimasto beato, ma appena ha rotto il digiuno, è stato cacciato dal paradiso terrestre. Per i primi tempi dell’esilio dal paradiso terrestre, l’uomo però non cambiò le sue abitudini alimentari, e continuò a nutrirsi come nell’Eden. Dopodichè San Girolamo fa un’importantissima considerazione sulla concessione della carne di Gen 9,3: Dio mise, con questa concessione, alla prova l’uomo, che avrebbe dovuto utilizzare questa concessione il minimo indispensabile anziché abusarne.  Più avanti giustifica la concessione che San Paolo fa ai Corinzi, ai quali concede di acquistare e mangiare qualsiasi cibo sia venduto al mercato, senza indagare sulla provenienza: Girolamo dice che tale concessione fu fatta per far evitare ai cristiani gentili le carni sacrificate agli dei nei templi.

San Girolamo spiega anche il perché, secondo lui, Gesù abbia mangiato pesce dopo la Resurrezione: non certo per gola o per necessità, ma per dimostrare la realtà del Suo Corpo:

"Gesù mangiò dopo la Resurrezione una porzione di pesce arrostito e del miele non certo per fame o per gola, ma per comprovare la veridicità del Suo Corpo. Infatti ogni volta che fece risuscitare qualcuno dai morti, ordinò poi di dargli da mangiare, affinchè non si ritenesse che avesse risuscitato un fantasma. E’scritto che anche Lazzaro, dopo la resurrezione, per questo motivo andò a mangiare con il Signore. Non dico questo per negare che avesse mangiato pesce o altro (se ci fosse da parte mia questa volontà), ma come la verginità è da preferire al matrimonio, così l’astinenza e lo spirito sono da preferire alla carne e alla pancia piena"

 

Oltre che nella terza proposizione, esposta nel secondo libro, c’è un altro punto, questa volta nella prima proposizione del primo libro, in cui san Girolamo parla dell’astinenza dalle carni, spiegando alla perfezione quanto dice in proposito la Scrittura: "Chi a me obbietta che la licenza di mangiare carne fu data da Dio all’uomo nella seconda benedizione (nella prima infatti non fu concessa) sappia che allo stesso modo il ripudio della sposa, come dice il Signore, all’inizio non fu concesso, ma fu concesso per Mosè, a causa della durezza del nostro cuore. Così anche il mangiar carne, prima del diluvio non era conosciuto. Dopo il diluvio, in verità, concesse nel deserto le quaglie al popolo che mormorava: così furono inseriti nelle nostre bocche i nervi e il cattivo odore dei pasti a base di carne. L’Apostolo insegna, scrivendo agli Efesini, che Dio si propose, alla fine dei tempi, di ricapitolare tutte le cose, e all’inizio creò tutto ciò che è in cielo e in terra per opera di Gesù Cristo. Per cui lo stesso Salvatore disse, nell’Apocalisse di San Giovanni:  All’inizio la condizione umana non conosceva il mangiar carne, né il ripudio, né la circoncisione come segno. Così fino al diluvio. Dopo il diluvio, quando Dio dette la legge, che nessuno può percorrere fino alla fine, le carni si potevano mangiare, il ripudio fu concesso per la durezza del cuore e il coltello fu preparato per la circoncisione, come se Dio ci avesse creato con qualcosa di troppo che non è necessario… Ma quando Cristo poi verrà alla fine dei tempi riporterà l’òmega all’alfa, riporterà la fine al principio, e non ci sarà permesso di ripudiare, di circoncidere e di mangiare carne, come ha detto l’Apostolo: è bene non bere vino e non mangiare carne (Rm 14,21). E anche il vino fu concesso con la carne."

 

Qualche parola è da spendere anche sulle fonti dell’Adversus Jovinianum: tra i testi a cui San Girolamo si è ispirato c’è sicuramente il De ieiunio e il  De monogamia di Tertulliano. Soprattutto la prima delle due opere concede a San Girolamo prestiti massicci per quanto riguarda gli esempi biblici. Significativo è anche il contributo di un’opera di un autore non cristiano, ma neoplatonico, come Porfirio, il cui De abstinentia che si rivela la fonte per tutti i casi di vegetarianesimo pagano che San Girolamo cita, volendo dimostrare che, se questo stile di vita era stato osservato dai pagani, tanto più dovrebbero osservarlo i cristiani.

 

Nelle Epistule però il vegetarianesimo di San Girolamo si fa meno osservante, arrivando a contemplare, in occasioni particolarissime o a determinate persone, la possibilità di nutrirsi saltuariamente di piccoli pesci: all’amico San Paolino di Nola scrive: “ti nutrirai di legumi secchi e freschi e qualche volta i pesciolini ti sembreranno il massimo della ghiottoneria”. Un’altra volta concede saltuariamente il pesce ad una bambina con problemi di salute, Paola, figlia di Leta: “che si nutra di legumi freschi e di fior di farina, raramente di pesciolini”. Tutto questo dimostra dunque che San Girolamo non era un “estremista” vegetariano, né vedeva la dieta vegetariana come un precetto da assolvere, ma come una via di perfezione. Proprio l’Enciclopedia degli istituti di perfezione, dove, nella ben fatta ed esauriente  voce VEGETARIANESIMO San Girolamo è a lungo citato, sintetizza così i consigli alimentari dell’Adversus Jovinianum: anche se l’umanità intera si trovasse d’accordo sulla scelta di mangiare carne, l’uso della carne resterebbe controindicato per quell’essere casto e celeste che è il cristiano.

 

Preghiera a San Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa

 

 

O glorioso San Girolamo,

per quell’amabile zelo che ti condusse

allo studio profondo delle Sacre Scritture

rendendoti tanta luce

per quello spirito di sacrificio e di mortificazione,

per quelle pratiche di pietà e più  edificanti virtù

a cui ti dedicasti

per renderti sempre più utile alla Chiesa cattolica,

per tutti i Divini favori cui puoi disporre in cielo,

Si protettore benevolo (di questa associazione) ed ottieni a noi tutti,

o glorioso San Girolamo,

la grazia di meditare continuamente la verità  della fede,

di non cercare mai altro sulla terra che essere graditi a Dio,

e di infervorarci sempre più negli esercizi

della penitenza e delle buone opere,

per assicurarci la nostra eterna salvezza. Amen

Tre Gloria al Padre.

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Dicembre 2012 18:35
 
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