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| Martedì 17 Gennaio 2012 16:19 |
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Sant'Antonio Se l'astinenza dalla carne era tenuta in grande considerazione sin dalle origini, la sua diffusione è certo dovuta alla nascita e allo sviluppo dell'esperienza eremitica e cenobitica del deserto. Non può lasciare indifferenti la constatazione che il vegetarianesimo ebbe una diffusione universale in tutto il grande movimento che va dalla Palestina alla Siria e dall'Egitto alla Capadocia. Ovunque appaia il fenomeno monastico primitivo,tra le sue pratiche ascetiche si trova sempre l'astinenza dalle carni. Il suo riconoscimento universale conferma che si tratta di una pratica ben nota nei primi secoli della Chiesa tra quanti si votavano alla vita monastica.
Sant'Antonio e San Pacomio furono i propulsori di questo movimento dando forma alle esperienze precedenti. Antonio nato del 251 in Egitto, a seguito della lettura di un brano del Vangelo vedette tutto e si ritirò prima in una celletta, poi in un'antica tomba egizia, in seguito in un castello abbandonato e infine nel deserto più inospitale. Nonostante vivesse in luoghi quasi inacessibili, attirava moltitudini di discepoli che cominciarono a popolare il deserto, senza una regola precisa ma sotto la sua paternità spirituale. Era loro uso prendere un unico pasto al giorno dopo il tramonto, fare frequenti digiuni e praticare un astinenza assoluta dalla carne e dal vino, come viene proclamato nei vari apoftegmi. Di fatto le restrizioni alimentari erano anche più estese, essendo escluso qualsiasi cibo grasso dalle loro mense. Di lui dice Sant'Antanasio che si cibava di pane e sale, e l'acqua era l'unica sua bevanda. Anche San Girolamo conferma questa forma di alimentazione, attribuendola a tutti i discepoli di Antonio.
(Tratto da "I vegetariani nelle tradizioni spirituali" di Padre Guidalberto Bormolini)
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| Ultimo aggiornamento Martedì 17 Gennaio 2012 16:24 |