| Santi, animali e ... miracoli |
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| Scritto da Elisabetta Bertolino |
| Lunedì 28 Giugno 2010 00:03 |
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Tutto le creature partecipano allla gloria del Creatore, in questo articolo sono riportati alcuni -fra i tanti- miracoli riconosciuti dalla Chiesa in cui sono coinvolti animali, dalla mula che si inginocchia davanti a Gesù Eucarestia a Gesù stesso che chiede a Sant'Eustachio "perchè mi perseguiti" mentre cacciava un cervo.
Il miracolo della mula che riconosce Gesù Eucarestia Come nei primi secoli dell'era cristiana la Chiesa era stata agitata dalle eresie cristologiche e trinitarie, così nei primi secoli dopo il Mille la gerarchla ecclesiastica era fortemente contestata dai movimenti eterodossi, fra i quali emergono i catari o albigesi, i patarini e i valdesi.
I pesci che accorrono alla predicazione di sant'Antonio La città di Rimini era piena di eretici infedeli. Nonostante sant'Antonio predicasse, nessuno lo ascoltava. Allora egli, recatosi in riva al mare, disse agli abitanti della città: «Dal momento che voi dimostrate di essere indegni della parola di Dio, ecco, mi rivolgo ai pesci, per confondere più apertamente la vostra incredulità». E cominciò a predicare a tutte le creature del mare, enumerando i copiosi doni elargiti loro da Dio. Ed ecco, subito, accorrere una ressa di pesci piccoli e grandi, così folta che mai fu vista una tale moltitudine. I pesci, a quel parlare, guizzavano con le bocche aperte sulla superficie dell'acqua e, ascoltato il suo sermone, si allontanarono solo dopo aver ricevuto la benedizione del Santo. Allora il popolo della città gridò al miracolo: gli eretici si convertirono e la fede cristiana si irrobustì. Colui che aveva reso attenti gli uccelli alla predicazione di san Francesco, riunì i pesci e li rese attenti alla predicazione del figlio di lui, Antonio.
San Francesco d'assisi: fratello lupo e la resurezzione del pesce Un giorno Francesco si recò in vista nella città di Gubbio. Ma come entrò nella città vide che non c’era nessuno ne animali ne persone. Tutti i cittadini di Gubbio erano chiusi nelle loro case per paura di un Lupo veramente pericoloso e grande .Tutti conoscevano Francesco e chiesero a lui se poteva aiutarli. Francesco accettò e andò a parlare con il Lupo.
San Francesco da Paola e la ressurezione dell'agnello e del pesce Francesco era di frequente seguito da un agnello che chiamava Martinello. Alcuni ghiottoni glielo rubarono e dopo averlo divorato, ne gettarono la pelle e le ossa nella fornace della calce. Appena lo seppe Francesco si recò all'imboccatura di essa e gridò: "Martinello, Martinello, vieni qua". Immantinente l'agnello gli comparve davanti a prendere il cibo, come d'ordinario, dalle mani di lui. Lo stesso avvenne di una trota di cui si era presa una cura tutta particolare. Il ladro l'aveva già fatta friggere, ma il Santo la rivolle ad ogni costo. Gli fu riportata che era a pezzi, la mise nell'acqua e all'improvviso rivisse. Francesco risuscitò pure diverse persone morte. Suo nipote, Nicola, aveva sovente manifestato allo zio il desiderio di abbracciare con lui la vita religiosa, ma la madre non glielo aveva permesso. Un giorno cadde ammalato e morì. Gli furono fatte le esequie nella chiesa che Francesco aveva costruito, ma al momento di deporlo nella fossa, il Santo ordinò che fosse portato nella sua cella. Davanti al cadavere del nipote pregò a lungo, pianse, poi si distese come Eliseo sopra di lui, e lo restituì alla sorella che, ignara del prodigio, era venuta il giorno dopo per piangere il figlio.
Gesù a Sant'Eustachio mentre stava per cacciare un cervo: "perchè mi perseguiti?" Il ricco, vittorioso generale Placido, benché pagano, era per sua natura una persona spinta a fare grandi beneficenze, come il centurione Cornelio. La leggenda racconta che un giorno (100-101) andando a caccia, inseguì un cervo di rara bellezza e grandezza e quando questi si fermò sopra una rupe e volgendosi all’inseguitore, aveva tra le corna una croce luminosa e sopra la figura di Cristo che gli dice: “Placido perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere”.
Conversione del duca Betrando di Aquitania Primogenito del duca Bertrando di Aquitania e nipote di re Cariberto II, nacque probabilmente a Tolosa attorno al 656 e crebbe a Metz, come conte palatino presso la corte di re Teodorico III di Neustria. Secondo la tradizione agiografica ispirata alla leggenda di sant'Eustachio, un venerdì Santo, durante una battuta di caccia, avrebbe avuto la visione di un crocifisso tra le corna di un cervo, che lo avrebbe invitato ad abbandonare la sua vita dissoluta e a convertirsi.
Il cane che salvò la vita a San Rocco
San Rocco dopo aver donato ai poveri tutte le sue ricchezze, lasciò la Francia e si mise in cammino verso l’Italia.Scelse l’Italia, dove infuriavano pestilenze e guerre, perché, percorrendo la via dei pellegrinaggi, la cosiddetta via Francigena, sperava di raggiungere meglio il suo scopo: quello di curare i pellegrini ammalati, di consolarli, ma soprattutto di alleviare le sofferenze degli appestati, di quei derelitti, cioè, che nessuno voleva, di quegli sventurati per i quali non c’erano speranze. Andando su e giù per l’Italia lavorò per anni in favore di questi malati ed operò anche guarigioni considerate miracolose. Ma a Piacenza, dove giunse nel luglio 1371, mentre assisteva gli ammalati di peste dell’Ospedale di Santa Maria di Betlemme, si ammalò egli stesso. Tormentato da un dolorosissimo bubbone all’inguine, non solo non trovò nessuno disposto a curarlo, ma addirittura si ritrovò cacciato dagli altri ammalati, stanchi dei suoi lamenti. Trascinatosi fino a Sarmato (a 17 km dalla città), Rocco si riparò in una grotta ad aspettare la morte. Fu un cane che lo salvò. La bestiola, accortasi della sua presenza e della sua sofferenza, gli portò ogni giorno un pezzo di pane, fino alla sua guarigione.
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| Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Giugno 2010 00:19 |


















