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Radici bibliche dell'agire cristiano - Alcuni criteri biblici per la riflessione morale. 1.3. Conclusione sui criteri fondamentali PDF Stampa E-mail
Scritto da Marilena   
Venerdì 19 Settembre 2014 09:01

Pontificia Commissione Biblica, Bibbia e morale
Radici bibliche dell'agire cristiano


Seconda parte
Alcuni criteri biblici per la riflessione morale



1.3. Conclusione sui criteri fondamentali

103. Quando dal punto di vista della morale cristiana si tratta di portare un giudizio su una pratica, conviene domandarci subito: fino a che punto questa pratica è compatibile con la visione biblica dell’essere umano? E fino a che punto si ispira all’esempio di Gesù?

 


2. Criteri specifici

104. Compiuto questo cammino iniziale, l’applicazione dei criteri più specifici, sempre a partire dai testi biblici scelti, dovrebbe completare i contorni di una metodologia utile per trattare problemi morali.

La sistematizzazione di questi criteri riposa sulle seguenti osservazioni: 1. Convergenza: la Bibbia manifesta un’apertura alla morale naturale nell’enunciazione di un gran numero di leggi e orientamenti morali. 2. Contrapposizione : la Bibbia prende posizione in modo molto netto per combattere i controvalori. 3. Progressione: la Bibbia attesta un affinamento della coscienza su certi punti della moralità, anzitutto all’interno stesso dell’Antico Testamento, poi sulla base dell’insegnamento di Gesù e sotto l’impatto dell’evento pasquale. 4. Dimensione comunitaria: la Bibbia mette fortemente l’accento sulla portata collettiva di tutta la morale. 5. Finalità: fondando la speranza nell’aldilà sull’attesa del regno (Antico Testamento) e sul mistero pasquale (Nuovo Testamento), la Bibbia fornisce all’uomo una motivazione insostituibile per tendere verso la perfezione morale. 6. Discernimento: in fine, la Bibbia enuncia principi e offre esempi di moralità che non hanno tutti lo stesso valore: di qui la necessità di un accostamento critico.

Già i due testi base che ci sono serviti precedentemente illustrano, a modo loro, i sei criteri metodologici che faranno oggetto dello sviluppo che segue.

1. Convergenza. Alcuni precetti hanno il loro equivalente in altre culture dell’epoca. La “regola d’oro” (Mt 7,12), per esempio, si trova, nella formulazione sia positiva sia negativa, in molte culture.
2. Contrapposizione. Alcune pratiche pagane sono denunciate: per esempio le immagini scolpite (Es 20,4) o le preghiere verbose (Mt 6,7).
3. Progressione. Tutto il discorso di Gesù illustra la giustizia più grande, portando a compimento l’intenzione e lo spirito della Torah (cf. 5,17) mediante una più profonda interiorità, mediante l’integrità di pensiero e azione e mediante una azione morale più esigente.
4. Dimensione comunitaria. Certo, Gesù perfeziona le vedute essenzialmente collettive della morale del decalogo; ma anche i precetti che concernono la persona puntano in definitiva a costruire la comunità; la sofferenza stessa subita «a causa di» lui è fattore di coesione comunitaria (Mt 5,11-12).
5. Finalità. All’escatologia terrestre del decalogo (la promessa di “lunghi giorni” in Es 20,12) Gesù aggiunge come motivazione di base di tutto l’agire umano la speranza nell’aldilà (Mt 5,3-10; 6,19-21).
6. Discernimento. La giustificazione divergente del sabato, in termini cultuali in un caso (Es 20,2-11) e in termini socio-storici nell’altro (Dt 5,12-15), apre la strada a una riflessione morale più ricca e sfumata sul riposo domenicale e sul tempo. Da un altro punto di vista l’invalidazione dell’uso del divorzio (Mt 5,31-32), pur autorizzato dalla Torah, mostra bene la distinzione da fare tra le leggi perenni e quelle che sono legate a una cultura, un tempo, uno spazio particolari.

Per ognuno dei criteri ci permettiamo di collegare quanto esposto con una parola chiave. 1. Convergenza: la sapienza, in quanto virtù umana, potenzialmente riscontrabile in tutte le culture. 2. Contrapposizione: la fede. 3. Progressione: la giustizia, meno nel senso della teologia classica che nella sua accezione biblica ricca e dinamica (ebraico sedaqâ, greco dikaiosynê), che implica ricerca della volontà di Dio e cammino di perfezione (teleiôsis). 4. Dimensione comunitaria: l’amore fraterno (agapê). 5. Finalità: la speranza. 6. Discernimento: la prudenza, che implica la necessità di una verifica del giudizio morale, tanto oggettivo, a partire dall’esegesi e dalla tradizione ecclesiale, quanto soggettivo, sulla base di una coscienza (syneidêsis) guidata dallo Spirito Santo.

 

 

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