Cammino di San Benedetto in Italia, un viaggio alla riscoperta della pace con sé stessi sulle orme del santo

C’è un percorso che attraversa l’Italia centrale per circa trecento chilometri e unisce tre luoghi fondamentali per la storia del monachesimo occidentale.

Il Cammino di San Benedetto nasce dall’idea di ripercorrere a piedi le tracce del santo che da Norcia, dove nacque nel 480, si spostò a Subiaco per vivere da eremita e infine fondò l’abbazia di Montecassino, dove morì nel 547.

Cammino di San Benedetto - Cattolicivegetariani.it (Fonte foto camminodibenedetto.it)
Cammino di San Benedetto – Cattolicivegetariani.it (Fonte foto camminodibenedetto.it)

Non è un itinerario inventato di recente, ma il recupero di antichi percorsi che per secoli hanno collegato monasteri, eremi e borghi tra Umbria e Lazio, oggi riportati alla luce da un’associazione che li tutela e promuove. Un cammino che attraversa quattro province, decine di piccoli comuni e parchi naturali, offrendo a chi lo percorre un’esperienza che va oltre il semplice trekking.

Le tappe essenziali e quanto dura il percorso

L’intero cammino si snoda per circa trecento chilometri e può essere percorso in sedici giorni a piedi, oppure in sette giorni in bicicletta per chi ha meno tempo ma buon allenamento. Sedici tappe che partono da Norcia, la città natale del santo tra i monti Sibillini, per toccare Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa, Poggio Bustone, Rieti e la Valle Santa.

Si prosegue verso Rocca Sinibalda, Castel di Tora, Orvinio, Mandela fino a Subiaco, la prima grande meta del viaggio, dove San Benedetto visse da eremita per tre anni e fondò dodici monasteri. Da qui si attraversano Trevi nel Lazio, Guarcino, Collepardo con la Certosa di Trisulti, Casamari, Arpino, le gole del Melfa e Roccasecca, per giungere infine all’abbazia di Montecassino, luogo della sua tomba e del suo testamento spirituale. Ogni tappa regala paesaggi che cambiano continuamente: boschi di faggi e castagni, colline coltivate a ulivi, borghi medievali arroccati e monasteri secolari che sembrano sospesi nel tempo.

Cosa portare e i consigli per affrontarlo con serenità

Affrontare il Cammino di San Benedetto richiede una preparazione che non è solo fisica ma anche pratica. Le scarpe da trekking sono il primo investimento da fare, possibilmente già collaudate prima della partenza per evitare vesciche che nei primi giorni possono rovinare l’esperienza. Lo zaino non deve superare i venti-trenta litri, e va riempito con abbigliamento a strati: maglie traspiranti, un pile leggero per le soste, un impermeabile per la pioggia improvvisa e un cappello per il sole delle ore centrali.

L’acqua è un tema centrale perché lungo il percorso i punti di rifornimento non sono frequenti, meglio portare con sé almeno un litro e mezzo e fare scorta ogni volta che si incontra un paese. Fondamentale la credenziale del pellegrino, una sorta di passaporto che si richiede prima di partire e che permette di accedere alle strutture ricettive non commerciali come monasteri e conventi, dove l’accoglienza è a offerta libera e regala momenti di autentica condivisione. Un kit di primo soccorso con cerotti per vesciche, disinfettante e una benda elastica completa il necessario.

La primavera e l’autunno sono i periodi migliori, con temperature miti e paesaggi generosi di colori. Il resto lo fa il passo, lento e regolare, e la capacità di ascoltare il silenzio che in questi luoghi parla ancora con la voce di chi li ha scelti per incontrare Dio.

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