Molti ignorano il legame invisibile tra Epatite A e alimentazione vegetariana: un rischio che si nasconde nei gesti quotidiani in cucina. Ecco la mia esperienza e i consigli pratici per proteggere il fegato senza rinunciare ai benefici dei prodotti della terra.
Epatite A, a Napoli ed anche nel Regno Unito sta avvenendo una impennata di casi. Per quanto rigurda il capoluogo partenopeo, la situazione è da individuare in una contaminazione avvenuta dalla rete fognaria alle acque del Golfo. Cosa che ha finito con il contaminare anche il pescato. Questo ha fatto da principale vettore della Epatite A a Napoli. Ci sono però altre possibile finto di contaminazione. E qui comincia una riflessione personale importante. Odio profondamente quei carrelli giganti che trovi ormai ovunque; sono progettati con un sadismo psicologico raffinato, fatti apposta per farti sentire una formica in colpa se non li riempi fino all’orlo. Due anni fa, però, il mio era strapieno.
Avevo deciso di abbracciare una alimentazione plant-based integrale, convinto che più verde mettevo nel carrello, più anni avrei aggiunto alla mia vita. Mi sentivo quasi superiore mentre passavo davanti al banco macelleria con un’aria di sufficienza (che oggi trovo francamente imbarazzante). Eppure, nonostante i chili di rucola e i semi di chia, mi sono ritrovato con una stanchezza che non era “normale”. Non era quel sonno post-lavoro… era un esaurimento che mi faceva sentire come se avessi ottant’anni mentre cercavo di salire le scale di casa.
C’è una cosa che mi fa imbestialire: ci vendono l’idea che “naturale” sia sinonimo di “sterile”. Ma la terra è viva, e l’acqua… beh, l’acqua è un terno al lotto. Esiste un rischio legato alla sicurezza alimentare che noi fissati del bio tendiamo a ignorare perché troppo impegnati a leggere le etichette per scovare tracce di olio di palma.
Ricordo ancora la faccia di Rosa, la cassiera del Carrefour sotto casa che ormai conosce pure i miei segreti più oscuri, mentre mi guardava passare l’ennesima vaschetta di lamponi in offerta (quelli che poi mangiavo direttamente dal cestino in macchina, senza nemmeno sciacquarli… che genio). Non sapevo che quel gesto “genuino” stava per presentarmi un conto salatissimo.
Sveliamo l’arcano, perché qui casca l’asino (vegetariano). Quando il medico ha pronunciato Epatite A, la mia prima reazione è stata: “Ma se non tocco una cozza dal 2012!”. Ecco il punto: il nesso tra Epatite A e nutrizione vegetariana è puramente statistico e logistico.
Se mangi solo vegetali, ne mangi tanti. E se li mangi crudi per “non rovinare le vitamine” (come facevo io, ossessivamente), aumenti esponenzialmente le probabilità di beccarti un virus che viaggia sulle mani sporche di chi raccoglie i pomodori o nell’acqua di irrigazione non proprio cristallina. Non è colpa della dieta, è colpa della nostra eccessiva fiducia in una filiera che, a volte, fa acqua da tutte le parti.
Guida pratica alla sicurezza per chi ama mangiare sano
Dopo aver passato settimane a fissare il soffitto con la nausea, ho capito che la mia “purezza” alimentare non valeva nulla senza un minimo di paranoia igienica. Ecco come ho cambiato radicalmente il mio approccio.
Smettetela di dare solo una “rinfrescata” sotto il rubinetto per togliere la terra. Non serve a nulla.
La vaccinazione: lo scudo per chi sceglie uno stile di vita “raw”
Diciamocelo chiaramente: se sei il tipo che ama i mercatini rionali (quelli dove il contadino ti porge la mela con le mani nere di terra e tu pensi “oh, che autentico!”) o se viaggi spesso, il vaccino è l’unica cosa che ti fa dormire sereno. Io l’ho fatto dopo aver imparato la lezione nel modo più duro. È una scelta di libertà per chi ha uno stile di vita raw o quasi.
I frutti di bosco surgelati sono le mine antiuomo della cucina moderna. Li adoriamo negli smoothie, ma sono i veicoli perfetti per i virus. Ormai ho la fissa: li faccio bollire sempre per un minuto o due prima di ficcarli nello yogurt. Perde un po’ di consistenza? Forse. Mi evita un mese di ittero? Decisamente sì.
Essere vegetariani è fantastico, ma non ci rende immuni alle leggi della microbiologia (purtroppo). La salute è una cosa seria, anche quando siamo convinti di stare facendo tutto bene.