La storia di Sant’Alessandro è incredibile, la sua vita venne segnata da numerosi eventi, alcuni dei quali anche sanguinari, essendo impegnato nel ruolo di soldato. Un comandante di centuria della Legione Tebea, per la precisione.
Con i suoi uomini era stato portato dall’Egitto fino in Europa per servire l’impero. Ma quando Massimiano ordinò ai legionari di perseguitare i cristiani, lui e i suoi compagni si guardarono e risposero no. Non avrebbero ucciso dei fratelli.
Era una scelta senza via d’uscita. La legione venne sterminata ad Agaunum, l’odierna Svizzera. migliaia di corpi lasciati sul campo. Alessandro però non morì. Sopravvisve, ferito, e iniziò una fuga che lo avrebbe portato lontano, in una terra che non conosceva.
Raggiunse l’Italia, ma a Milano fu riconosciuto e gettato in carcere. Da lì, in modi che le cronache del tempo non spiegano, riuscì a evadere. Passò per Como, poi per le valli, e infine arrivò a Bergamo. La città era diversa da tutto ciò che aveva conosciuto. Trovò rifugio presso il principe Crotacio, che lo accolse senza sapere bene chi fosse. Alessandro riprese a parlare. Raccontò di Cristo, della sua fede, di ciò che aveva visto e subito. La gente lo ascoltava e qualcosa cambiava dentro. Convertì molti, tra cui i santi Fermo e Rustico, parenti del suo stesso ospite. Ma la pace durò poco. Qualcuno lo tradì, o forse lo riconobbe. Le guardie tornarono a prenderlo.
Lo condannarono a morte per decapitazione. Era il 26 agosto dell’anno 303. Sul luogo dell’esecuzione, dove oggi sorge la Basilica di Sant’Alessandro in Colonna, accadde qualcosa di strano. Il carnefice alzò la spada e si irrigidì. La tradizione tramanda che vide il condannato grande come un monte, e non riuscì a colpire. Poi ci riprovò, e la lama cadde. Il corpo del soldato egiziano giacque sulla terra di Bergamo. Una nobildonna di nome Grata lo raccolse e lo portò via per seppellirlo. Durante il trasporto, alcune gocce del suo sangue caddero e lì, dove toccarono il suolo, spuntarono gigli. Oggi in quel punto sorge la chiesa di Sant’Alessandro della Croce. La colonna del martirio è ancora sul sagrato della basilica, fatta di blocchi romani. Da sedici secoli Bergamo prega lì davanti. Perché un soldato venuto da lontano, che avrebbe potuto uccidere e invece scelse di morire, è diventato per sempre il suo patrono.