Santo del Giorno San Turibio di Mogrovejo, lui il riformatore di Lima

Quando si pensa ai missionari, l’immagine che viene in mente è quella di frati partiti giovani, pieni di fede e di entusiasmo. San Turibio di Mogrovejo era tutto l’opposto.

Quando arrivò in Perù nel 1581, aveva quarantatré anni, una carriera brillante alle spalle come giurista all’Università di Salamanca, e nessuna intenzione di diventare prete. Filippo II lo aveva nominato arcivescovo di Lima quasi per caso: era l’uomo giusto per rimettere ordine in una diocesi che versava nel caos.

Santo del Giorno San Turibio di Mogrovejo - Cattolicivegetariani.it
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Turibio accettò, ma a una condizione: prima di ricevere la consacrazione episcopale, avrebbe dovuto farsi prete. Così, in pochi mesi, il magistrato divenne sacerdote, il funzionario del re diventò pastore di anime. E l’America spagnola non fu più la stessa.

Il vescovo che camminava per le montagne

La diocesi di Lima era immensa, grande come tutta la Spagna, con valli sperdute tra le Ande e villaggi raggiungibili solo a cavallo o a piedi. I vescovi prima di lui non avevano mai avuto il coraggio di visitarla tutta. Turibio lo fece, tre volte in venticinque anni.

Percorse migliaia di chilometri a piedi, attraverso montagne e foreste, per portare la fede a chi non l’aveva mai ricevuta. Imparò le lingue native, si fece difensore degli indigeni contro gli abusi dei conquistadores, li battezzò, li istruì, li difese davanti al re. Non era un uomo morbido. Scriveva lettere durissime a Madrid denunciando le prepotenze, minacciava la scomunica a chi maltrattava i nativi, e quando trovava sacerdoti indegni, li sospendeva senza esitazione. I conquistadores lo odiavano. Gli indigeni lo amavano.

L’eredità di un riformatore grande come Turbio

Turibio morì nel 1606, nella sua umile stanza di vescovo, dopo aver amministrato l’estrema unzione a un indigeno moribondo. Aveva speso tutto quello che aveva per i poveri, e quando i medici gli dissero che doveva riposarsi, rispose che il riposo di un vescovo è il bene delle sue pecore.

Oggi è venerato come santo dalla Chiesa, ma la sua eredità è più grande del culto. Fu lui a convocare i primi concili provinciali di Lima, che gettarono le basi dell’evangelizzazione in Sudamerica. Fu lui a difendere con forza il valore della lingua quechua, che non era un dialetto da ignorare ma una lingua in cui annunciare il Vangelo. E fu lui a insegnare che la giustizia per i poveri non è un’opzione per chi ha fede, ma la sua prima, ineludibile, responsabilità. Il riformatore di Lima, ancora oggi, continua a parlare a chi ha il coraggio di ascoltare.

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