Un cammino di fede e di Santità che è stato trasmesso da madre in figlia, non come un insegnamento, ma come totale devozione nei confronti di Dio. Qui comincia la storia di Caterina di Svezia, secondogenita degli otto figli di santa Brigida, nacque nel 1331 in una famiglia già segnata dalla grazia.
Crescere in quella casa significava respirare preghiera, penitenza, attesa di rivelazioni. La madre, che sarebbe diventata patrona d’Europa, trasmetteva ai figli non solo la fede ma anche un senso quasi tangibile del divino.
Per Caterina, la strada sembrava segnata. Ma la sua santità non sarebbe stata un riflesso di quella materna. Sarebbe stata una scelta personale, dolorosa, costruita giorno dopo giorno con la pazienza di chi sa che la vocazione si prova, non si eredita.
A diciassette anni, Caterina fu data in sposa a un nobile svedese, Egard van Kyren. Le nozze erano state combinate, come voleva la tradizione. Ma la giovane sposa portava dentro un desiderio che nessuno conosceva. Poco dopo il matrimonio, rivelò al marito il suo voto segreto di castità, fatto in gioventù.
La richiesta era tanto inusuale quanto difficile da accettare. Eppure Egard, che pure era legato a lei da affetto sincero, non si oppose. Non solo acconsentì al desiderio di lei, ma scelse di legarsi anche lui allo stesso voto, trasformando un matrimonio convenzionale in una comunione spirituale. Fu un gesto raro, quasi unico per l’epoca, che racconta la profondità del legame tra i due e la forza della fede che Caterina seppe comunicargli.
Quando Egard morì pochi anni dopo, Caterina aveva già perso l’uomo che l’aveva capita e sostenuta. Lasciò la Svezia e raggiunse la madre a Roma, dove Brigida viveva gli ultimi anni della sua missione. Alla morte della madre, nel 1373, Caterina ne prese il posto, portando avanti le pratiche per la sua canonizzazione e difendendo l’opera dell’Ordine del Santissimo Salvatore, le brigidine. Tornata in patria, divenne badessa del monastero di Vadstena, fondato dalla madre, e lì visse fino alla morte nel 1381.
Non scrisse rivelazioni, non ebbe visioni. Visse nell’obbedienza, nel lavoro, nella custodia di un’eredità che non era solo sua. Fu beatificata da Innocenzo VIII nel 1484, e il culto fu confermato da Clemente XI nel 1704. La sua festa cade il 24 marzo, e la si invoca come protettrice contro gli aborti spontanei e le morti improvvise. A lei, che seppe trasformare un matrimonio in un cammino di fede e una figlia in una guida, chiedono aiuto ancora oggi.