Storia del vegetarianesimo cristiano

La storia del Cristianesimo è una storia complessa, più di quanto si immagini.

 

La figura di Gesù ha rappresentato uno scandalo non solo per la storiografia classica, ma anche una sfida per ogni teologia pagana. Leggendo il Nuovo Testamento ci si rende conto di quanto le prime comunità cristiane abbiano dovuto lottare per diffondere il messaggio e la figura del Salvatore. In particolare la questione del vegetarianesimo rappresenta uno scandalo all’interno della storia stessa della Chiesa. I documenti storici ci mostrano, in modo indubitabile, che le prime comunità cristiane seguivano una alimentazione rigorosamente vegetariana. Non a caso la “setta” cristiana era indicata dai romani come setta di pitagorici, proprio a causa del loro rifiuto di nutrirsi di cibo originato dalla violenza. Gli studi e le ricerche storico-bibliche di Monsignor Canciani[1] hanno riportato l’attenzione degli studiosi su tale aspetto. Pochi cristiani ricordano la pratica alimentare vegetariana seguita dai Padri della Chiesa e dai maggiori Santi, e via via, col passare dei secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri, ciò che era una pratica cristiana consolidata è finita col diventare una pratica inconsueta, fuori dalla norma. Come è avvenuta questa trasformazione storica? Bisogna, prima di tutto, considerare l’humus nel quale si è diffuso il Cristianesimo, vale a dire: l’impero romano. I romani, popolo pagano per eccellenza, non coltivavano in alcun modo la pratica non-violenta del vegetarianesimo. Un popolo specializzato nella guerra e nella conquista come avrebbe potuto preoccuparsi di un’etica rivolta ad esseri indifesi? È proprio in questa differente pratica alimentare che salta agli occhi degli studiosi la palese differenza tra paganesimo e cristianesimo, tra violenza e amore. Non a caso è stato proprio un imperatore romano a istituzionalizzare i mattatoi; infatti fu Nerone che ebbe l’idea, assai crudele ma pratica, di ottimizzare l’uccisione degli animali in luoghi ben organizzati, che avrebbero permesso ad un maggior numero di persone di poter verificare ed acquistare i resti degli animali uccisi. Tale “invenzione” fu denominata Macellum Magnum. Non era solo il primo mattatoio della storia, ma era un vero e proprio “centro commerciale” dove i romani potevano fare acquisti di vario tipo, soprattutto alimentare. Una moneta dell’epoca mostra proprio tale paternità:

L’economia della “carne” era quindi di vitale importanza per l’impero[2], non a caso la gestione del Macellum (Mattatoio) era affidata ad un magistrato, che doveva controllare l’igiene del mattatoio stesso e l’equità dei prezzi. Tale magistrato era denominato “procurator macelli”. Ecco l’ambiente che incontrarono i primi cristiani a Roma…Come poteva la loro scelta alimentare non violenta non creare dei problemi? Alcune delle persecuzioni furono dovute proprio a questo. Non dimentichiamo che proprio San Pietro, martirizzato a Roma, considerava la carne un “nutrimento demoniaco”.[3] Come è avvenuta la sparizione di tale precetto? Diciamo subito che il vegetarianesimo cristiano non fu abbandonato del tutto, ma venne estirpato con gradualità, attraverso vari provvedimenti conciliari, che analizzeremo. La svolta è stata, comunque, l’inserimento del cristianesimo come religione dell’impero. Un imperatore come Costantino non avrebbe mai accettato il Cristianesimo nella sua totalità, ed in particolare in quelle pratiche che avrebbero minato le fondamenta dell’economia alimentare dei romani. Abbiamo un documento decisivo che dimostra come, da un lato, alcuni vescovi furono piegati dalla volontà politica, e dall’altro abbiamo la chiara prova della prassi vegetariana; si tratta del Canone XIV del sinodo di Ancira, svoltosi nel 314 d. C., dove leggiamo tali parole:

Canone XIV:

Si decreta che tra il clero, i presbiteri e i diaconi coloro che vogliono astenersi dal mangiare carne per questioni di loro gusto possono astenersene. Ma se lo faranno per motivazione religiosa, rifiutando di mangiare carne anche se mescolata a erbe,in tal caso dovranno essere rimossi dal loro ordine.

Perché tale decreto se non per estirpare una pratica vegetariana consolidata tra le prime comunità cristiane? Il rifiuto di cibi originati dalla violenza era un rifiuto basato sulla vita cristiana; ma proprio questo è il punto che il sinodo voleva cancellare, permettendo così ai “carnivori imperiali” di continuare nelle loro abitudini pagane anche dopo la conversione al cristianesimo. Uno studioso infatti ha rilevato: “ In molte famiglie senatorie i padri di famiglia erano rimasti sostanzialmente legati al paganesimo e ai culti tradizionali, mentre le donne erano seguaci del cristianesimo, e praticavano anche un ascetismo più o meno severo, secondo quelle idee che erano state diffuse oramai da un cinquantennio…”[4] Molti dimenticano che l’ascetismo, praticato in ogni ambito dell’esistenza, era una delle caratteristiche primarie del cristianesimo delle origini, ed era proprio questa purificazione dalla schiavitù materiale uno dei tratti più distintivi rispetto al paganesimo, dove non vi era nessun concetto di vita e atti impuri. Nelle famiglie imperiali si venne a creare così una sorta di frattura tra mariti ancora legati alla pratica pagana e mogli (di solito dell’alta aristocrazia, come la famosa Melania) dedite alla purificazione cristiana. Non a caso San Gerolamo scriveva nelle sue lettere, a proposito dell’educazione cristiana che tali madri avrebbero dovuto impartire alle loro figlie:

“ …ciò che i Brahamani dell’India ed i gimnosofisti dell’Egitto osservano, cibandosi unicamente di farina di orzo, di riso e di frutta, perché una vergine di Cristo non deve farlo in modo completo? […] Si cibi di legumi, semola…”[5]

A questo punto possiamo fare una breve panoramica dei grandi Padri e dei grandi Santi che hanno osservato la dieta vegetariana, cercando di riportarla (come regola degli ordini religiosi) presso la comunità. San Gerolamo disse esplicitamente nella sua Adversus Iovinianum II: “…dopo Gesù non ci è concesso mangiare carni.” Infatti ogni regola monastica ha ripristinato tale precetto, che ogni volta, a causa del tempo, veniva sminuita. La regola di San Benedetto, modello per ogni regola monastica, vieta chiaramente l’uso di cibi carnei. Lo stesso si ritrova in San Bruno, Santa Teresa d’Avila, San Giovanni Crisostomo, San Basile di Cesarea, fino ad arrivare al massimo rigore di San Francesco da Paola (1416-1507) che nella IV regola dell’ordine scrisse: “Tutti i frati di questo Ordine si asterranno completamente dai cibi di carne…[…]…a ciascuno di essi è assolutamente e incontestabilmente proibito di cibarsi, dentro e fuori convento, di carni, di grasso e di uova…” Si tratta della prassi antica, ripristinata dai grandi Santi cristiani a dispetto del paganesimo ormai radicato nei piatti dei cristiani. Per concludere vorrei fare alcune citazioni iconografiche, poiché ogni traccia del passato costituisce un dato storico e un documento prezioso; la pittura sacra, nei secoli, è stata uno strumento fondamentale per comunicare il contenuto delle Sacre Scritture al popolo analfabeta. Gli affreschi della grande tradizione italiana sono anche una sorta di vangelo visivo. Se si osservano tali immagini si noterà che è presente la verità sull’alimentazione cristiana delle origini:

Gesù servito dagli angeli nel deserto, di solo pane…

Sempre gli angeli servono, di solo pane, i Frati Domenicani.

I pittori più scrupolosi si documentavano prima di mettere mano ai pennelli ed anche in questa iconografia lo storico può ritrovare una delle molte tracce sepolte del vegetarianesimo cristiano.

Prof. Valentino Bellucci, 2010-03-06.

[1] M. Canciani, L’arca di Noè. Religioni e animali, Edizioni il Carroccio, 1990.

[2] Purtroppo lo è anche oggi considerando questi dati: “Oggi la catena McDonald’s ha un fatturato superiore ai 17 miliardi di dollari. […] L’allevamento di bovini è responsabile di gran parte della distruzione delle superstiti foreste pluviali della terra e del rapido esaurimento dell’acqua potabile del pianeta. I bovini sono la fonte principale di inquinamento organico: il letame avvelena laghi, fiumi e torrenti.” J. Rifkin, Ecocidio, Mondadori, pag. 302 e 212.

[3] Clementine homilies, XII, 6.

[4] C. Moreschini, Introduzione a San Gerolamo, Lettere, Rizzoli, Milano 2009, pp. 18-19.

[5] San Gerolamo, Lettere, Rizzoli, Milano 2009, pag. 457 e 459.